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Native Advertising [Infographic]
// maggio 15th, 2013 // No Comments » // marketing, Pubblicità on line
Il termine “Native Advertising” sta ottenendo un certo interesse nelle di comunità di advertising online. La sua definizione è stata sempre piuttosto confusa, ma è sbagliato considerare il Native Advertising semplicemente come publiredazionale. Invece, contribuisce ad aumentare il valore delle pagine, migliorando l’esperienza utente.
Dati recenti confermano che gli editori, le agenzie, marketing e gli investitori americani ritengono che il Native Advertising è il segmento in più rapida crescita nel business della pubblicità online. Solvemedia ha creato questo infographic per descrivere questo trend.
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Google Ingress: un esperimento rivoluzionario sulla realtà aumentata
// novembre 23rd, 2012 // No Comments » // Augmented Reality, Mobile
Google ha lanciato in versione riservata Ingress, un gioco basato sulla realtà aumentata.
Un esperimento che può essere rivoluzionario sia per la dinamica di gioco che per la base di utenti che può offrire Google.
Dopo il flop sui social media con Google Plus, forse Google troverà la sua dimensione sul mobile?
Per ora è possibile scaricarlo solo da Google Play per Android (iOS è “coming soon”).
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// novembre 12th, 2012 // No Comments » // marketing, Pubblicità on line, Trend
A causa della progressiva riduzione del ciclo di vita dei prodotti, spesso le vendite più consistenti vengono concluse nelle prime settimane successive al lancio. Riuscire a sviluppare le intenzioni di acquisto durante la finestra temporale prima del lancio diventa perciò sempre più importante. Ed è esattamente quello che avviene da tempo nei film per il cinema, un prodotto che almeno a livello teorico ha una vita piuttosto breve, con il concetto di “coming soon” che porta i produttori a promuovere i film molti mesi prima della loro uscita sul grande schermo.
Ottenere consumatori entusiasti di un prodotto prima che esso sia sugli scaffali ed aumentare le intenzioni di acquisto rappresenta il sogno di tutte le aziende. Per questo l’attenzione al lancio e al pre-lancio on line sono sempre maggiori. In particolare l’importanza del lancio on line dei prodotti inizia ad essere sempre più rilevante nei settori maggiormente digitalizzati, come musica, film, libri e videogiochi. Basta pensare all’importanza che sta acquisendo il “Pre-Order” sul principale sito di e-commerce, Amazon. Oppure al programma Amazon Vine che consente ad un gruppo selezionato di clienti di pubblicare opinioni su prodotti non ancora distribuiti, per facilitare gli altri utenti a compiere le loro decisioni di acquisto.
Naturalmente pensare ad un’azienda in grado di suscitare interesse per i prodotti, molto prima della loro reale uscita porta alla mente Apple. Ma non è certamente l’unico caso, anche perchè ora il pre-lancio sta diventando una componente importante del successo in quasi tutti i settori. Basta pensare a come BMW è riuscita ad alimentare l’interesse spontaneo per la BMW i3, annunciata nel 2011, ma che uscirà solo nel 2013, pubblicando immagini accattivanti, filmati e fornendo informazioni con il contagocce. Tutto questo ha contribuito a costruire attesa ed alimentare il buzz sulla Rete. E se il modello di Kickstarter.com sta continuando a riscuotere successo, nel mondo delle App per mobile è stato lanciato PreApps, un sistema che consente di creare interesse per la propria App prima che essa venga pubblicata. Anche nella musica sta prendendo piede il pre-ascolto di brani o di un intero album, che poi sarà possibile acquistare interamente solo il giorno dell’uscita ufficiale.
Le nuove tecnologie e la modalità di accesso al Web stanno cambiando le modalità e le strategie di marketing attraverso cui i prodotti vengono lanciati sul mercato.
Google recentemente ha analizzato i cambiamenti nell’industria dei videogiochi, pubblicando una ricerca dal titolo “Understanding the Modern Gamer“. Lo sguardo a quello che è uno dei mondi digitali più evoluti, può essere utile per comprendere le possibili evoluzioni in altri settori.
