BCE pubblica minute riunione ottobre: la ripresa c’è, ma è moderata
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BCE pubblica minute riunione ottobre: la ripresa c’è, ma è moderata

Come atteso, sono state pubblicate le minute della riunione della Banca Centrale Europea del mese di ottobre. E, come atteso, il loro contenuto non è stato particolarmente sorprendente, visto e considerato che l’istituto banchiere di Francoforte ha confermato l’apertura a un’estensione degli acquisti ai ritmi attuali oltre marzo 2017. Dunque, almeno stando a quanto era possibile valutare a margine della riunione di ottobre, sembra proprio che il quantitative easing potrà essere prolungato oltre la scadenza naturale di marzo del prossimo anno. Ma con quali prospettive? E che cosa potrebbe determinare?

Ripresa moderata e in linea con le attese

Dalla lettura dei verbali della riunione della Banca Centrale Europea dello scorso 20 ottobre (il penultimo evento di questa natura per il 2106), emerge che i Membri del Consiglio erano per lo più concordi sul fatto che “la ripresa area euro proseguiva a ritmi moderati ed in linea con stime dello staff di settembre” e “che i dati recenti non hanno segnalato un’accelerazione decisa del ciclo”. La domanda globale era vista in modesta accelerazione ma ancora con rischi verso il basso dal contesto geopolitico, che sarebbero poi stati acuiti (ma all’epoca non era certo lo scenario centrale) con le elezioni presidenziali statunitensi del mese di novembre, che hanno decretato la vittoria del candidato repubblicano Donald Trump.

Le minute evidenziano inoltre che i membri del Consiglio erano generalmente concordi sul fatto che “le prospettive di crescita per la domanda interna fossero circa intatte rispetto a settembre” anche se vi erano timori di rallentamento del reddito da lavoro e di protratta debolezza degli investimenti in macchinari a causa dell’elevata incertezza politica. I membri del Consiglio sottolineavano che le prospettive di ripresa ciclica rimangono dipendenti dal perdurare di condizioni finanziarie ancora eccezionalmente accomodanti sull’orizzonte di previsione. L’inflazione era vista in aumento principalmente su spinta di effetti statistici (dalla componente core) e dinamica dei prezzi energetici. Le minute notano che non si hanno segnali di un convincente trend rialzista dei prezzi interni. Come lo scenario di crescita così per la dinamica inflazionistica sembravano prevalere i rischi verso il basso, anche se sono stati considerati rischi di pressioni al rialzo da cambio e petrolio.

Per quanto concerne ad esempio il petrolio, l’attesa crescente è per il meeting OPEC di Vienna, in programma al 30 novembre. Le notizie in tal proposito sono confortanti (e più confortanti di quelle che potevano avere a disposizione i membri del Consiglio ad ottobre), visto e considerato che le ultime dichiarazioni degli scorsi giorni sembrano propendere verso un totale accordo per la riduzione delle quote di greggio (con la conseguenza che il meeting viennese dovrebbe solo servire a formalizzare l’intesa già raggiunta). Sembra inoltre che della partita (chiaramente, non come membro OPEC) possa essere anche la Russia, che ha reso noto di voler fare la sua parte, insieme al cartello, per poter riequilibrare un mercato – petrolifero – schiacciato da un eccesso di offerta oramai consolidato e, dunque, togliere gli ostacoli che impediscono la crescita dei prezzi.

Ottobre: troppo presto per agire?

Tornando alle valutazioni derivanti dalla pubblicazione delle minute della BCE, nel documento emerge un consenso ampio all’interno del Consiglio sul fatto che fosse prematuro, a ottobre, valutare le prospettive per la dinamica inflazionistica e implicazioni per la politica monetaria. Ma in questo contesto, da alcuni membri, è stato sottolineata l’importanza di attendere l’effetto delle misure BCE adottate nel 2015-16. I Membri erano concordi sul fatto che a Dicembre il Consiglio sarebbe stato in una posizione migliore per valutare i progressi della dinamica inflazionistica verso il target e quindi il sentiero adeguato per la politica monetaria.

I verbali indicano inoltre che “ la valutazione sulla modifica dei parametri dell’APP non deve essere separata da quella delle prospettive di inflazione di medio termine”. Era, inoltre, ampiamente condiviso che fosse imperativo “rimanere determinati a preservare l’ampio grado di stimolo monetario che è necessario per una risalita convincente dell’inflazione verso il target” Allo steso tempo i membri del Consiglio erano concordi che non andavano alimentate attese eccessive tra gli operatori di mercato. Nel complesso, ci sembra che il tono dei verbali è coerente con un’estensione degli acquisti dopo marzo 2017 alla riunione di dicembre.

Lo scenario post-elezioni USA

Le valutazioni delle minute sono tuttavia da rivedersi, e anche in misura significativa – in certi passaggi – alla luce dell’evento più importante del successivo mese di novembre: l’elezione del candidato repubblicano Donald Trump alla Casa Bianca, peraltro con pieno mandato derivante dalla maggioranza in Camera e Senato dei “suoi”. In merito, i commenti arrivati dai membri del Consiglio BCE, pur confermando il messaggio delle minute, non hanno potuto che mettere l’enfasi sull’aumento dell’incertezza geopolitica dopo la vittoria di Trump. Praet (comitato esecutivo) ha ripetuto che l’inflazione sottostante non mostra ancora una tendenza rialzista convincente. Mersch (comitato esecutivo) ha detto che il sentiero per la crescita è ancora fragile e richiede scelte molto attente. Inoltre, l’aggiustamento agli eventi recenti richiederà del tempo e non vi è urgenza di cambiare la politica e/o la retorica della BCE. Tuttavia, Mersch ha ricordato che, sebbene ancora adeguate, le misure non convenzionali BCE sono da ritenersi temporanee e vanno rimosse il prima possibile. Mersch è generalmente su posizioni meno accomodanti rispetto a Praet e Coeuré, ma i suoi commenti non escludono un’estensione degli acquisti dopo marzo prossimo.

Cosa accadrà a dicembre

A dicembre, a nostro giudizio, le strade di Federal Reserve e Banca Centrale Europea dovrebbero divergere in misura notevole. In particolare, sul territorio USA gli analisti danno il 98 per cento di possibilità che nel FOMC di fine anno si possano finalmente portare in aumento di 25 punti base i tassi di riferimento (mantenendo però ampia aleatorietà sul 2017). La BCE invece sembra essere destinata a prolungare di sei mesi il quantitative easing, con una posizione che dovrebbe peraltro contribuire a deprezzare ulteriormente l’euro (la parità con il dollaro è un’opzione da tenere nuovamente in considerazione)…

novembre 17, 2016

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roberto


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