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BCE: cosa è emerso dai verbali e cosa aspettarsi per fine anno

Come da attese, sono stati recentemente pubblicati i verbali della riunione della Banca centrale europea del mese di settembre. Dai documenti sembra essere emersa una discreta rassicurazione sul fatto che il Consiglio fosse generalmente d’accordo sulla necessità di preservare l’elevato grado di stimolo monetario e che fino a settembre non vi è stata alcuna discussione su di un possibile tapering del programma APP dopo marzo 2017, come invece sembra essere emerso dai rumors degli ultimi giorni.

Di contro, è anche vero che nella stessa riunione sembra non esservi stato nemmeno un colloquio in merito a un’estensione del programma, che alla luce degli ultimi eventi sembra comunque essere lo scenario più probabile, almeno per altri 3 o 6 mesi. Quel che invece ha chiesto il Consiglio, ai comitati competenti, è la valutazione di possibili modifiche che possano consentire uno svolgimento più ordinato nei prossimi mesi.

Aumento dello stimolo nei prossimi mesi?

Sempre dai verbali, è poi emerso che l’istituto monetario di Francoforte si dice ben cosciente del fatto che il mercato si attenda un aumento dello stimolo monetario nei prossimi mesi. I verbali specificano infatti che le stime di settembre incorporano le attese di mercato sui tassi a breve e più lungo termine, e diversi membri hanno sottolineato, nel meeting settembrino, che le scelte devono essere assunte in maniera indipendente dalle attese degli operatori.

Ad oggi, tuttavia, l’istituto monetario sembra essere principalmente concentrato sull’implementazione delle misure già in essere, piuttosto che sulla pianificazione delle nuove: il motivo è altresì da ricercarsi nel fatto che i membri del Consiglio (o la maggioranza di essi) erano sostanzialmente concordi nel ritenere che la ripresa dell’Eurozona fosse resiliente a shock esterni (e tra questi il voto britannico). Inoltre, molti ritenevano che gli effetti delle misure si manifesteranno sulla dinamica degli aggregati monetari e domanda interna con l’usuale ritardo.

Per poter orientare le prossime mosse, diventeranno pertanto ancora fondamentali i report sui nuovi dati macro economici e le analisi sulle evoluzioni delle condizioni finanziarie, oltre all’eventuale variazione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. In maniera più specifica stando almeno a quanto è emerso dagli ultimi verbali, il Consiglio guarderà con particolare attenzione alla dinamica dei prezzi nei servizi, considerando che tale elemento è tradizionalmente quello maggiormente legato alla domanda interna e ai salari, la cui dinamica, a sua volta, “verrà tenuta sotto stretta osservazione”. Per il momento, comunque, non sembrano essere state riscontrate delle concrete pressioni al rialzo che possano far prevedere un aumento dei prezzi dei servizi significativo nei prossimi mesi.

L’altro grande pilastro analitico su cui si concentreranno le analisi da parte dell’Eurotower è rappresentato dall’andamento delle condizioni finanziarie e dalla dinamica del credito. Probabilmente, è questo il tema che assilla maggiormente le menti dei policy makers: dai verbali si nota come la trasmissione delle Bce alle condizioni di tasso sia considerata oramai completa (o quasi). Tuttavia, viene anche notato come le banche si trovano a dover affrontare numerose sfide che potrebbero influenzare sia le loro decisioni sui prezzi sia di prestito. In aggiunta a quanto sopra, dai verbali è emerso che “la continua sotto performance dei prezzi azionari bancari, per effetto delle attese di utili in calo, fa salire il costo del capitale della banca con effetti potenzialmente perversi sulla dinamica del credito”.

Cosa farà la Bce nei prossimi mesi?

Dunque, la Bce rimane vigile, ma attualmente non sembra aver preso alcun orientamento “tangibile” sul da farsi. D’altronde, i dati che sono emersi nell’ultimo mese stanno suggerendo un lieve miglioramento del bilancio dei rischi e indicano che la crescita euro zona potrebbe viaggiare a 0,4 per cento trimestre su trimestre nell’ultima parte dell’anno, dopo il + 0,3 per cento dei mesi centrali dell’anno, a metà tra le stime di consenso e quelle Bce.

A margine di tale valutazioni, è ben difficile che nella riunione di ottobre la Bce possa modificare l’entità dello stimolo monetario, preferendo mantenere ancora una volta una posizione attendista, e osservando con particolare attenzione i dati (non solo quelli su cui sopra ci siamo concentrati) in uscita tra ottobre e dicembre.

Se a loro volta i dati – come sembra essere da scenario centrale – confermeranno le ipotesi di un rallentamento del ciclo dell’Eurozona, la Banca centrale europea si troverebbe a tal punto costretta a mantenere invariato lo stimolo monetario ancora per qualche mese, dal momento che un tapering graduale dopo marzo 2017 comporterebbe un restringimento delle condizioni finanziarie. Una posizione peraltro già emersa in seguito ad alcune dichiarazioni da parte dei membri del Consiglio, con Praet che nel suo ultimo intervento ha precisato come “una rimozione dello stimolo monetario veloce frenerebbe la ripresa”.

A dicembre, invece, l’istituto monetario potrebbe riservarsi qualche annuncio di maggiore rilievo. È possibile, ad esempio, che in occasione dell’ultimo meeting dell’anno la Bce possa annunciare la rimozione del vincolo di acquisto titoli con un rendimento al di sopra del tasso sui depositi, e ancora che l’istituto possa estendere gli acquisti ai senior bancari liberando circa 200 miliardi di euro, contribuendo così a sostenere ulteriormente la fiducia nel sistema creditizio. Si tratta comunque di misure ancora aleatorie e dalla dubbia sostanza, considerato che i problemi creditizi (e non solo) dell’Eurozona sono ben più profondi.

Andrà comunque a consolidarsi un evidente differenziale tra le politiche delle varie Banche centrali e, in particolare, tra la Bce e la Fed. Ci attendiamo infatti che nell’ultima riunione dell’anno, a dicembre, la Federal Reserve possa tornare ad aumentare i tassi di riferimento, preferendo agire in coda d’anno, piuttosto che farlo a novembre, in prossimità delle elezioni presidenziali statunitensi. Ci attendiamo altresì un rialzo molto lieve dei tassi, e l’annuncio che nel 2017 la strada di normalizzazione del costo del denaro sarà più lenta del previsto, con un solo (o forse due) ritocchi dei tassi fed funds, e ulteriore allungamento del percorso di normalizzazione appena citato, probabilmente di altri 12 o 24 mesi…

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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