Brexit al via il 29 marzo
Mercati

Brexit al via il 29 marzo

Il governo guidato da Theresa May ha annunciato che l’avvio di Brexit sarà ufficialmente il prossimo mercoledì 29 marzo, quando si ricorrerà all’art. 50 del Trattato di Lisbona, sancendo in maniera formale l’intenzione di uscire dall’Unione Europea. Il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha in tal proposito già reso noto che entro 48 ore dalla notifica, presenterà ai 27 Stati Membri la bozza delle linee guida per il negoziato. A seguire, verrà convocato un vertice straordinario UE per poter conferire il mandato di negoziazione alla Commissione Europea, la quale dovrà poi stilare le direttive per i negoziati.

Inizialmente, la data che si ipotizzava per il vertice straordinario era quella del 6 aprile. Data che tuttavia pare essere destinata a slittare, considerata la breve distanza dalla data di notifica: non dunque affatto escluso che l’incontro possa slittare a fine aprile o inizio maggio. In ogni caso, le trattative potranno iniziare solamente una volta che la Commissione abbia predisposto le direttive per i negoziati e, pertanto, si rischia di finire nell’ultima parte di maggio o a inizio di giugno, mentre il governo May vorrebbe iniziare al più presto.

Si tenga infatti conto, in prosecuzione di quanto sopra abbiamo anticipato, che i due anni di tempo per poter trovare un accordo partono dal giorno della notifica, ovvero il 29 marzo, e che dunque due mesi rischiano di “bruciarsi” senza un nulla di fatto in termini di negoziazioni, e senza alcun passo in avanti.

Ricordato quanto precede, ribadiamo altresì come il tema focale di tutte le negoziazioni in corso di avvio è la definizione del nuovo assetto delle relazioni economico – commerciali tra Regno Unito e Unione Europea, sebbene fra i temi del contendere su cui è già alta la tensione e a cui sembra che l’UE voglia dare priorità vi sono anche la presunta “penale” di recesso che è stata stimata in 60 miliardi di euro, e che l’UE vorrebbe mettere a carico del Regno Unito. Un altro tema che non potrà che essere posto al centro dei negoziati è la questione dei diritti dei cittadini UE residenti nel Regno.

Quelli di cui sopra sono evidentemente temi di grande spessore, e le cui posizioni potrebbero essere molto distanti. E proprio il timore che i negoziati finiscano in stallo fin dai primi giorni dall’inizio, ha generato un calo delle quotazioni della sterlina, a sua volta penalizzata anche dal possibile referendum per l’indipendenza della Scozia, sulla cui fattibilità il parlamento scozzese sta dibattendo.

E Trump?

In tutto questo, bene non dimenticarsi di quel che sta compiendo – dall’altra parte dell’Oceano – Donald Trump. Il presidente continua a collezionare elementi di contrasto e di confusione, e inizia ad inanellare una serie preoccupante di rifiuti e opposizioni. Ultimo, solo in ordine cronologico, il fatto che il presidente del House Freedom Caucus, un gruppo di quasi 40 rappresentanti conservatori repubblicani alla Camera, ha reso noto pubblicamente che la maggioranza del gruppo voterà contro l’attuale versione della proposta di riforma della sanità in discussione alla Camera, bloccando il passaggio al voto in aula, previsto per domani. Complessivamente, emerge che la leadership repubblicana sta faticando nel trovare un compromesso fra l’ala conservatrice alla Camera e quella moderata al Senato. Il rallentamento e la crescente difficoltà nel trovare un compromesso sulla sostituzione di Obamacare, non può che essere inteso come un segnale di quanto sarà arduo e lungo il percorso della riforma tributaria.

Un altro elemento di complessità che Trump dovrà confrontare è l’effetto di quel che sta avvenendo in seno all’FBI, con Comey, direttore, che di fronte all’Intelligence Committee della Camera ha confermato che l’agenzia sta indagando sui legami fra la campagna elettorale di Trump e il governo russo, negando poi di essere a conoscenza di evidenza a favore dell’accusa che Obama avesse ordinato di intercettare Trump prima delle elezioni.

Ancora, come se negli ultimi giorni le notizie non fossero già piuttosto negative per Trump, vi è l’elemento determinato dai sondaggi: per il momento il presidente deve affrontare un calo generalizzato del tasso di approvazione del presidente, con una media pari al 43,2 per cento contro il 47,8 per cento da inizio mandato.

Discorsi membri FOMC

Negli ultimi giorni, in pieno clima post FOMC (di marzo), sono iniziati i nuovi discorsi di alcuni dei membri più in vista della Fed. Tra di essi, Evans ha dichiarato che il mercato del lavoro è stato “molto forte” e che la crescita prevista dovrebbe ridurre ancora un po’ il tasso di disoccupazione, conducendolo pertanto sui livelli indicati dalla Fed. Evans è più fiducioso che l’inflazione salga verso l’obiettivo, e ha poi chiarito che tre rialzi dei tassi (uno è già alle spalle) sono assolutamente possibili, ma sono solamente un’indicazione che può essere rivista in ribasso (meno rialzi) o in aumento (più rialzi) a seconda di quella che sarà l’evoluzione della politica fiscale, della quale si saprà ben poco fino alla fine di questa primavera.

Tra gli altri membri che hanno parlato negli scorsi giorni c’è anche Kashkari, unico dissenziente nel meeting FOMC di marzo, che ha confermato la propria inclinazione dichiarando che a proprio modo di vedere la crescita è stata meno solida di quanto desiderato e che il mercato del lavoro non è ancora robusto. Dunque, a suo avviso sarebbe appropriato ridurre la dimensione del bilancio prima di alzare ulteriormente i tassi.

Harker ha invece affermato che non si possono escludere più di tre rialzi quest’anno, dato che la politica fiscale deve ancora essere incorporata nello scenario, e che ogni riunione sarà viva, anche se non è seguita dalla conferenza stampa.

marzo 22, 2017

About Author

roberto


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su Di Noi
e-conomy ti spiega l'economia come nessuno l'aveva fatto prima d'ora. Senza paroloni e senza timori reverenziali. Ti diciamo chiaro e tondo che cosa stanno facendo con i tuoi soldi. E quando possibile, ti diciamo anche come metterli in salvo. Senza promesse da marinaio e soprattutto senza costi. Informazione pulita, trasparente, senza conflitti di interessi, gratuita.