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Economia spagnola in crescita, tra le più forti in Europa

In un momento in cui sembra aver ragione chi urla più forte, la Spagna dà una lezione di economia a tutta l’Europa: i dati diffusi dall’istituto nazionale spagnolo INE segnalano che quest’anno l’economia spagnola crescerà del 3,4%. Un risultato eccezionale, frutto di anni di lavoro e di riforme coraggiosamente portate avanti dal governo del Popolare Rajoy. Un risultato straordinario che dovrebbe far riflettere tutti coloro che credono in ricette miracolistiche, nel fuori dall’euro e stampiamo banconote a tutta forza. La Spagna è riuscita a crescere più della maggior parte degli altri paesi europei e lo ha fatto con una ricetta semplice ed efficace: basta sprechi e rilancio della produzione e del turismo.

Una ricetta semplice ed efficace, che crea valore e ricchezza per tutti ma che ha una forte controindicazione: non genera facili consensi. E’ molto più facile, per un politico, distribuire panem et circenses, non importa se per farlo deve ipotecare con il debito il futuro di un paio di generazioni future. E’ molto più facile governare elargendo i mitici 80 euro, il bonus bebè, il bonus per chi compie 18 anni. A colpi di bonus e 80 euro, il deficit sale e l’economia non cresce. Purtroppo ( o per fortuna) l’unico modo per rilanciare l’economia è quello di migliorare le condizioni per le aziende, per coloro che offrono beni o servizi realmente necessari. E se questi beni e servizi sono rivolti all’esportazione, ancora meglio.

I rischi: la situazione politica

mariano rajoy

Mariano Rajoy, premier uscente, ha ben governato ottenendo risultati positivi.


La crescita spagnola è forte, è robusta, Mariano Rajoy ha fatto tuti i compiti a casa e i risultati si vedono. Il rischio però, discende dalla situazione politica complicata. Fare le cose per bene non aiuta a prendere voti, almeno non fa prendere i voti di quella parte della popolazione abituata a vivere con i soldi degli altri. Le ultime elezioni politiche di fine 2015 hanno dato un risultato confuso: il Partito Popolare del premier uscente Rajoy ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti ma non quella assoluta, determinando una situazione unica nella storia della democrazia iberica: la necessità di formare un governo di coalizione.

La ricerca di un accordo tra i partiti è stata inutile. Il partito arrivato secondo alle elezioni, il PSOE (Partito Socialista) si è piegato completamente alla folle ambizione del suo leader Pedro Sanchez che pur non avendo i voti necessari a formare un nuovo governo, ha preteso l’incarico dal Re Don Felipe VI. Per inciso, ricordiamo che Mariano Rajoy aveva rifiutato tale incarico, proprio perché si era reso conto che non era possibile formare un governo.

I socialisti e il pericolo Podemos

pedro sanchez

Pedro Sanchez, leader socialista, è consumata da una smisurata ambizione personale.

Pedro Sanchez è una specie di Renzi in salsa iberica ma se Renzi è un politico pieno di contraddizioni, che ha fatto cose buone e cose sbagliate, Sanchez è un bell’involucro pieno solo di ambizione. E per soddisfare questa ambizione ha corteggiato fino allo spasimo Podemos, il partito estremista di Pablo Iglesias. Podemos è un pericolo vero e proprio per la democrazia. Foraggiato dal feroce regime del Venezuela, con cui è apertamente schierato, Podemos cerca di inserirsi in tutti i conflitti per far emergere le contraddizioni e le spaccature del Paese e in questo modo lucrare consenso elettorale.

Ad esempio, Podemos è stato l’unico dei grandi partiti spagnoli a non voler assolutamente firmare un patto per la difesa della democrazia spagnola contro l’assalto del terrorismo islamico. Questo è valso a Podemos l’appoggio pieno di molti islamici spagnoli che evidentemente tifano apertamente per il terrorismo.

CUP

Da 3 notti, un gruppo di balordi estremisti sta devastando il quartiere di Gracia, a Barcalona. La CUP, forza che appoggia il referendum catalano, si è schierata dalla parte dei devastatori. Il sindaco di Barcelona, Ada Colau, nel puro stile di Podemos fa finta di condannare ambiguamente la violenza ma anche lei è con i banditi.