Secondo l’analisi cresce il numero di utenti che prendono in considerazione i loro acquisti di videogiochi molto tempo prima del loro rilascio (anche 6 mesi prima), e successivamente continuano ad impegnarsi con il gioco leggendo le recensioni, discutendo on line di strategie di gioco, guardando video e acquistando extra on-line, fino a 4 mesi dopo il loro primo acquisto. Naturalmente questi comportamenti avvengono su device diversi.
Il cambiamento in atto, compreso dai produttori più evoluti come la Electronic Arts, sta trasformando le strategie di marketing per il lancio dei prodotti e la loro promozione.
Secondo la ricerca di Google, il 40% delle ricerche correlate ai giochi sono state eseguite durante la fase di pre-lancio, ed i dispositivi mobile sono diventati un “second screen” indispensabile per i giocatori, infatti una ricerca su cinque avviene proprio via mobile. Inoltre è stato stimato che se gli annunci pubblicitari di un videogame ottengono250.000 click nei 10 mesi precedenti il lancio, probabilmente saranno vendute tra 2 e 4 milioni di unità nei quattro mesi successivi.
La pubblicità ha comunque sempre meno capacità di influenzare gli acquisti. Internet ha dato molto più peso alle relazioni autentiche ed a ciò che le persone dicono e fanno on line.
Fornire informazioni in anteprima, pubblicare anticipazioni ed essere originali può essere utile per alimentare il buzz, ma non è sufficiente. E’ fondamentale concentrarsi sulle persone, sulle loro abitudini e sulle loro esigenze. E per farlo è necessario costruire network di relazioni con i propri clienti prima del lancio dei prodotti.
I libri diventeranno una specie in via di estinzione? [Infographic]
// settembre 20th, 2012 // No Comments » // Economia Digitale, Infographics, Trend
Negli USA il 21% degli adulti ha letto un e-book lo scorso anno.
Secondo l’infographic di Schools.com le persone che possiedono un e-reader dicono di leggere di più rispetto alle persone che non lo hanno, ad una media di 24 libri l’anno rispetto a 15.
Beppe Grillo compra i follower su Twitter? (e magari paga la gente per andare ai suoi comizi?)
// luglio 20th, 2012 // 12 Comments » // Statistiche
Se un politico è abituato ad agire con traffici loschi, ai limiti della legge o con ricatti, probabilmente penserà che anche gli altri politici agiscano nello stesso modo. Insomma, tutti “teniamo famiglia, no?”
E se un consulente dichiara di aver comprato 50 mila follower su Twitter (a me non verrebbe mai in mente, ma la mia fantasia ha chiari limiti etici), forse pensa che tutti si possano comportare allo stesso modo. Tanto da arrivare a sostenere: «L’80% dei fan e dei follower delle aziende italiane è finto»
La mia opinione è che l’analisi Marco Camisani Calzolari sui follower di Twitter di Beppe Grillo sia priva di senso. Ma ancora più vergognoso è il seguito mediatico che ha avuto sui media, confermando l’incapacità di analisi dei fatti da parte dei giornali, che non perdono un’occasione per ricordandoci che oggi il loro ruolo non è informare, ma influenzare.
Alcune osservazioni:
1. I bot sulla Rete esistono. Chiunque ha utilizzato Twitter si rende conto che viene seguito da utenti senza alcun motivo. Ecco, quelli sono bot. All’inizio veniva fatto per ottenere la pratica di re-follow (tu mi segui, allora contraccambio e ti seguo anch’io). Quanto è grande questo fenomeno? Spesso più follower si hanno e più si ottiene l’attenzione dei bot. Non c’è una stima precisa, ma dire che l’80% dei fan e dei follower delle aziende italiane è finto è semplicemente una panzana non suffragata da alcun dato certo. Ma che aziende frequenta questo MCC?
2. Tutti sono come Grillo. L’analisi farlocca fatta su Grillo potrebbe essere fatta su tutti gli utenti di Twitter e secondo tali meccanismi di analisi, scopriremmo che una parte dei follower di QUALSIASI UTENTE di Twitter sono bot, cioè non umani. La quantità però come può essere stabilita? E possibile comprendere su grandi numeri la differenza tra un utente inattivo ed un bot?
Forse si, ma sicuramente non attraverso gli indicatori e l’algoritmo stabiliti dalla ricerca citata. Ad ora non mi risulta nessuna società specializzata in analisi sui Social Media (e sono davvero molte) che abbia fornito un valido strumento di analisi.
