Il DISPLAY ADVERTISING nell'anno 2008, ha qualcosa di molto simile ai banner del 1996.
Pubblicità come quelle di Freelotto mortificano l'intelligenza degli utenti e lo stesso sito web su cui vengono esposte.
Quale utente potrebbe cliccare (o ricliccare) su un banner del genere?
Quale azienda vorrebbe occupare lo stesso spazio che poche pagine prima era associato a questa pubblicità?
Mostrare questo genere di informazioni commerciali vuol dire svuotare progressivamente il "serbatoio della fiducia" degli utenti.
Penso che gli editori debbano smettere di non filtrare la pubblicità sulle loro pagine.
Se non lo faranno nel lungo termine, nessuno investirà più su di loro.
Mi fa rabbia ascoltare le motivazioni che principali TG danno alla forte crisi finanziaria in corso.
O non vengono date spiegazioni specifiche o si da una impressione di ineluttabilità.
La realtà è che in questo modo si tiene sotto controllo l'opinione pubblica, o meglio l'incazzatura pubblica, e si evita di dover riscrivere alcune regole pubbliche.
Il punto è che in ambito economico è diventato centrale il ruolo degli speculatori. Dalle materie prime alle operazioni finanziarie è la speculazione che detta le regole.
E se il mondo economico ha sempre tollerato queste pratiche, anzi integrandole come fondamentale di numerose teorie, è chi si dovrebbe occupare dell'equità che
"I programmi che usiamo per navigare su Internet sono stati ideati quando il web era un insieme di pagine testuali. E' ora di costruire da zero un browser pensato per ciò che la rete è diventata: un network di applicazioni".
Con queste parole Google ha confermato il lancio internazionale del suo nuovo browser Chrome.
Google ha fatto una cosa rara. Invece di puntare sull'elaborazione di qualcosa di già esistente ha deciso di cambiare livello, ripensando tutto e partendo da zero. Erano cambiate le condizioni iniziali.
Avendo avuto modo di osservare le strategie di molti operatori della Rete ho notato i limiti dovuti al forte isomorfismo che si è creato. Iniziative simili che non si distinguono realmente tra di loro e che partono da presupposti comuni spesso superati. Cosi gli sforzi di distinguersi risultano vani perché c’è sempre la stessa idea inadeguata alla base.
Com'è possibile perciò trovare nel proprio ambito nuove idee che ottengano successo sul mercato?
Un modo è quello di seguire l'esempio di Google, limitando i ragionamenti lineari ai quali siamo abituati e cercando nuove interpretazioni dell'attuale realtà. Applicare cioè tecniche di "pensiero laterale" alla Rete.
Edward de Bono coniò l'espressione "pensiero laterale" per indicare quei processi mentali che non partono da un ragionamento logico. Il pensiero cosiddetto "verticale", si compone, di ragionamenti razionali mentre il pensiero "laterale" presuppone l'abbandono di tutto ciò che sembra ovvio e scontato per lasciare libertà al pensiero al fine di trovare una soluzione originale.
Alla base del pensiero laterale c' è la constatazione che certi problemi richiedano di essere osservati da prospettive differenti arrivando ad una soluzione che non sarà necessariamente l'unica possibile. Il pensiero laterale ha origine da una serie di fatti, non da supposizioni. Il pensiero laterale di fatto non fa presupposti, anzi i presupposti iniziali limitano le possibilità di soluzione.
Per iniziare a pensare lateralmente è necessario riflettere su quattro punti fondamentali:
1) riconoscere le idee dominanti che polarizzano la percezione di un problema
2) cercare maniere differenti di guardare le cose
3) allentare il controllo rigido del pensiero lineare
4) usare ogni chance per incoraggiare altre idee
Per abbandonare gli schemi classici a cui siamo abituati dovremmo evitare di pensare in maniera consequenziale. Non vanno date per scontate cose, che con Internet non sono più scontate.
Le case discografiche, ad esempio, per uscire dal vicolo cieco in cui si trovano dovrebbero porsi una domanda: se l’industria musicale nascesse in questo momento, trovando perciò uno sviluppo maturo del Web, che uso farebbe della Rete?
Pubblicato su www.casaleggio.it/2008/09/strategie_laterali.php



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