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Bail in: come funziona, quali rischi si corrono, come difendersi

La parola bail in era, fino a qualche mese fa, solo un astruso tecnicismo che interessava a pochi. Adesso invece, con molti italiani che hanno iniziato a sentire sulla propria pelle le perdite inflitte dai bail bancari e molti di più che lo temono, è diventato uno degli incubi più ricorrenti degli italiani. Questo articolo spiega, in modo semplice e senza inutili tecnicismi, che cosa è il bail, quali rischi corrono i risparmiatori e, soprattutto, coem si fa a difendersi da un bail in.

Bail in definizione

La procedura di Bail in è stata introdotta dalla direttiva europea Bank Recovery and Resolution Directiv che specifica come e dove devono essere reperite le risorse per il salvataggio (o risoluzione) delle banche in crisi. Il termine bail in fa riferimento al fatto che le risorse per il salvataggio bancario non vengono dall’esterno ma dall’interno della banca. Il bail in, incubo dei risparmiatori italiani, si contrappone quindi al bail out, cioè alla procedure in cui il salvataggio della banca è effettuato con soldi che vengono dall’esterno, di solito dallo Stato. Se il bail in è incubo dei risparmiatori, il bail out è l’incubo del contribuente, o almeno dovrebbe esserlo perché purtroppo in molti casi il contribuente italiano è distratto o addirittura convinto dai media sussidiati che pagare tasse salatissime per salvare banche decotte è cosa buona e giusta.

La direttiva europea è molto chiara su come deve essere fatta la risoluzione di una banca in crisi. In primo luogo, devono essere azzerato il capitale dei soci azionisti. Se questo primo passo non è sufficiente a compensare le perdite, si passa alle obbligazioni: prima le subordinate e poi, se le perdite sono ancora presenti, le senior.

Le azioni sono un capitale di rischio ed è quindi più che corretto che in caso di fallimento, il loro valore vada a zero. Per le obbligazioni, invece, il discorso è più complicato, visto che si tratta di un prestito teoricamente garantito. In ogni caso le obbligazioni bancarie subordinate pagano un tasso di interesse più elevato proprio perché sono strumenti rischiosi e quindi sono (dovrebbero) essere ben renumerati.

Se ancora non si è riusciti a coprire le perdite con le obbligazioni, tocca ai semplici correntisti veder distrutti i risparmi di una vita. Ufficialmente la direttiva di Bail In prevede che possa essere confiscata solo la parte del conto corrente che eccede i 100.000 euro, visto che fino a 100.000 vige una garanzia sui risparmi a livello europeo. Tuttavia vedremo fra poco che questa garanzia è puramente teorica e non bisogna contarci troppo.

Che cosa si rischia con il bail in?

Con il bail in si rischia di perdere tutti i soldi investiti in una banca: dalle azioni, passando per le obbligazioni fino ad arrivare ai soldi depositati sul conto corrente. La normativa prevede che fino a 100.000 ci sia una garanzia statale ma parliamoci chiaro: questa garanzia vale pochissimo. Vale sicuramente nel caso di banche molto piccole, in questo caso il fondo di garanzia non avrebbe problemi a rispettare la legge. Ma nel caso che a subire il bail in fosse una banca di grande dimensione? I soldi per risarcire tutti i correntisti di fatto non ci sarebbero, nemmeno volendo.

Il bail in è un incubo perché può distruggere letteralmente la vita delle persone: imagina di vivere la tua vita, di avere i tuoi risparmi in banca. Paghi le bollette, fai la spesa tutti i giorni e hai finalmente raggiunto, magari dopo anni di duri sacrifici, un minimo di serenità per il tuo futuro.

Con il bail in, tutto cambia. Con il bail in non hai più niente, la tua vita deve ricominciare da zero. Non è quindi eccessivo definire il bail in come un vero e proprio incubo.

Bail in banche

bail in banche
Ma la procedura di bail in è giusta o no? Da un punto di vista teorico potrebbero esserci delle parti della normativa di Bail In per le banche che sono condivisibili. Sicuramente è molto meglio il bail in che il bail out, perché il bail out colpisce contribuenti innocenti che nulla hanno a che fare con il dissesto bancario.

Se esaminiamo nel dettaglio la procedura di bail in, invece, notiamo subito alcune incongruenze. Certo è giusto che gli azionisti siano puniti e perdano tutto il capitale. Ma è anche vero che molte banche, soprattutto le piccole e grandi popolari italiane, obbligano di fatto molti clienti che richiedono mutui e prestiti a sottoscrivere azioni.

