Crisi Siria, il bombardamento americano “danneggia” i mercati finanziari
Mercati

Crisi Siria, il bombardamento americano “danneggia” i mercati finanziari

Gli Stati Uniti hanno attaccato la Siria come risposta alle drammatiche azioni degli ultimi giorni. Un evento che ha immediatamente scatenato nuove ondate di pressioni sui mercati finanziari, che hanno virato oggi in terreno negativo, pur in molti casi ancora contenuto. La reazione americana ha inoltre impattato anche sul mercato valutario, con il dollaro che nelle ore successive all’attacco è retrocesso nei confronti delle principali valute controparte, salvo poi recuperare quota e chiudere in maniera stabile contro euro, il quale a sua volta chiude in negativo contro lo yen, che in climi di maggiore risk adversion approfitta del proprio ruolo di safe haven.

Oltre a azioni e valute, anche le materie prime hanno subito qualche contraccolpo. A risentirne di più è stato il petrolio, che sulla scia del timore che una potenziale escalation della tensione potrebbe avere sull’area, ha condotto il Wti intorno a 52,6 dollari al barile, mentre la scadenza a giugno sul Brent scambia ora a 55,55 dollari al barile. Balzo in avanti anche per l’oro, con il lingotto quotato ora a oltre 1.260 dollari l’oncia: giova, anche in questo caso, il suo ruolo di bene rifugio, soprattutto nel caso in cui le cose dovessero peggiorare.

Cosa sta accadendo tra USA e Siria

Questa notte gli Stati Uniti hanno bombardato la Siria, attaccando direttamente il regime del presidente Bashar al Assad: non si tratta della prima aggressione americana alla Siria, ma è comunque una mossa piuttosto dura, collimata con il lancio di 59 missili Tomahawk contro una base dell’aeronautica militare siriana.

Perché gli USA hanno attaccato la Siria

Il bombardamento americano alla Siria giunge in risposta all’attacco con armi chimiche che martedì scorso ha ucciso 74 persone nella provincia siriana di Idlib. Per tale drammatico episodio, in cui hanno perso la vita anche molti bambini, gli Stati Uniti (e non solo, come buona parte della comunità internazionale) hanno immediatamente accusato il governo siriano. Ne è derivato che in un pronto intervento televisivo il presidente Donald Trump ha annunciato il bombardamento, affermando che la base colpita sarebbe quella da cui lo scorso martedì è partito l’attacco aereo.

Finirà qui?

Difficile stimare che cosa potrebbe accadere ora. Quel che è certo che Trump ha chiesto esplicitamente “a tutte le nazioni civili” di aiutarlo nella sua guerra in Siria: bisognerà comprendere in che modo risponderanno i partner, che al momento hanno prudentemente evitato di assumere specifiche posizioni. Un altro motivo che rende molto difficile cercare di comprendere che cosa potrà accadere è la stessa imprevedibilità delle azioni di Trump, che non troppi giorni fa aveva ribadito ancora una volta di voler cooperare con la Russia e con Assad, più di quanto in passato non avesse fatto il suo predecessore, Barack Obama. Trump stesso aveva affermato di essere contrario a un intervento americano in Siria, salvo poi cambiare idea dopo l’attacco chimico a Idlib. Insomma, non proprio un’immagine di coerenza per un presidente che, su un tema così importante, ha scelto di variare troppe volte la propria posizione.

E la Russia?

In questa critica situazione, non bisogna naturalmente sottovalutare il ruolo della Russia. Il presidente Vladimir Putin è un noto alleato del regime siriano, e si è schierato prontamente di fianco alla Siria, definendo l’attacco una violazione della sovranità del Paese. Per fortuna, per il momento Putin si è limitato a fare… quel che avrebbe dovuto fare nella sua posizione: richiedere una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza dell’ONU, in programma per oggi stesso (a conferma della criticità dello scenario).

Il ruolo dell’Italia

Come anticipato, tutti i Paesi hanno condannato l’aggressione con armi chimiche avvenuta nella provincia di Idlib ma, di contro, si sono mantenuti tiepidi nell’assicurare qualsiasi appoggio diretto a Trump nella sua “campagna” siriana. In una conferenza stampa, però, non sono mancati i supporti – almeno – morali: il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha affermato di appoggiare la scelta del presidente USA.

Traendo le somme, Trump ha sorpreso il mondo attaccando la Siria. Probabilmente lo ha fatto non solamente per convinzione strategica sulla politica estera (qualsiasi cosa voglia dire), quanto anche per convenienza: come è già accaduto in passato, nel momento in cui le sue quotazioni sono in calo, Trump coglie l’occasione per poter rilanciare la propria immagine di forza. Considerando che il suo momento è tra i più difficili per la recente storia dell’amministrazione, ha rinvigorito il proprio appeal nella fronda repubblicana (e non solo) con un atto di significativo impatto.

A questo punto bisognerà comprendere se il passo in avanti di Trump sia stato troppo avventato, o meno, e quali saranno le reazioni delle controparti. La Russia ha prevedibilmente richiesto la riunione straordinaria del Consiglio ONU, ma non “poteva” far altro: da noto alleato di Assad, è quel che ci si aspettava da Putin. Non è tuttavia detto che la situazione sia destinata a peggiorare con un’escalation di tensioni internazionali. È pur vero, infatti, che gli unici al mondo a sostenere il regime siriano sono la Russia e l’Iran. Inoltre, la Russia era stata avvisata in anticipo dell’attacco: certo, non è una garanzia di distensione nelle relazioni, ma è comunque quanto basta per poter mantenere aperto un piccolo spiraglio relazionale tra due uomini che fino a non troppe settimane fa si scambiavano reciproci messaggi di stima. Una ritorsione di Mosca è comunque attesa.

aprile 7, 2017

About Author

roberto


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su Di Noi
e-conomy ti spiega l'economia come nessuno l'aveva fatto prima d'ora. Senza paroloni e senza timori reverenziali. Ti diciamo chiaro e tondo che cosa stanno facendo con i tuoi soldi. E quando possibile, ti diciamo anche come metterli in salvo. Senza promesse da marinaio e soprattutto senza costi. Informazione pulita, trasparente, senza conflitti di interessi, gratuita.