Io non la penso proprio cosi. E l'ho capito durante lo Iab-Forum quando l'uso del termine è stato portato all'eccesso.
La parola Web2.0 serve semplicemente ad identificare qualcosa che esiste. Se vogliamo è un modo per definire meglio una visione, per dare una forma comune ad un insieme di concetti e di tendenze, ma non è nulla di nuovo in se.
Perciò il Web2.0 non è una rivoluzione. Descrive semplicemente delle tendenze già in atto. Tuttavia il suo pregio è quello di sottolineare un certo modo di vedere la Rete basato sulla partecipazione, la condivisione, il decentramento, la perpetual beta, il concetto di Web come piattaforma, ecc.
Perciò evitiamo false promesse, il Web2.0 può essere la strada giusta, ma non possiamo far credere che nell'immediato ci siano grandi opportunità di business, come nel 2000 è stato fatto con l'e-commerce.
La partecipazione ci sarà, ma oggi è data da solo da una parte della popolazione della Rete (quanti dei 20 milioni di utenti Internet in Italia hanno partecipano ai wiki o commentano nei blog?). Tra alcuni anni le cose saranno diverse. Ci vuole tempo.
La vera "Rivoluzione" secondo me sarà un'altra, l'Ubiquitous Internet. In parole semplici, la possibilità di accedere a Internet in qualsiasi momento, luogo e con qualsiasi dispositivo. Quando questo sarà possibile a costi accessibili verrà sovvertita la gerarchia e Internet diventerà il supermedia che ingloberà tutti gli altri.
Oggi posso ascoltare SKY FM e altre centinaia di radio che trasmettono ottima musica di *ogni genere*, 24/7 e senza pubblicità, attraverso Winamp.
Dopodomani (o semplicemente domani), potremo viaggiare in auto sintonizzandoci via Internet sulla stazione che trasmette il genere che preferiamo o crearla in base ai nostri gusti. La pubblicità ci sarà, ma sarà probabilmente contestuale e perciò più rilevante sia per chi la trasmette che per chi la riceve.
Già oggi le tecnolgie di trasmissione ci sono (Wi-Max, HIPERMAN), i device arriveranno (come per gli Mp3).
Internet ovunque sarà la vera rivoluzione. Perennemente collegati senza sapere di esserlo e con servizi e funzionalità che ora neanche riusciamo a immaginare.
Il CNR ci sta già lavorando, ma come sempre saranno i capitali investiti (e le motivazioni degli investitori) a decidere le sorti di questo settore.
Possiamo solo sperare che il Ministro blogger Gentiloni lavori per far si che il 2012 non venga ricordato per switch-off tra Tv analogica e digitale, ma per l'esplosione dell' Ubiquitous Internet.
Proviamo a convincerlo con una email.

Era solo questione di tempo. Ora Google si è lanciato nel mondo dei pagamenti online:
checkout.google.com
Su siti come Buy.com potete già acquistare con Google Checkout.
Il tutto è completamente integrato con AdWords: facendo pubblicità attraverso AdWords, la commissione a Google è minima: checkout.google.com/seller/why.html
Google ha compreso che il suo brand sulla Rete è talmente forte e che riscuote talmente fiducia nella gente, che oggi qualsiasi prodotto/servizio marchiato Google potrebbe essere un successo. Altro che Google Desktop, ora la società inizia ad invadere altri campi.
E qua si pone un problema. La società con il logo più scarso della Rete sta moltiplicando i campi in cui occupa una posizione dominante. Dai Search Engine, ai Video (GVideo+Youtube), ai blog (Bloggers) fino alle email (Gmail, che ancora lotta con Hotmail).
Se dovesse esistere un Antitrust Internazionale cosa ne penserebbe?
Ps: per chi volesse qua c'è anche il blog specifico per Google Checkout



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