L' analisi del futuro di Internet porta a prevedere che nel prossimo decennio, uno degli ambiti di maggior sviluppo della Rete e delle tecnologie ad esse collegata riguarderà inevitabilmente l’Ubiquitous Internet. In sintesi la possibilità di accedere a servizi e informazioni tramite device di diverso genere, senza limiti di luogo e di tempo e nella modalità appropriata al contesto. Nel corso degli anni questo concetto è stato affrontato da numerosi studiosi e ricercatori, prendendo nomi differenti in base a caratterizzazioni specifiche da: ubiquitous computing a pervasive computing, da physical computing a everyware.
Ora nel momento in cui la tecnologia è realmente pronta a seguire le motivazioni sociali ed economiche sta prendendo piede il concetto di “Internet of things", cioè la creazione di un ambiente in cui è presente una costante interconnessione tra Internet ed oggetti fisici di uso quotidiano.L'utilizzo delle tecnologie RFID (Radio Frequency IDentification) nella logistica e NFC (Near Field Communications) nei micropagamenti, sono oggi tra i primi esempi pratici delle opportunità offerte dall'Internet of Things.
Ma in un futuro non troppo lontano le applicazioni potranno spaziare in campi differenti. Si potrà ad esempio:
- Utilizzare un telefono cellulare come una carta di credito, o come un pass oppure per ottenere automaticamente informazioni da Internet sui prodotti presenti in un negozio
- Ottenere la diagnosi dei pazienti attraverso il monitoraggio in tempo reale di parametri vitali come la frequenza cardiaca, la respirazione e il tasso di pressione del sangue, attraverso sensori intelligenti indossati dal paziente senza interferire nelle attività quotidiane
- Monitorare da remoto in maniera semplice informazioni come il traffico, meteo, inquinamento delle acque, ecc.
- Far interagire gli oggetti di casa (tv, elettrodomestici, console, ecc.) con Internet e gestirli in maniera condivisa via web.
- Utilizzare nuovi device per accedere a servizi Internet senza il Pc. E' previdibile il proliferarsi di nuovi strumenti interattivi come il Nabaztag, l'ormai famoso coniglio in grado di avvisare della ricezione delle email, di leggere i feed Rss o di riconoscere gli oggetti.
Se da un lato appare utopistico prevedere le sconfinate opportunità di business e le applicazioni di uso comune, dall’altro non potranno essere sottovalutate le implicazioni etiche e sociali. Ed in particolare due aspetti meriteranno grande attenzione: la privacy e la sicurezza.
L'idea di poter essere continuamente "osservati" da qualcuno pronto a conoscere i nostri gusti e le nostre abitudini è una prospettiva che ha già creato non pochi imbarazzi nello sviluppo dell'RFID. C'è infatti chi propone di boicottare le multinazionali che fanno uso di queste tecnologie.
In questo senso il ruolo assunto dalla Commissione Europea è quello di guidare e promuovere un approccio europeo coerente, di assicurare standard comuni ed una legislazione armonizzata. Infatti appare notevole l'impegno espresso dall'UE nella definizione di una policy condivisa che consenta di garantire i diritti fondamentali delle persone, la protezione dei dati personali e la tutela dei consumatori.
[Per approfondimenti: UE - Early Challenges regarding the “Internet of Things”]
Alcune settimane fa ho letto un libro molto interessante di Adam Greenfield, dal titolo "Everyware: The dawning age of ubiquitous computing".
L'autore descrive come Il ruolo dei computer si sia gradualmente modificato nel corso degli anni. Da piattaforme singole e indipendenti si sono integrate nella vita quotidiana delle persone. E in maniera interconnessa tra di loro.
Everyware puo' essere definito come il risultato dell'incorporamento dell'intelligenza digitale negli oggetti e di connettere questo insieme di intelligenze digitali. Telefonini, tecnologie Wi-Fi e dispositivi RFID sono solo il primo passo verso questa direzione.
Ubiquitous computing, pervasive computing, physical computing, tangibile media, sono le diverse sfaccettature che possono essere riassunte nel concetto di Everyware.
Secondo l'autore l'ascesa di Everyware sembra inevitabile. Ci sono forze tecnologiche, sociali ed economiche che spingono verso questa direzione. Nel libro Greenfield spiega le ragioni alla base di questo processo, le tecnologie attuali e le prospettive future, sottolineando l'importanza delle implicazioni etiche e sociali nello sviluppo dell'Everyware.

Tra i primi 20 "Best Products 2006" di Pc World c'è Sonos.Un fantastico sistema di diffusione wireless della musica in tutta la casa.
Se in salotto volete sentire album in mp3 di Madonna, in cucina un podcast, ed in camera da letto una Internet radio Jazz, ora potete farlo. Certo, il prezzo non è propriamente accessibile (parte da 1149€), ma il risultato è da urlo.
Immaginare oggi i devices wireless basati su Internet che avremo nelle nostre case tra 10 anni è semplicemente impossibile.
Io non la penso proprio cosi. E l'ho capito durante lo Iab-Forum quando l'uso del termine è stato portato all'eccesso.
La parola Web2.0 serve semplicemente ad identificare qualcosa che esiste. Se vogliamo è un modo per definire meglio una visione, per dare una forma comune ad un insieme di concetti e di tendenze, ma non è nulla di nuovo in se.
Perciò il Web2.0 non è una rivoluzione. Descrive semplicemente delle tendenze già in atto. Tuttavia il suo pregio è quello di sottolineare un certo modo di vedere la Rete basato sulla partecipazione, la condivisione, il decentramento, la perpetual beta, il concetto di Web come piattaforma, ecc.
Perciò evitiamo false promesse, il Web2.0 può essere la strada giusta, ma non possiamo far credere che nell'immediato ci siano grandi opportunità di business, come nel 2000 è stato fatto con l'e-commerce.
La partecipazione ci sarà, ma oggi è data da solo da una parte della popolazione della Rete (quanti dei 20 milioni di utenti Internet in Italia hanno partecipano ai wiki o commentano nei blog?). Tra alcuni anni le cose saranno diverse. Ci vuole tempo.
La vera "Rivoluzione" secondo me sarà un'altra, l'Ubiquitous Internet. In parole semplici, la possibilità di accedere a Internet in qualsiasi momento, luogo e con qualsiasi dispositivo. Quando questo sarà possibile a costi accessibili verrà sovvertita la gerarchia e Internet diventerà il supermedia che ingloberà tutti gli altri.
Oggi posso ascoltare SKY FM e altre centinaia di radio che trasmettono ottima musica di *ogni genere*, 24/7 e senza pubblicità, attraverso Winamp.
Dopodomani (o semplicemente domani), potremo viaggiare in auto sintonizzandoci via Internet sulla stazione che trasmette il genere che preferiamo o crearla in base ai nostri gusti. La pubblicità ci sarà, ma sarà probabilmente contestuale e perciò più rilevante sia per chi la trasmette che per chi la riceve.
Già oggi le tecnolgie di trasmissione ci sono (Wi-Max, HIPERMAN), i device arriveranno (come per gli Mp3).
Internet ovunque sarà la vera rivoluzione. Perennemente collegati senza sapere di esserlo e con servizi e funzionalità che ora neanche riusciamo a immaginare.
Il CNR ci sta già lavorando, ma come sempre saranno i capitali investiti (e le motivazioni degli investitori) a decidere le sorti di questo settore.
Possiamo solo sperare che il Ministro blogger Gentiloni lavori per far si che il 2012 non venga ricordato per switch-off tra Tv analogica e digitale, ma per l'esplosione dell' Ubiquitous Internet.
Proviamo a convincerlo con una email.



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