Oppressione fiscale

Bonus 80 euro: facciamo chiarezza

Il bonus 80 euro è stata una delle mosse più ‘popolari’ dell’ex governo Renzi e una misura che, sulla carta, aiuta gli italiani a rafforzare il loro potere di acquisto nella fase di crisi economica. Controverso e, molto discusso, il bonus mensile è tornato oggigiorno sotto i riflettori perché sembra che molti italiani lo debbano restituire, perché ne sono entrati in possesso senza avere i requisiti stabiliti dalla legge.

Cos’è il bonus 80 euro

Ma partiamo dall’inizio e vediamo cos’è il bonus 80 euro. Si tratta di un importo del valore complessivo di 960 euro annuali, 80 euro al mese, che spetta a chi dimostra di avere un reddito inferiore ai 24.000 euro all’anno. Il bonus viene concesso fino ai 26mila euro ma decresce proporzionalmente nel suo valore. Il credito viene attribuito al lavoratore nella busta paga e si basa esclusivamente su una base di calcolo dal datore di lavoro stesso erogata. In fase di dichiarazione dei redditi il contribuente deve però procedere al ricalcolo, perché il soggetto potrebbe disporre di redditi ulteriori che lo farebbero ‘sforare’ dal massimale di 24mila euro stabiliti come soglia massima per ricevere il contributo.

In fase di dichiarazione è quindi possibile che il bonus 80 euro venga ridotto o anche aumentato, in base al ricalcolo e può verificarsi l’evento che venga tolto o dato se prima era stato negato. Da questa condizione di instabilità dipende quindi la grande confusione nata attorno a questa erogazione. Il meccanismo del bonus rende, infatti, possibili le correzioni e molti sono gli italiani che si vedono accreditare delle somme che vengono tolte successivamente. Secondo una nota del Mef sono 11.6 milioni gli italiani che avrebbero ricevuto il bonus e 799mila le persone che lo avrebbero dovuto restituire integralmente a seguito dei dati emersi dalla dichiarazione dei redditi, in quanto dimostravano di avere dei redditi maggiori alla soglia fissata. 61 mila sono stati invece gli italiani che hanno dovuto restituire il bonus solo in parte.

Bonus: quale la situazione attuale?

Attualmente i numeri rivelano che gli italiani che hanno dovuto restituire il bonus degli 80 euro sono il 14,5% delle persone che l’avevano ricevuto, mentre l’8,5% si è visto aumentare l’importo ricevuto. 11.9 milioni di italiani ricevono il contributo ed è interessante segnalare il paradosso dei più poveri, che non possono ricevere il bonus, perché chi dichiara un reddito inferiore ai 670 euro al mese non paga l’Irpef. Il buono 80 euro è calcolato e si basa su questa tassazione, quindi chi non la versa non può nemmeno ricevere i benefici fiscali ad essa collegata.

Quale la situazione fiscale degli italiani emersa dai dati?

I dati sono relativi al 2015, perché le tassazioni vengono effettuate sulla base dei redditi dell’anno precedente. Per disporre dei dati del 2016 è quindi necessario attendere il 2018. La situazione ha quindi visto 40.8 milioni di italiani dichiarare l’Irpef, ovvero l’imposta sul reddito, dimostrando un lievissimo aumento dello 0,1% rispetto al 2014. Il reddito complessivo dichiarato dagli italiani è stato di 883 miliardi di euro e il valore medio di 20.690 euro per soggetto.

Osservando il reddito complessivo del contribuente mediano, i dati sono però scesi a 16.643 euro per soggetto. Per quanto riguarda la suddivisione su base geografica, la regione con redditi più elevati è la Lombardia con 24.520 euro di media, seguita dalla Provincia Autonoma di Bolzano con 22.860 euro. La regione più ‘povera’ dal punto di vista reddituale è la Calabria con l’incredibile proporzione di 4.780 euro medi per soggetto dichiarati.

Quali e tipologie di lavoro? Anche se è scontato l’82% dei redditi viene prodotto da redditi da lavoro dipendente e pensione, dove quest’ultimi rappresentano il 30% del complesso. I lavoratori autonomi dimostrano un reddito più elevato in media rispetto ai dipendenti e alle persone in pensione. Si tratta, infatti, di una media di 38.290 euro per contribuente.

Redditi e bonus 80 euro: un metodo utile?

La domanda che le persone si pongono è la seguente, ovvero il bonus 80 euro è effettivamente utile ai fini del reddito? Nella pratica, le persone che lo percepiscono e che non vantano altre forme di reddito in aggiunta possono considerare benefico questo bonus, perché si tratta di un ammontare complessivo di 960 euro all’anno, quasi un alto stipendio da aggiungere al base. I problemi possono nascere per le persone che devono restituire il bonus, ma è abbastanza ovvio che chi sa di percepire alti redditi e quindi di superare la soglia di 24 mila euro all’anno può prepararsi senza particolari rammarichi a restituire allo stato il bonus ricevuto. Chi, ad esempio, fa un lavoro da dipendente e raggiunge i 20000 euro di reddito annuale e, contemporaneamente accumula redditi per un valore di 10mila euro da affitti o attività di altra natura sa perfettamente di superare la soglia stabilita dal governo e ha i denari necessari per fare fronte alla restituzione, almeno sulla carta.

Il vero problema rimangono le fasce più deboli, che per cause legate al mancato pagamento dell’Irpef non ricevono questo bonus. Il mancato pagamento dell’imposta è, in ogni caso, un bonus molto importante e che permette alle persone con basso o basissimo reddito di non essere colpite dal punto di vista fiscale. Ecco quindi nascere la necessità di associare alle misure di elargizione del bonus delle manovre che aiutino le fasce più deboli a integrare il lavoro o la pensione con efficaci misure di ammortizzazione sociale.

Il bonus 80 euro deve quindi essere inteso come un benefit dedicato alla fascia di lavoratori e pensionati medi e i numeri dei percepenti lo confermano. Si tratta, infatti, di un ammontare di milioni di persone in tutta Italia. Molte discussioni sono state aperte dai diversi schieramenti politici in merito alla restituzione del bonus da parte degli non aventi diritto. È importante conoscere la situazione nel dettaglio per comprendere che la restituzione del bonus è richiesta solo ed esclusivamente per ragione dettate dall’eccesso di reddito, l’unica giustificazione stabilita fin dalla prima erogazione del benefit e che si propotne come ragionevole ai fini pratici e teorici.

Sull'autore

Valeria Martalò

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