I cosiddetti Two-sided markets sono reti economiche che hanno due distinti gruppi di destinatari che si scambiando benefici.
Se un gruppo mostra delle preferenze rispetto al numero di membri o alle attività dell'altro gruppo si parla di cross-side network effects. Se invece ciò che succede in un gruppo non influenza ciò che accade dall'altro, si parla di same-side network effects.
I cross-side network effects possono avere una caratterizzazione positiva (il numero di compratori e di venditori su eBay) o negativa (come la reazione dei consumatori ad un aumento di pubblicità). Anche i same-side network effects possono essere positivi (come il numero di partecipanti ai sistemi Peer-to-Peer), oppure negativi (come la presenza di più concorrenti nello stesso marketplace).
Gli intermediari che mettono in relazione i due mercati, devono scegliere il prezzo di equilibrio per ogni gruppo del two-sided network, tendendo presente l'effetto di rete conseguente.
Un esempio è quello del caso Adobe. Quando la società lanciò i due prodotti Acrobat Reader (per l'utenza consumer) e Acrobat Writer (per l'utente professionale) per leggere e scrivere i file Pdf li mise entrambi a pagamento, secondo un modello economico del tipo prezzo/quantità
[Vedi immagine in alto.
La sezione colorata rappresenta le revenue ottenute dai prezzi per la quantità.]
Nei Two-sided networks questa logica di prezzi può essere sbagliata, quando ci si rende conto del fatto che la crescita di utilizzo su un lato del network porta ad una crescita delle adozioni anche sull'altro lato.
Le curve di domanda non sono statiche: con un cross-side network effects positivo, le curve di domanda si sposteranno verso l'esterno, in risposta alla crescita della base di utenti sull'altra rete.
Quando Adobe ha cambiato la sua strategia di prezzi rendendo il suo software di lettura di Pdf liberamente disponibile, si è potuto assistere ad una delle principali regole del two-sided network: "sovvenzionando" il lato più sensibile ai prezzi si ottiene una crescita degli utilizzatori, ripagata dall'aumento verso il lato meno elastico ai prezzi, ma sensibile alla crescita di adozioni sull'altro lato.
Il grafico successivo mostra la variazione sui due lati:
(fonte:Wikipedia)
In questo caso a fronte di una riduzione a zero delle revenue del lato consumer, si è verificata una forte crescita sull'altro lato, giustificata non solo dall'aumento minimo dei prezzi, ma anche dalla variazione alla curva di domanda da parte dell'utenza professionale.
La teoria dei Two-sided markets ha trovato numerosi ambiti di applicazione teorici, dalle carte di credito ai giornali.
Ma è su Internet che questo modello può rivelarsi particolarmente efficace: l'inevitabile interconnessione tra gli attori del sistema facilita infatti lo sviluppo di proprietà emergenti, scarsamente considerate dai modelli economici classici.
Ragionare secondo quest'ottica, facilita poi la comprensione di mercati complessi con più attori. In questo caso si parla di multi-sided network. E' il caso ad esempio del sistema pubblicitario Google Adsense, che ha tre gruppi distinti di destinatari: gli inserzionisti, i publisher (blog, website, ecc.) e i navigatori.
Applicare la logica dei Two-sided markets, significa non limitarsi a considerare gli attori del sistema come entità completamente separate, ma come gruppi che possono influenzarsi a vicenda, traendone benefici.
L' applicazione dei tradizionali modelli economici alla Rete risulta spesso insoddisfacente. In un ambiente in cui i costi marginali sono spesso tendenti a zero, come ad esempio il costo di duplicazione e distribuzione delle informazioni, è naturale chiedersi quali siano i migliori comportamenti da attuare e quali regole debbano essere ampliate o addirittura riviste.Chris Anderson, autore del fortunato libro “The Long Tail”, sta condividendo con i lettori del suo blog, la stesura di una nuova opera dal titolo “Free”.
Anderson, di fatto una delle più brillanti menti del Web, sostiene che il futuro della Rete sarà sempre più basato su business model che riusciranno a creare ricchezza attraverso qualcosa di "free".
Secondo le sue riflessioni è possibile distinguere due tipi diversi di economie. Una basata sugli atomi ed una sui bit. Nella “atoms economy” la maggior parte dei beni tende ad aumentare il proprio costo nel tempo. Nel mondo on line, con la "bits economy", invece le cose tendono ad essere sempre meno costose. L’economia basata sugli atomi è inflazionistica, quella basata sui bit è deflazionistica.
Attraverso i suggerimenti dei suoi lettori, Chris Anderson è arrivato a definire quattro modelli free-based:
- Free 1. Direct cross-subsidy
Si regala qualcosa con il fine di creare un mercato, puntando poi a soddisfare la domanda conseguente.
