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BCE, la vittoria dei NO rafforza l’allungamento del QE?

La vittoria del NO al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre ha rafforzato le aspettative di un prolungamento del quantitative easing per la Banca Centrale Europea, in scadenza a marzo 2017 ma, oramai, sempre più in odor di ampliamento temporale (almeno) fino a settembre 2017. A dispetto di previsioni più negative, è apparsa complessivamente piuttosto contenuta la reazione dei mercati alla vittoria del NO per il referendum tricolore: se da un lato un responso negativo era già in parte scontato nei prezzi, dall’altro lato, a limitare il ritorno dell’avversione al rischio sono anche le attese per la riunione della BCE di giovedì.

Aspettando la BCE…

La Banca Centrale Europea, d’altronde, già dalla riunione precedente e grazie a diversi discorsi di propri membri, ha confermato la propria disponibilità a garantire sostengo al ciclo e al recupero dell’inflazione attraverso il mantenimento di condizioni finanziarie estremamente accomodanti. Al margine dell’aggiornamento delle stime economiche (che dovrebbero risultare poco variate) il principale rischio in questa fase sembra quello legato all’incertezza per la situazione politica, segnata da un dilagare delle forze populiste anche in vista dei numerosi appuntamenti elettorali del 2017, e da uno stravolgimento degli assetti ed equilibri politici internazionali nel post-Trump.

A margine di ciò, pur a fronte di dati macro in generalizzato miglioramento da settembre, la BCE è probabilmente in procinto di annunciare nuove modifiche al programma di acquisto titoli, data tanto più la perdurante inerzia dell’inflazione core. Per il momento, lo scenario centrale degli analisti vede un’estensione del programma di acquisti da marzo 2017 per almeno un altro semestre, mentre rimangono incerte le “nuove” modalità tecniche. Il recente movimento di rialzo dei rendimenti e la possibile sospensione del vincolo di rendimento minimo per i bond acquistabili, potrebbero consentire un prolungamento sugli attuali livelli per altri sei mesi ma non è contemporaneamente possibile escludere che il Consiglio opti invece per una soluzione di compromesso con un’estensione di orizzonte più breve (tre mesi) e acquisti a ritmi più lenti.

È comunque molto bassa la probabilità attribuita alla modifica della regola secondo cui gli acquisti per i singoli Stati debbono essere condotti in proporzione alle quote di capitale detenute in BCE. Una decisione in tal senso presupporrebbe un consenso politico che sembra ancora lontano dall’essere stato raggiunto all’interno del Board.

Il referendum era così rilevante per i mercati?

Ad ogni modo, per comprendere quanto il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre sia rilevante per i destini economico – finanziari dell’Italia e dell’Europa, bisognerà attendere ancora un pò. È infatti ben possibile che la rilevanza del voto del 4 dicembre sia stata troppo enfatizzata almeno all’interno dei confini tricolori, ma che in realtà al di fuori dei limiti italiani i riflessi siano pochi. Uno dei fattori discriminanti per gli sviluppi successivi sarà ovviamente l’evoluzione dell’APP, che dipende dalla BCE e non certo dall’ambito italiano, che potrebbe però aver determinato una spinta per i policy maker della Banca ad agire nei confronti di un allungamento del quantitative easing.

Naturalmente, per i processi e per le decisioni italiane le cose sono ben diverse. Ipotizzando che lo scenario più probabile sia quello di una imminente apertura di una crisi di governo, ed escludendo l’ipotesi improbabile di un immediato scioglimento delle camere, considerata la necessità di dare pronto impulso ad alcuni provvedimenti (come la legge di Stabilità) il nodo cruciale sarà inizialmente costituito dalle modalità di risoluzione della crisi di governo.

Le modalità, a loro volta potranno essere influenzate da alcuni fattori come, in primis, la capacità del Parlamento di definire un sistema elettorale in grado di mediare fra esigenze di governabilità e rischio di deriva euroscettica. In secondo luogo, dipenderanno dalla capacità di conseguire progressi concreti sul fronte del risanamento delle banche in difficoltà. Come intuibile, molto dipenderà altresì dall’intervento sul sistema elettorale: i mercati si sono resi conto che la stagione elettorale del 2017-18 includerà fra i protagonisti anche l’Italia – oltre a Olanda, Francia e Germania. Infine, ma non ultimo in termini di importanza, progressi concreti nella stabilizzazione delle banche in difficoltà rimuoverebbero un’altra importante fonte di incertezza riguardo al futuro andamento dell’economia italiana.

Come intuibile, nessuno dei punti di cui sopra è impossibile da trattare. Tuttavia, non è ancora chiaro in che modo sarà possibile sciogliere i nodi, e le prossime settimane saranno, in tal senso, cruciali.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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