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Brasile, dietro i giochi olimpici un’economia fragile

Dal 5 al 21 agosto il Brasile ospiterà la 31esima edizione dei giochi olimpici, che porterà in Sud America oltre 10mila atleti, 300mila turisti e che verrà seguita da oltre 3 miliardi di persone da tutto il mondo. Molte polemiche sono già sorte in questi ultimi mesi sui giochi: tra i problemi segnalati, i ritardi nell’ultimazione delle infrastrutture e dei trasporti, una costosissima metropolitana inaugurata solo a ridosso dell’evento e che funzionerà solo parzialmente, ma anche problemi di sicurezza e di inquinamento.

Il tutto sullo sfondo di una grave crisi economica e politica che minaccia di scoppiare nel Paese: la presidente Dilma Roussef è attualmente sotto accusa, mentre tre ministri sono stati dimessi per il coinvolgimento nello scandalo Petrobras. La situazione economica si presenta invece molto complessa, e degna di una più specifica analisi.

Il Brasile sta infatti attraversando la recessione più lunga degli ultimi 100 anni, mentre allo stesso tempo si trova ad affrontare il più grande scandalo di corruzione della sua storia, incentrato su un governo tra i più impopolari di sempre. Gli analisti, in seguito ai dati diffusi circa il calo del Pil su base annuale del 3,5%, ritengono che entro dicembre l’economia carioca si sarà contratta dell’8% rispetto al primo trimestre, mentre il Gdp pro capite sarà diminuito del 20% rispetto al massimo raggiunto nel 2010. A dare il colpo di grazia è arrivato recentemente il pesante giudizio delle 3 maggiori agenzie di rating, che hanno classificato il debito pubblico brasiliano a livello “spazzatura”.

rousef maduro

L’ex presidente Dilma Rousef, destituita per corruzione, abbraccia calorosamente il presidente Venezuelano Maduro, a capo di un regime colpevole di gravissime violazioni dei diritti umani.

Altro grave problema è il declino dei prezzi delle materie prime avvenuto negli ultimi anni: il Brazilian Commodity Index è infatti crollato del 45% dal marzo 2011 al dicembre 2015. Un calo sentito da più mercati emergenti, ma patito particolarmente in Brasile, dove la bassa produttività e l’insostenibile spesa pubblica hanno di fatto amplificato i danni. A livello globale comunque lo scenario rimane in apparenza favorevole per i mercati emergenti, in quanto il rimando continuo da parte della Federal Reserve del rialzo dei tassi d’interesse sta tenendo il dollaro relativamente debole, aiutando in questo modo i Paesi che esportano commodity, incluso ovviamente il Brasile. Il mercato, soprattutto quello obbligazionario, è stato sostenuto dai tassi molto invitanti, e molti Paesi stanno già approfittando di questi flussi per abbassare i propri costi del debito. Recentemente lo Stato ha inoltre venduto bond denominati in dollari statunitensi a 30 anni, a un tasso pari a 5.875%, con un rendimento addirittura inferiore al decennale emesso in marzo.

A fronte di questi problemi il governo si sta impegnando a impostare un assetto più liberale e fiscalmente responsabile, puntando a introdurre un tetto massimo di spesa approvato nei prossimi mesi e ulteriori riforme della spesa pubblica riguardanti temi quali la sicurezza sociale, l’educazione e la sanità, da concordare entro l’inizio del 2017. Inoltre il nuovo governatore della Banca centrale brasiliana Goldfajn ha dimostrato finora un approccio attivo e pratico, rafforzando la credibilità dell’istituto centrale e migliorandone la comunicazione.

Migliora anche il settore immobiliari, al momento in positivo sui rendimenti legati all’inflazione, che si ritiene possano scendere al 5% nei prossimi mesi se lo scenario economico si mantiene costante. Infine relativamente stabile si sta dimostrando il Real: la Banca centrale continua a fare affidamento su di un veloce apprezzamento della valuta, ma si ritiene che l’attuale bilancia delle partite correnti e carry elevati possano mantenerlo molto stabile.

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Sull'autore

Gennaro Parisi

Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.

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