E' la tecnica utilizzata dalle compagnie telefoniche che regalano i cellulari a fronte dell'abbonamento, dagli ingressi gratuiti ai parchi giochi per i bimbi sotto una certa età e online dai bonus per la registrazione o il primo acquisto. - Free 2. Advertising-supported
Attraverso pubblicità e sponsorship, qualcuno sovvenziona qualcun'altro, che potrà godere gratuitamente dei servizi.
Nella sua connotazione più semplice è il classico modello utilizzato dai giornali, dalle televisioni ed on line dai grandi portali come Google, Yahoo! e dalla maggior parte degli editori sul web. - Free 3. Fremium
Un numero limitato di persone sovvenziona le altre. L'idea del Freemium (unione tra "free" e "premium") è quella di offrire un bene gratuitamente nelle sue funzionalità di base e di richiedere un pagamento per accedere alle funzionalità complete. Può funzionare quando per un 5% di utenti premium, il costo marginale per soddisfare il restante 95% sia vicino allo zero.
E' il sistema utilizzato sul web da alcuni editori e da servizi online come Flickr o piattaforme di blogging come Splinder. - Free 4. Gift Economy
Viene offerto qualcosa senza chiedere in cambio un ritorno monetario diretto. La cosiddetta "economia del dono" viene da tempo studiata dalla sociologia economica e trova su Internet un suo naturale ambiente di evoluzione. Stima, attenzione, reputazione e autorealizzazione, rappresentano i principali meccanismi di ricompensa che giustificano lo sforzo compiuto.
E' quello che succede nei gruppi di aiuto spontaneo e on line per i software open source e per molti blogger.
Il dibattito in Rete è aperto e non manca chi sottolinea i limiti dei modelli online free-based come l'assenza di efficacia nel breve termine, la scarsa capacità di remunerazione o la dipendenza da variabili intrinseche, come il tipo di settore in cui ci si trova ad operare.
In realtà resta che la vera intuizione di Chris Anderson sta nell'essere riuscito a porre l'attenzione su come il concetto che il "free" possa essere il substrato su cui dare vita a nuove idee.
Pubblicato su http://www.casaleggio.it/2008/10/free_economy.php
Da alcuni giorni abbiamo lanciato il nuovo sito dell'azienda per cui lavoro, Casaleggio Associati.
La particolarità di questa nuova versione (che potremmo naturalmente definire in beta
) è la forma di blog che ha assunto il sito.
Al momento potete trovare due miei post: Innovare grazie alle idee dei clienti e Groundswell.
Un amica blogger mi ha segnalato Booksweb Tv e devo dire che non è affatto male.
Certo mancano alcuni aspetti essenziali per una condivisione dei contenuti (permalink, rss, ecc.), ma la bella intervista a Arturo Pérez-Reverte (in Bookspecial -> Libro del mese) mi pare davvero un ottimo inizio.
Una bella novità nel panorama italiano e sopratutto, un'ottima alternativa alla Tv!
Techcrunch segnala questo divertente video sulla bolla2.0
Certo, impossibile negare che la bolla c'è (significativo il paragone Facebook-Ford), ma come 7 anni fa di chi è la colpa?
Postalmarket è ufficialmente scomparso.
Un esempio dell'italica incapacità di comprendere il mercato e l'evoluzione dei bisogni della gente.
Il maggiore indiziato per la sua scomparsa ha un nome: Internet.
Internet avrebbe potuto trasformare Postalmarket nella principale azienda di e-commerce italiana. La scelta di non considerare la Rete prima, e di riposizionarsi in maniera poco convinta dopo, ne hanno segnato la fine.
Una storia su cui riflettere. Anche per capire cosa ci aspetta. Oggi Postalmarket, domani i media?
Non è la Viacom, ma la rete americana CBS ad aver acquistato il mitico Last.Fm per la modica cifra di 280 milioni di dollari (molto meno dei 450 ipotizzati per l'acquisizione da parte di Viacom).
La CBS, introdurre una serie di canali musicali sostenuti economicamente dagli sponsor e ha in programma di aggiungere sul sito di Last.fm la sua programmazione radiofonica quotidiana.
To be successful you must create buzz about your product:
• Solve a real problem
• Do not be the 200th video sharing platform
• If you don’t have a blog, start one now
• If buzz isn’t happening, seriously rethink your product (not your marketing)
E quelle che secondo lui sono le aree di opportunità:
1. Offline/Online
• Apollo
• Firefox 3.0
• File system + html/flash/ajax
2. DRM and Music/Movies/TV
3. Data and service portability (teqlo, ning, pipes)
4. Mobile


Non è ancora certo. Ma pare scontato che Last.fm, uno dei simboli del Web2.0 della seconda generazione, a breve perderà la sua indipendenza.