Il meccanismo è perverso: clienti che altre banche hanno rifiutato perché a rischio, vengono convinti a chiedere (costretti sarebbe la parola più giusta) a chiedere un prestito più elevato del necessario e devono usare la differenza per comprare azioni delle banche. Il meccanismo è perverso perché, in questo modo, almeno apparentemente cresce il capitale della banca e quindi i requisiti di capitale sono perfettamente rispettati. Peccato che sia la banca a prestare il denaro per l’acquisto delle sue stesse azioni. Quando il cliente, che era già in odore di insolvenza ed era stato rifiutato da altre banche, decide di smettere di pagare le rate per qualunque motivo (e ci sarà pure un motivo per cui le altre banche non lo avevano finanziato) la banca si trova fregata. Ma se si arriva al bail in il cliente si trova doppiamente fregato: come cliente, deve continuare a restituire il prestito ottenuto per acquistare anche le azioni, ma le azioni non valgono più nulla. Ergo, la procedura di recupero dei crediti deteriorati diventa impossibile, perché i crediti erano serviti a finanziare l’acquisto del capitale della banca che è stato azzerato dal bail in.

Ovviamente in un mondo perfetto (in tale mondo i vertici di molte popolari italiane sarebbero ospiti delle patrie galere) su questa parte della procedura di risoluzione bancaria non avremmo nulla da ridire. Ma siamo in Italia, altro che in un mondo perfetto.

Per quanto riguarda le obbligazioni bancarie subordinate possiamo fare lo stesso discorso
: in un mondo ideale è giusto che coloro che hanno usufruito di tassi più alti in cambio di un rischio più elevato debbano pagarne il prezzo in caso di bail in. Ma attenzione. La maggior parte delle banche italiane ha venduto obbligazioni subordinate a tassi bassi, spesso ridicoli, a persone che non avevano assolutamente idea di quello che stavano firmando. Gli impiegati di tutte le banche italiane si sono prestati a questo giochetto in cambio di sontuose commissioni. Molti clienti sono stati chiamati in banca ed è stato fatto firmare in bianco l’ordine per l’investimento. Visto che le obbligazioni subordinate sono un investimento rischioso, secondo la normativa europea è necessario compilare il questionario MIFID e, dal questionario stesso, deve evincersi che l’investitore è esperto e consapevole dei rischi. Come hanno gli impiegati bancari a far compilare il questionario MIFID a casalinghe e pensionati? Semplice, lo hanno compilato loro e poi hanno fatto solo firmare le loro vittime.

Ecco perché anche nel caso delle obbligazioni subordinate, nella situazione italiana, è ingiusto il bail in. Dovrebbero invece essere perseguiti per violazione degli obblighi di regolamentazione (e per truffa aggravata) tutti gli impiegati coinvolti. Ma siamo in Italia e sappiamo come vanno a finire queste cose.

Le obbligazioni senior, quelle che in teoria sono più sicure, dobrebbero invece essere esenti dal bail in.
E’ un’ingiustizia bella e buona. E se i soldi non ci sono? Bene, allora andrebbero convertite in azioni con poteri decisionali pieni e dovrebbe essere l’assemblea degli ex obbligazionisti senior a decidere il destino delle banche. Troppo semplice ed effica? Sì, ma lascia poco spazio ai poteri forti e quindi non va bene.

Un altro grave difetto del bail in è quello di non coinvolgere, in nessun modo, coloro che hanno causato con le loro azioni il crollo della banca: manager e dipendenti. Una soluzione giusta doveva prevedere il congelamento di tutte le retribuzioni sopra una certa soglia e l’utilizzo della totalità dei fondi accantonati dalla banca come trattamento di fine rapporto nella procedura di bail in, subito dopo le azioni e prima delle obbligazioni.

Come difendersi dal bail in

Il bail in è un incubo, provare a difendersi è doveroso. Se scatta il bail in non si può fare asolutamente nulla, si deve vedere la propria vita franare senza poter fare nulla. Quello che si può fare per difendersi dal bail in è prevenire. Diciamo subito che è difficile: il sistema bancario tende a proteggersi e le naturali soluzioni (le più semplici) contro il bail in possono essere seriamente ostacolate. Ma che cosa potremmo fare per difenderci dal bail in?

I contanti non sono soggetti a bail in. Uno dei modi più semplici per difendersi dal bail in è tenere i soldi in contanti: non ci possono fare bail in sui contanti. Purtroppo viviamo in un’epoca in cui la guerra al contante appare sacrosanta in nome della lotta all’evasione fiscale, una specie di chimera dei nostri tempi. Non è un caso che recentemente la BCE abbia di fatto messo fuori corso le banconote da 500 euro: sono il modo più semplice ed efficace per immagazinare contante e sfuggire ai bail in prossimi venturi.

