Mentre lottavo, vedevo gli altri che parlavano in nome della libertà e, quanto più difendevano questo diritto assoluto, tanto più si dimostravano schiavi dei desideri dei genitori, di un matrimonio in cui avevano promesso di rimanere accanto ad un coniuge “per il resto della vita”, oppure si rivelavano succubi della bilancia, delle diete, dei progetti interrotti a metà, degli amori ai quali non di poteva dire di “No” o “Basta”, dei fine settimana in cui erano costretti a pranzare con chi non desideravano.
Schiavi del lusso, dell’appartenenza al lusso.
Schiavi di una vita che non avevano scelto, ma che erano obbligati a vivere perché qualcuno, alla fine, li aveva convinti che quell’esistenza era la migliore per loro.
E cosi attraversavano giorni e notti uguali, in cui l’avventura era soltanto una parola in un libro o un’immagine del televisore sempre acceso, e ogni volta che si apriva una porta, loro dicevano “Non mi interessa, non ne ho voglia”.
Come potevano sapere se ne avevano voglia o no visto che non si erano mai presi la briga di provare?
Ma era inutile porre la domanda: in realtà, avevano paura di qualsiasi cambiamento che potesse scuotere quel mondo al quale si erano abituati.
Paulo Coelho, Lo Zahir



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