3. La scienza fai-da-te. Dove non sono arrivati il MIT, Forrester, PEW o Twitter stesso, arriva questa ricerca di due paginette, spacciata (e accreditata dai media) come una scoperta rivoluzionaria, meritevole della prima pagina.
L’algoritmo utilizzato parte da un grave errore di fondo, cioè dichiara di saper distinguere gli utenti sicuramente umani, da quelli che abbiano caratteristiche probabilmente da “BOT” (il termine “probabilmente” evidenzia che di certezze non ce ne sono).
Tra i parametri citati nella definizione degli indicatori: l’utente ha usato almeno una vota un hashtag nei suoi post, l’utente ha postato con Foursquare, l’utente ha postato con Instagram, l’utente ha almeno 30 followers, almeno un post è stato retwittato da altri utenti, ecc.
E’ evidente che tutti gli utenti poco esperti, che utilizzano poco Twitter e soprattutto quelli del tutto inattivi, diventino agli occhi di questa ricerca dei freddi bot. Certo se la logica è questa, allora è facile pensare che l’80% dei follower delle aziende sia finto. Ma ciò vuol dire che è vero? Direi proprio di no. Si tratta semplicemente di persone che si sono iscritte a Twitter, che seguono Grillo (che appare spesso tra i primi, appena ci si iscrive) e che poi o usano poco Twitter o non lo usano più. Tutti abbiamo tra i nostri amici su Twitter qualcuno che ha adottato questo comportamento. A questo si aggiunge che su 600.000 follower è stato analizzato un campione i 20.000. Un campione scelto casualmente. In sostanza un ulteriore elemento di incertezza perchè è ovvio che la proiezione di analisi sul 3% dei dati, utilizzando un campione casuale, ha un ulteriore elemento di aleatorietà.
L’ipotesi che aleggia in sottofondo è però un’altra: quei follower sono bot perchè son stati comprati!
4. Cosa succede se vengono comprati dei fan? Solitamente qualcosa del genere, cioè una crescita a picco nei momenti in cui vengono attivati i bot. L’account di Beppe Grillo, come quello di moltissimi altri utenti e personaggi famosi, ha una crescita perfettamente lineare*. A questo si aggiunge che il numero di utenti del blog, di visualizzazioni su Youtube, di fan su Facebook, di Commenti, di post sui blog, ecc ecc. riferito a Grillo, sia elevatissimo. E da molto tempo. Ha un minimo senso pensare che siano stati tutti comprati?
No. E non c’è un solo elemento per sostenere o anche solo sospettare che sia stata commessa un’operazione così squallida, come quella di acquistare i follower.
Fateci caso. Questa è la mentalità del passato in voga nella politica, dove alcuni partiti pagavano le persone per prendere le tessere e poter votare alle assemblee oppure pagavano il viaggio ai pensionati per assistere ad un convegno di qualche onorevole esponente politico e creare la classica claque.
Chi ha vissuto la Rete sa molto bene che queste attività e questi atteggiamenti non portano MAI da nessuna parte. Chi ha visto un comizio di Grillo sa bene che le (tantissime) persone li presenti, erano li spontaneamente. (ma i politici a questo non si riescono ad abituare!)
*Nell’immagine potete notare la crescita dei follower su Twitter di Beppegrillo (rosso), Repubblica (azzurro) e Fatto Quotidiano (verde):
5. E la fonte della ricerca? Possiamo considerarla attendibile? Insomma possiamo pensare che questo MCC abbia fatto questa analisi senza secondi fini? Diciamo innanzitutto che non stiamo parlando di un importante studio di ricerca, ma di una piccola società di consulenza che, guardacaso, ha spesso avuto come clienti Silvio Berlusconi ed i partiti a lui legati, dal network Forzasilvio.it e Rivotiamo.it, e che magari ha interesse o anche solo piacere nel denigrare quello che oggi è un avversario politico del PDL.
La scelta dei criteri adottati e ovviamente la scelta di uscire con questa ricerca rivolta solo a Beppe Grillo (perchè non includere anche Vendola o Di Pietro?) ovviamente lascia più di un dubbio. Infine Calzolari non è un topo da biblioteca, ma uno che si occupa di comunicazione da 20 anni. Portando ai giornali una ricerca in cui si traeva conclusioni di questo genere, era facile immaginarsi già i titoli: ”La percentuale del 54% rappresenta come più della metà degli attuali follower del profilo di Beppe Grillo, secondo l’algoritmo sopra descritto, abbia comportamenti BOT.”
