Oppressione fiscale

Addio agli studi di settore, arrivano gli ISA

Goodbye studi di settore. Da anni se ne parlava, ma una decisione chiara in merito non era stata ancora presa. Gli studi di settore sono sempre stati intesi come un profondo scoglio da parte dei contribuenti, che molte volte hanno visto dipingere una situazione distante anni luce dalla realtà dei fatti e che per ‘colpa’ loro hanno subito imposizioni fiscali talvolta ingiuste, se non addirittura errate. Il processo di eliminazione degli studi di settore è stato abbastanza graduale, ed è interessante notare che molti professionisti ne sono stati esclusi con le nuove regole introdotte, ma finalmente l’Italia potrà dire addio a uno strumento obsoleto, che verrà sostituito dagli ISA, gli Indici sintetici di affidabilità fiscale.

Due sono gli anni di perfezionamento che il sistema richiede per completarsi definitivamente, perché la prima tranche di Isa dovrebbe svilupparsi nel corso del 2017, mentre la seconda che ne comprende 80 nel corso del 2018. A specificarlo è stata Rossella Orlandi, direttrice dell’Agenzia delle Entrate in un’audizione nella commissione Finanze delle Camere che si è tenuta nei primi giorni del mese di aprile. Gli ISA si propongono uno scopo chiaro: quello di favorire il rapporto con i contribuenti e non di renderlo complicato, difficile o oscuro e di sfruttare una nuova metodologia statistico economica per stabilire il cosiddetto ‘grado di affidabilità e compliance’.

I contribuenti affidabili e i benefici a loro riservati

I contribuenti che risulteranno affidabili secondo i nuovi parametri stabiliti dagli ISA potranno avere accesso a una serie di benefici quale l’esclusione dagli accertamenti fiscali che si basano sulle semplici presunzioni. Questo è ciò che ha dichiarato la direttrice dell’Agenzia delle Entrate Orlandi, che ha sottolineato come la commissione sia al lavoro per riconoscere e graduare tali benefici, con la volontà di concentrarsi certamente sull’esclusione dei controlli, ma anche di focalizzare il punto in materia contributiva e di riduzione dei termini di decadenza per quanto riguarda l’attività di accertamento.

Se i benefici maggiori potranno tradursi nei mancati controlli fiscali, resta quindi da definire quale sarà la loro portata, in termini di parametri e anche di tempo. Ecco che una delle priorità del governo sarà quella di creare e di approvare una normativa che sia in grado di stabilire definitivamente questi importanti punti.

Le novità degli ISA

Gli Isa aprono le porte a un rapporto completamente nuovo tra Fisco e contribuenti, che permetterà ai professionisti e alle imprese di avere un riscontro trasparente della correttezza dei propri comportamenti fiscali. La scala andrà da 1 a 10 e gli Isa saranno formati da un insieme di indicatori elementari di affidabilità e quindi di anomalia.

Nel dettaglio, gli indicatori relativi all’affidabilità si occuperanno di valutare l’attendibilità di relazioni e di rapporti tra grandezze di natura contabile e di natura strutturale, dove la base di riferimento saranno i rapporti tipici del settore e del modello di organizzazione di riferimento. Gli elementi di anomalia si occuperanno invece di valutare le incongruenze dal punto di vista contabile e gestionale, sempre rispetto al settore e al modello organizzativo di riferimento.

La prima fase di attuazione è stata chiamata di sperimentazione e ha interessato alcune tipologie di ISA. Si tratta di indici applicati a 8 settori economici quindi il commercio all’ingrosso di macchine utensili, il commercio al dettaglio di abbigliamento, calzature, pelletterie ed accessori l’amministrazione di condomini, la gestione di beni immobili per conto terzi e i servizi Integrati di gestione agli edifici, l’attività degli studi di ingegneria, la fabbricazioni di calzature, parti e accessori, la produzione e commercio al dettaglio di prodotti di panetteria, la manutenzione e riparazione di autoveicoli, motocicli e ciclomotori, i servizi di ristorazione commerciale. Dopo l’annualità 2017 verranno quindi attivati altri 70 ISA che, secondo i dati raccolti, interesseranno circa 1 milione e mezzo di contribuenti in tutto il paese. Per il commercio, gli ISA saranno in totale 29, per le manifatture 15, per i servizi 17 e per i professionisti 9.

Il database di riferimento

I nuovi indicatori manderanno quindi in soffitta il software Gerico e il database di riferimento non sarà a disposizione soltanto dell’amministrazione finanziaria, ma entrerà a fare parte del cosiddetto cassetto fiscale del contribuente. In questo caso la sezione più interessante sarà il Report di audit e benchmark, perché il contribuente potrà fruire di una gratuita consulenza aziendale, che eroga l’analisi dei modelli di business che sono relativi alle imprese o alle categorie professionali al quale appartiene.

A cosa servirà avere accesso a questi valori? Di base, il contribuente potrà verificare in completa autonomia l’efficienza e l’efficacia della propria gestione aziendale. Gli indicatori si propongono quindi come dei facilitatori, anche perché grazie al Report economico di settore, strumento incluso nel pacchetto per il contribuente, si potrà verificare quale è il posizionamento dell’intero gruppo di appartenenza. Ad esempio, se il gruppo o settore di riferimento mostra un indicatore 7 e il contribuente vanta un 8, allora la fedeltà fiscale potrà considerarsi garantita e il contribuente potrà accedere al premiale, che deve però ancora essere deciso perché manca il Def relativo.

Il cassetto fiscale terrà inoltre memoria delle annotazioni aggiuntive, quindi di tutti gli elementi che hanno cerato il cosiddetto fattore di scostamento rispetto a Gerico. Può trattarsi di una calamità naturale o dell’apertura di un centro commerciale accanto al punto vendita, fattori imprevisti che possono avere minato la situazione reddituale dell’attività e indotto a ‘sforare’ completamente quello che avevano previsto gli studi di settore.

Ecco quindi nascere uno strumento nuovo per i contribuenti, un metodo di calcolo che non si propone più come un modello che parte dal basso, ma come una serie di servizi che si basa su una base statistica diversa, più moderna e più vicina alla realtà dei fatti. Questo è, almeno ciò che sperano i contribuenti, che chiedono chiarezza in materia di analisi del settore e di poter contare su comparatori reali e non completamente staccati dalla realtà come accadeva in passato. Sapranno gli Isa rispondere a questa richiesta aiutando al contempo l’Agenzia delle Entrate a tracciare dei profili verosimili dei settori economici?

Sull'autore

Valeria Martalò

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