Mercati

Cambio EUR/USD: come cambia lo scenario dopo la correzione degli ultimi giorni

Negli ultimi giorni le principali Borse internazionali hanno corretto fortemente le proprie quotazioni, in un clima di crescente volatilità e avversione al rischio. I mercati hanno significativamente penalizzato i principali listini azionari, con un atteggiamento che è sembrato esser fin da subito “eccessivo”, e probabilmente ampliato dalla presenza massiccia di operatori che assumono le proprie decisioni su algoritmi automatici e che, dinanzi a un tale aumento della volatilità, hanno messo a segno ordini di vendita che hanno ampliato il calo delle quotazioni nei modi che abbiamo avuto modo di verificare.

Ma per quali motivi le Borse hanno subito una simile evoluzione? E che cosa attendersi ora dal cambio EUR/USD?


Grafico quotazione in tempo reale euro / dollaro

Perché le Borse hanno chiuso in negativo

Per cercare di comprendere come sta cambiando (forse) lo scenario intorno al cambio EUR/USD, iniziamo a comprendere le ragioni che hanno penalizzato le Borse negli ultimi giorni. Una ragione chiara e ben condivisibile è la lenta transizione ad un contesto con inflazione e tassi più elevati, che comporta motivi di incertezza: gli sforzi delle istituzioni finanziarie per spingere i livelli di inflazione verso i target del 2% (Fed, Bce) e le contestuali policy monetarie improntate su un proseguimento del rialzo dei tassi (Fed) e sul lento ritorno alla normalità (Bce) giustificano una maggiore volatilità ma, comunque, non tale da inficiare il mercato come avvenuto negli ultimi giorni, e non tale da invalidare uno scenario di medio termine ancora positivo per l’economia globale.

Di fatti, al di là dello shock degli ultimi giorni, riteniamo che il mercato tornerà ben presto a concentrarsi sui fondamentali, avendo a disposizione dati economici – pubblicati nelle ultime settimane – che dimostrano come la ripresa economica sia solida, sempre più omogenea e confermata da un commercio mondiale in espansione. In aggiunta a ciò, il rialzo del prezzo del petrolio e il calo del tasso di disoccupazione stanno giustificando aspettative di un graduale rialzo dell’inflazione, con la persistenza di motivazioni strutturali secondo le quali comunque l’inflazione è storicamente su livelli piuttosto bassi.

A ulteriore rassicurazione c’è poi l’evidenza che le banche centrali, e soprattutto la Federal Reserve negli Stati Uniti, hanno già a disposizione una pianificata agenda di uscita dalle politiche super accomodanti negli ultimi anni, ben nota ai mercati: in particolare, la Federal Reserve ha confermato che, come nel 2017, nel 2018 prevede di alzare i tassi d’interesse tre volte quest’anno, riducendo la liquidità a disposizione del sistema in dosi via via crescenti. Non ci sono, in merito, timori tali da far ritenere che la Fed sia in ritardo con i suoi piani, e che dunque possa presto essere forzata ad adottare un atteggiamento più aggressivo.

Riteniamo invece ben probabile che l’istituto federale statunitense finirà con il ponderare le proprie decisioni, come in passato, sulla base della forza dell’economia, e su quanto sarà in grado di sostenere effettivamente la strada di rialzo.

Alla luce di ciò, non sembrano quindi esserci motivi fondamentali per compromettere lo scenario favorevole per l’economia internazionale e, in essa, americana.

Come cambiano le previsioni su EUR/USD

A conferma del fatto che probabilmente i timori degli ultimi giorni sono stati eccessivi, si noti come nelle ultime ore sembra attenuarsi la forte avversione al rischio delle ultime sedute sui mercati finanziari, con gli operatori che hanno cercato di spostarsi sulle valute più speculative, soprattutto se emergenti, e in generale su tutte le asset class più redditizie (come ad esempio le materie prime).

In virtù di ciò, il cambio euro/dollaro è ritornato a virare in area 1,24, con il dollaro statunitense che attende più di un intervento di esponenti della Federal Reserve, considerato il rafforzarsi delle ipotesi che vedono almeno tre rialzi dei tassi di interesse nel corso dell’anno.

Ora, chiarito che probabilmente il comportamento degli ultimi giorni è stata una parentesi che ha arricchito il periodo di transizione in maniera più notevole del prevedibile, e che magari sarà stato momento utile per prese di profitto (prima) e rafforzamenti delle posizioni (poi), per comprendere come cambia lo scenario sull’EUR/USD occorre cercare di focalizzare la propria attenzione su un contesto più lungo, che non sia inquinato da falsi “rumori”.

Per quanto attiene l’euro, appare evidente come nonostante le rassicurazioni, Draghi non stia riuscendo nel tentativo di convincere i mercati, che di fatti continuano a puntare sulla forza dell’euro in modo consistente. La Banca Centrale Europea ha sì confermato invariati i livelli del corridoio dei tassi e i target del programma di acquisto di titoli attualmente in essere (QE) nel meeting di gennaio, ma complessivamente a prevalere è stato il messaggio di Draghi, che nelle sue dichiarazioni (peraltro, ribadite anche ieri al Parlamento Europeo) ha specificato come il sentiero di crescita dell’inflazione non sia ancora auto-sostenibile e come la BCE sia ancora lontana dal modificare la propria impostazione di politica monetaria.

Ad ogni modo, si noti anche come le attese probabilmente puntavano a una posizione più decisa della BCE sul rafforzamento della valuta e sul rialzo dei tassi delle ultime settimane, e che il consenso sul cambio euro/dollaro sta stimando una flessione nel breve periodo, mentre nel medio-lungo appare invece puntare su un dollaro strutturalmente debole, anche alla luce del parziale disimpegno della BCE dal quantitative easing, prevedibile per la fine dell’esercizio.

Per quanto invece riguarda l’area dollaro, l’ultima riunione della Federal Reserve per l’era Yellen, si è conclusa con tassi invariati e con voto unanime. La Federal Reserve sembra essere più fiduciosa rispetto a dicembre, dichiarando che l’inflazione è infatti attesa salire nei prossimi 12 mesi e stabilizzarsi intorno al target del 2%. Il tono del comunicato sembra essere tiepidamente ottimistico, andando così a supportare l’idea di perseguimento di un sentiero di graduali rialzi (almeno tre), il cui ritmo sarà ovviamente dettato dalle informazioni che saranno disponibili nei prossimi mesi.

In area USA, attenzione anche alle reazioni del dollaro sulle dichiarazioni politiche, come peraltro abbiamo avuto modo di toccare con mano in seguito al discorso dell’Unione pronunciato da Trump. Il Presidente ha chiesto un investimento sulle infrastrutture da 1.500 miliardi di dollari, che andrà ad alimentare un extra aumento della spesa pubblica in grado di supportare la già robusta crescita americana, rendendo però meno solido il bilancio. Non è escluso che un simile evento possa nuocere ulteriormente alla forza del dollaro.

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Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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