Ovviamente per dare maggiore credito a questa ricerca, diversi giornali hanno sottolineato che MCC svolge il ruolo di docente allo IULM. Ma cosa centra lo IULM con questa ricerca?
6.“Grillo, il cialtrone di Twitter: metà “followers” li ha comprati”. Chiudiamo con l’epic fail di Libero, che apre proprio con questo titolo.
In sostanza si parte da un’analisi basata su elementi determinati in maniera soggettiva e non scientifica dicendo che “metà dei follower non sono reali”, per arrivare a dire che “sono stati comprati”.
Ovviamente questo è PESANTEMENTE FALSO. Ma il punto è: la verità interessa ancora?
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// luglio 10th, 2012 // No Comments » // Infographics, marketing, Social Media, Statistiche
Questa infografica di BlueGlass Interactive, esplora il concetto di content marketing nel business-to-business (B2B).

Pubblicità Social Vintage
// luglio 6th, 2012 // No Comments » // Pubblicità on line, Social Media
Se fossimo negli anni '50 o '60, come verrebbero pubblicizate le rivoluzioni tecnologiche di Facebook, Twitter, Skype e Youtube?
Due agenzie brasiliane (MaxiMídia e Moma Propaganda) hanno provato ad immaginare le campagne pubblicitarie dei big della Rete, ambientate nel passato.
L'effetto è davvero bello.
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Walmart, Pitbull, l’Alaska e l’imprevedibilità della Rete
// luglio 6th, 2012 // No Comments » // marketing, Social Media
E poi c'è ancora chi dice che Internet non ha cambiato nulla.
Ascoltate questa storia di marketing e Social Media.
Nelle scorse settimane Walmart per promuovere un nuovo prodotto, Energy Sheets, organizza un tour negli store della loro catena con il noto rapper Pitbull (non potete non averlo sentito lo scorso anno) con una particolarità, le città verranno scelte dagli utenti.
In sostanza tramite la pagina Facebook dell'iniziativa gli utenti possono indicare il codice ZIP della città in cui vogliono vedere Pitbull. La città con il maggiore numero di "like" entro il 15 luglio, vincerà una visita da parte di Pitbull.
Succede però che David Thorpe giornalista e autore del sito Something Awful lancia una campagna con l'hastag #ExilePitbull con l'obiettivo di mandare il rapper nel negozio Walmart più sperduto: il lontanissimo Walmart nell'isola di Kodiak, nel golfo dell'Alaska.
Risultato? La pagina Facebook dello store di Kodiak supera qualsiasi altra e ottiene un numero di fan ben maggiore del numero di abitanti dell'isola.
Dice Thorpe su Twitter:
@RayDowns @Pitbull I don't hate Pitbull, I think he'll have a wonderful time in Alaska
— David Thorpe (@Arr) Giugno 29, 2012
Tuttavia sia Pitbull che Walmart hanno gestito piuttosto bene la situazione, invitando Thorpe a raggiungerlo in Alaska.
@Arr U should come with me to Kodiak since ur are so invested in me going there bro…ur welcome 2. #exilepitbull #keeppitbull305
— Pitbull (@Pitbull) Luglio 4, 2012
E oggi la notizia è stata pubblicata da un numero incredibile di testate e blog. Insomma nel bene o nel male la diffusione dell'iniziativa di Walmart è andata oltre qualsiasi aspettativa.
Credo che questa storia evidenzi bene un tema solitamente poco trattato. Cioè il fatto che progettare una campagna, o più in generale una presenza on line, significa non limitarsi a prendere il esame "utenti positivi", come clienti, prospect, partner, ecc. ma anche i critici e le possibili situazioni avverse.
Una percentuale non definita (personalmente ritengo che sia tra l'1% e il 10%) dei propri follower è facilmente critica nei confronti del brand che segue. Tuttavia questa storia ci insegna come a volte si possano trovare dei risvolti positivi, anche in questo.
Sempre che alla base vi sia autenticità.
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