Spostare i soldi in paesi con sistemi bancari solidi e certezza del diritto. Detto in altre parole, portare i soldi in Svizzera. Bisogna farlo in modo assolutamente legale, facendo tutte le dichiarazioni previste dalla legge. Con la scusa della lotta all’evasione e al riciclaggio, infatti, hanno costretto anche la Svizzera ad abolire il segreto bancario. Ormai la privacy, in materia finanziaria, è scomparsa. In ogni caso, proprio per scoraggiare questo tipo di soluzione, chi ha soldi in Svizzera, anche se dichiarati correttamente al fisco, è sottoposto a vessazioni di tipo terroristico. In effetti la soluzione migliore sarebbe proprio trasferire la residenza in Svizzera e andarci a vivere fisicamente. Chi può non aspetti.

Scegliere accuratamente le banche dove tenere i soldi. Tutti coloro che devono obbligatoriamente tenere i soldi in Italia, devono scegliere la banca in maniera attenta. Esaminare con attenzione i valori di bilancio. Seguire in modo famelico le notizie relative alla banca, ad esempio creando un alert in Google News con il nome della banca. (qui è spiegato come si fa). Alla prima notizia anche minimamente negativa, cambiare banca. E se l’impiegato o il direttore della vostra vecchia filiale osano aprire bocca, mandarli a quel paese. Se poi oltre ad aprire bocca osano ostacolare l’operazione, presentate subito denuncia alle autorità competenti.

Non tenere tutte le uova nello stesso paniere. Per evitare che una singola procedura di bail in distrugga tutto il patrimonio (e ci lasci in mutande) è opportuno diversificare le banche, ovviamente selezionando solo le più solide e sicure ed evitando tutte quelle banche per cui si trova anche una sola notizia di allarme.

Evitare le azioni del comparto bancario. Dovete pensare alle azioni del comparto bancario come titoli ad altissimo rischio. Se siete speculatori di Borsa, è un conto. In questo caso saprete quello che fate (probabilmente starete guadagnando soldi a palate andandando al ribasso), altrimenti evitate come la peste le azioni bancarie. Soprattutto, evitate assolutamente le azioni non quotate: ve ne dovete liberare immediatamente se ce le avete in portafoglio, costi quel che costi. Anche se ritenete di essere esperti. Pensate ai poveri azionisti della Banca Popolare di Vicenza che hanno perso tutti i risparmi di una vita e decidete di conseguenza. Se quando state chiedendo un prestito o un mutuo vi impongono di sottoscrivere azioni, andatevene sbattendo la porta. E mandate anche a quel paese l’impiegato che ve lo ha proposto: di fatto, stava cercando di rovinarvi. Stava cercando di distruggere tutto quello che avete costruito nella vita. Pensateci, prima che sia troppo tardi, quando arriva il bail in quel che è fatto è fatto.

Evitare le obbligazioni bancarie. Se, per qualche strano motivo, nel passato avete acquistato obbligazioni bancarie, liberatevene. Vendetele al prezzo migliore che riuscite ad ottenere e passate subito al passo successivo. Ricordatevi se siete stati informati sui rischi, se avete compilato e firmato il questionario MIFID. Nel caso, contattate un avvocato di quelli bravi e fate causa.

Attenzione alla compilazione del questionario MIFID. Una delle più grandi difese che abbiamo a disposizione è il questionario MIFID. Facciamo molta, ma molta attenzione a come lo compilate. A tutte le domande che vi chiedono se conoscete questo o quello strumento, questo o quel meccanismo, rispondete categoricamente di no. Dovete apparire ignoranti. Quando vi chiedono se siete disposti a rischiare il rendimento dei vostri investimenti rispondete no. Quando vi chiedono se siete disposti a rischiare il capitale rispondete no. E’ fondamentale compilare così il questionario MIFID e poi custodirne gelosamente una copia in casa. Potrebbe fare la differenza.

Evitare che gli anziani vadano soli in banca. Ricordate sempre che gli impiegati bancari lucrano corpose commissioni ogni qual volta riescono a rifilare prodotti rischiosi ai clienti delle banche. Le recenti risoluzione di Banca Etruria, Banca delle Marche, CariChieti e CariFerrara hanno dimostrato che molti risparmiatori truffati erano anziani. Se avete parenti anziani, non lasciate che vadano in banca da soli e tutelateli.

Sull'autore

Gennaro Parisi

Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.

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