In soli cinque anni i quattro austro-tedeschi Felix Miller, Martin Stiksel, Michael Breidenbruecker e Thomas Willomitzer sono riusciti a creare un sistema che, secondo il mio parere, rappresenta quasi nella totalità il concetto di Web.2.0.
Il prezzo a cui Viacom (che possiede Mtv, Paramount, ecc.) dovrebbe acquisire Last.fm si aggira sui 450 millioni di Dollari. Valore che dubito si possa ripagare nel breve termine.
La domanda perciò sarà sempre la stessa: Last.fm sarà stato acquisito per farlo realmente crescere, oppure esattamente per il motivo opposto?
Viacom non ha Internet nel suo DNA e per certi versi ha tutto il vantaggio a congelare o almeno rallentare il processo di cambiamento legato all'entertainment online.
Come sarebbe oggi Youtube se fosse stato acquisito da loro invece che da Google?

Domani a Milano terremo, in collaborazione con Expedia, un convegno sull'e-commerce e l'Internet business in Italia.
Questi i relatori:
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Socio fondatore e Presidente di Casaleggio Associati. In precedenza ha ricoperto ruoli di amministratore delegato, di presidente e di consigliere delegato in società con forte indirizzo tecnologico. E’ autore dei libri Il web è morto, viva il web (Pro Sources), Movie Bullets (IlSole24ore), di WebDixit (IlSole24ore) e Web ergo sum (Sperling e Kupfer). Scrive regolarmente sui giornali di temi legati alla Rete. |
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Adriano Meloni guida con successo Expedia Italy sin dalla fase di start up avvenuta nel 2001. Expedia Italy è la filiale del colosso americano Expedia Inc. (NASDAQ:EXPE), l’agenzia di viaggi online più grande al mondo, che in soli 5 anni ha conquistato la leadership sul mercato italiano dell’e-travel raggiungendo una quota di mercato del 38% proprio grazie alle capacità manageriali di Meloni. Meloni, 38 anni, ha conseguito il Bachelor of Arts presso la George Washington University di Washington DC (USA) e ha poi perfezionato la sua preparazione in Francia con il Master in Business Administration (MBA) presso l’INSEAD. |
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Febbraio 1999 (Bologna): Laurea in Scienze Politiche (Bologna). Maggio 2000 (Bologna), Master in “e-Business e on-line communication”, in Profingest (adesso Alma Graduate School). Primo acquisto on-line: dicembre 2000, su Saninforma (prima dell’assunzione). Parte del progetto Saninforma da febbraio 2001. Nel 2006, il mio “fatturato personale sul web” (cioè, gli acquisti on-line) hanno superato i 5.000 Euro, spaziando tra diverse “categorie merceologiche”: dall’assicurazione auto alla Vespa 125, dai voli agli hotel e fino agli hostal, dalle t-shirt alle scarpe, dall’hi-fi al pc, dai download di mp3 fino ai vinili e cd. |
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Massimiliano Benedetti, ingegnere chimico, ex consulente Accenture, dove è stato impegnato nel settore Change Management in progetti legati alla Supply Chain, dopo 3 anni di consulenza è approdato in YOOX.COM. Fin dalla nascita della società si è occupato del set-up e del controllo di tutte le attività operative, ed in seguito del Business Development e sviluppo dei Nuovi Mercati. Nel 2005 è diventato responsabile Sales & Marketing, raggiungendo una crescita di fatturato lordo del 50% rispetto all’anno precedente. E’ oggi ad interim responsabile della filiale Americana. |
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Mauro Zerbini, laureato in lettere alla Statale di Milano, è Amministratore Delegato e Direttore Generale di IBS.IT fin dalla sua costituzione nel 1998. In precedenza, dal 1985, stato Direttore Generale di Informazioni Editoriali, società pioniera nei servizi informatici e Internet per il mondo editoriale. Ha anche fondato il sito Alice.it (1996-2005) e Wuz.it (2006), i principali siti di informazione libraria esistenti oggi in Italia. |
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Stefano Bazzoli è il Marketing Information Manager di IKEA Italia Retail srl dove coordina le attività on line della società ed i progetti di fidelizzazione della clientela. Nelle sue precedenti esperienze lavorative ha lavorato come senior consultant presso la Reale Ambasciata di Norvegia e nel'area marketing di ILLVA di Saronno e di Philips spa. |
Ci risiamo. Il gruppo Dada (controllato da Rcs) ha acquisito il 30% di Blogo per 720.000 euro. La dimensione del network è di 300mila utenti unici al mese.
Ma che...non gli bastava Splinder?
