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Caixa Geral de Depositos, prima banca portoghese, sull’orlo del precipizio

Un fantasma si aggira per l’Europa: la crisi bancaria. Sembra quasi che la nuova normativa sul bail in abbia in qualche modo rassicurato i vertici delle banche e i poteri forti. La polvere nascosta sotto il tappeto negli ultimi 10 anni può finalmente essere tirata fuori.

In Italia non ci siamo fatti davvero mancare nulla, dopo che per anni ci avevano raccontato la favoletta che il sistema bancario era solido perché le nostre banche non avevano investito in derivati: forse è vero, le banche italiane non avevano investito molto in strumenti derivati (la preparazione media dei funzionari bancari italiani probabilmente non contempla il concetto di derivato) ma hanno sicuramente prestato molti soldi ad amici e ad amici degli amici con il tacito accordo che non sarebbe stato necesarrio restituirli.

Il resto dell’Europa, soprattutto del Sud, non sta meglio. La crisi bancaria del giorno ci porta in Portogallo. Qui la Caixa Geral de Depósitos, prima banca del Paese, ha appena chiuso un trimestre disastroso che ha eroso il capitale: per continuare a esercitare l’attività bancaria sarebbe necessario, come minimo, un aumento di capitale da 4 miliardi, il 2,5% del PIL del Paese. Per fare un esempio, è come se Unicredit necesittasse di un aumento di capitale da 40 miliardi. Già l’aumento da 9 miliardi ha procurato seri grattacapi agli azionisti di Unicredit ed è costata la ben renumerata poltrona di Amministratore delegato a Federico Ghizzoni. Figuriamoci un aumento da 40 miliardi.

La banca portoghese è quella che si definisce una vera e propria banca di sistema
: detiene infatti ben il 29% dei depositi dei lusitani. Ma essere la prima banca di un paese che non ha ancora saputo imboccare la strada delle riforme e della crescita significa anche primeggiare per le sofferenze bancarie: negli ultimi anni le perdite ammontano a 2 miliardi.

In pratica la prima banca del Paese rischia di saltare, trascinando con sè l’intera economia del Portogallo: se il 29% dei depositi totali sono proprio custoditi nella Caixa Geral de Depósitos, un eventuale disastroso bail in coninvolgerebbe una parte sostanziosa dei portoghesi.

Per il momento però l’incubo bail in sembra allontanarsi. A sottoscrivere per intero il gravoso aumento di capitale sarà il governo, malgrado lo stato della finanza pubblica non sia certo idilliaco, con il deficit fuori controllo. Il primo ministro Antonio Costa ha accettato di sottoscrivere l’aumento di capitale da 4 miliardi ma si tratta di un aiuto di Stato bello e buono. E questo implica che ci deve essere l’approvazione da parte della Commissione Europea. A Bruxelles non hanno alcuna intenzione di far fallire la banca, quindi l’aumento di capitale sarà comunque approvato. Sicuramente, però, sarà richiesto un’opportuna cura dimagrante: meno sprechi, meno filiali, meno dipendenti. Una cura assolutamente necessaria per evitare che, di qui a 2 anni, sia di nuovo necessario effettuare un aumento di capitale monstre per salvare la banca.

Non saranno comunque i primi soldi pubblici a finire direttamente nelle casse del sistema bancario portoghese: negli ultimi anni il governo di Lisbona ha dovuto mettere mano al portafoglio per finanziare aumenti di capitale per più di 20 miliardi di euro. I bilanci delle banche sono appesantiti da prestiti deteriorati e la situazione dell’economia non promette nulla di buono: le banche continuano ad aver problemi a farsi restituire i soldi dai loro debitori. Lo stato è intervenuto più volte, addirittura in alcuni casi rifinanziando quella che in teoria doveva essere una good bank, frutto di precedenti salvataggi.

Il rischio, di questo passo, è che a essere sottoposti alla procedura di bail in non siano i creditori di una banca ma l’intero Portogallo.

Sull'autore

Gennaro Parisi

Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.

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