E come fa i soldi Blogo? Con la pubblicità naturalmente...e fortunatamente per Dada ne fa un po' più di Splinder.
Infatti: E-Box (società che sta dietro a Blogo) prevede di chiudere l’esercizio 2006 con ricavi pari a 420 mila euro principalmente attribuibili agli introiti pubblicitari. E-Box non ha dipendenti ed è gestita dai 4 soci fondatori che coordinano l’attività di oltre 50 blogger.
Beati i fondatori tuttavia io continuo ad avere una grande perplessità verso queste acquisizioni che mi fanno ringiovanire di 7 anni.
Update
Che cosa può valere 2,4 milioni di euro? I server di Blogo? I loro brand? I link che hanno in giro? ...o il valore sono ad esempio Bassoli e Lizzeri che aggiornando tutti i giorni Autoblog hanno creato un gruppo di lettori fedeli?
Il valore principale di un blog, bisogna ammetterlo, sono le persone che lo alimentano e che lo vivono. Però se c'è una cosa che credo che in RCS non manchi, siano i giornalisti.
Mentre in tutto il mondo i grandi gruppi editoriali fanno esperimenti e investono, da noi il pensiero dominante sembra sia "Non capisco, ma intanto mi porto avanti".
Ora vediamo quale sarà il risultato. Riuscirà Dada a ripetere l'opera di spersonalizzazione come fece con Clarence?
E' di oggi la notizia che Value Team (ex-Webegg) ha acquisito Etnoteam. Due società che fino a qualche hanno fa dominavano la scena dell'IT italiana ora si accorpano.
La motivazione pare essere l'ormai imminente quotazione in borsa di Value Team.
E il piano imprenditoriale?
Il sentore è che le due aziende vivano ancora nel Web1.0 realizzando gli stessi progetti che portavano loro soldi 5 anni fa. Nulla di male per la carità, ma l'innovazione non si arresta e queste due aziende sembrano non esserne partecipi. (pensate a Les Web, tra le due società fanno almeno 2000 dipendenti ma non vi era nessun partecipante).
Secondo quest'analisi di compete.com 20 domini catturano il 39% di tutto il tempo speso online dagli user statunitensi. Mantenendo un po' di sano dubbio sull'attendibilità dell'analisi mi sembra interessante notare che:
- Il tempo è un fattore troppo trascurato dalle metriche tradizionali. Per chi analizza l'audience dei siti web il peso che gli utenti da 10secondi (che danno una sbirciata e se ne vanno) non è assolutamente distinto dai lettori veri e propri.
- Il tempo speso on line è una risorsa limitata e la sua crescita ad un certo punto si stabilizzerà. Aspettando l'Ubiquitous Internet passeremo lo stesso tempo online ma ci saranno sempre più cose da fare. Perciò gli UGC e gli CGM saranno veramente il futuro? In quest'ottica la scelta di YouTube di condividere le revenues pubblicitarie con gli utenti appare lungimirante.
- Lo spazio occupato dai siti provenienti dalla new-new-economy (Myspace, YouTube, Craignlist, ecc.) è paragonabile a quello della vecchia guardia (Yahoo!, Amazon, eBay, ecc.)
- Il tempo passato su MySpace è 5 volte quello passato su Google(!)

Come a volte succede, oggi sono stato contattato dalla Demoskopea per una ricerca sulle marche nell'ambito della tecnologia, evidentemente commissionata da Philips.
Durante l'intervista due cose mi hanno sorpreso:
1. Quanto il brand Philips sia sceso nelle mie preferenze rispetto a 10 anni fa (Apple, Nokia e Sony oggi lo superano senza dubbio).
2. L'elevato numero di domande riferite a Internet. "Lei ha letto opinioni sui forum?" oppure "Con che frequenza legge i blog?" o ancora "Pensa di visitare www.simplicity.philips.com?"
Nel 2006 le aziende che operano in un settore come i consumer electronics non possono ignorare che il ruolo di Internet nel processo di acquisto diventa ogni giorno più rilevante. Se oggi l'e-commerce in Italia resta in crescita molto lenta, il numero di persone che fanno "Infocommerce" aumenta costantemente.
Rispetto ad altre marche Philips non sta minimamente sfruttando le opportunità offerte della Rete. La sua comunicazione appare ancora broadcasting e se pensa che creare un corporate blog broadcasting (o peggio) possa consentirgli di partecipare alla discussione di sbaglia, come Sony ha sperimentato sulla sua pelle.
A volte a qualcuno capita di dimenticarselo, ma:
- I mercati sono conversazioni.
- I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
- Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
- Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.
- Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.
- Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.
Secondo Alexa, oggi questo sito e www.philips.it hanno praticamente lo stesso numero di lettori, ehehe.



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