Altro esempio, la Catalunya: qui Podemos ha espresso apertamente appoggio all’idea di un referendum assolutamente anticostituzionale, illegale, illeggittimo e anche in ultima analisi antidemocratico, promosso dai partiti più estremisti della Catalunya. Questo semplice appoggio ha fatto sì che Podemos raccogliesse consensi molto forti proprio in Catalunya.

Ancora, giusto per capire che tipo di formazione politica è Podemos: si è schierata apertamente con terroristi baschi con le mani sporche di sangue innocente. Risultato? Podemos ha preso molti voti proprio nei Paesi Baschi.

Insomma, grazie a questa spregiudicata strategia politica, Podemos malgrado i tanti scheletri nell’armadio è riuscita ad arrivare terza alle elezioni politiche. Il suo leader ha presteso da Sanchez il posto di vicepremier, il controllo assoluto degli apparati di sicurezza, dei servizi segreti e dell’economia. E Sanchez pur di diventare premier era disposto a cedere su tutto, anche a dare il controllo degli apparati di sicurezza ad un partito che fiancheggia terroristi di ogni risma.

susanna diaz

Susanna Diaz, alto papavero del partito socialista e presidente dell’Andalucia, regione che vive di clientelismi e soldi pubblici.



Il problema è stata la Catalunya
, è una storia lunga ma dobbiamo raccontarla. Il partito socialista è in forte declino in Spanga. Le colpe dell’ex premier socialista Zapatero (che ha sottovalutato profondamente la crisi e ha gettato il paese nella disperazione) sono note a tutti. Mentre il Presidente del Governo pensava ai diritti delle coppie omosessuali o dei grandi primati, si preparavano le condizioni che avrebbero poi costretto una bella parte della popolazione a cercare cibo nei casssonetti dell’immondizia. Inoltre il Partito Socialista appare spento, incapace di fare proposte politiche e intento solo ad offendere e denigrare il Partito Popolare al governo. Dove prende i voti il Partito Socialista? In Andalucia, regione al Sud della Spagna che vive praticamente di soldi pubblici, distribuiti a pioggia con criteri clientelari e che ringrazia con il voto il Partito Socialista per questa manna che piove letteralmente dal cielo o quasi.

In pratica, in Catalunya lavorano duro per pagare le tasse e mantenere l’Andalucia e gli alti papaveri del Partito Socialista che la governano
. L’onnipotente Susanna Diaz è la presidente della regione dell’Andalucia ma è anche una delle persone più potenti e all’interno del partito e ha messo un veto fortissimo al famoso referendum sulla Catalunya su cui Podemos insisteva tanto. Il suo potere personale è pagato dai soldi dei catalani e un qualsiasi rafforzamento dell’autonomia della Catalunya potrebbe trasformarsi in una maggiore autonomia fiscale e, di conseguenza, in meno soldi da usare per comprare consenso in Andalucia.

Le nuove elezioni

Albert Rivera

Albert Rivera è la grande speranza della Spagna.

Risultato? Alla fine Sanchez è stato costretto a dire no al referendum proposto da Podemos e quindi ha perso la sua grande occasione politica. Il Re Don Felipe si è visto costretto, a sciogliere le camere e a indire nuove elezioni che si terranno a giugno.

La speranza è che dalle elezioni possa uscire una situazione politica più chiara. Tutti i commentatori indipendenti puntano sulla vittoria dei Popolari. Una vittoria che sicuramente non sarà netta ma che potrebbe portare all’alleanza con Ciudadanos (cittadini in spagnolo), una formazione politica di centro, moderata, aperta al dialogo con tutti e che si è sempre schierata a difesa dei valori della democrazia e della libertà, senza se e senza ma. Giusto per fare un confronto con Podemos, proprio in questi giorni il leader di Ciudadanos Albert Rivera è in Venezuela per cercare di ottenere la liberazione dei prigionieri politici del regime (e ricordiamo che il regime è formalmente alleato di Podemos).

La presenza nel governo di Ciudadanos avrebbe effetti molto positivi per l’economia, visto che la formazione politica punta ad un taglio delle tasse che possa incrementare ulteriormente la crescita. Inoltre, Ciudadanos rappresenterebbe una risposta alla voglia di novità di alcuni spagnoli moderati che sono stati colpiti in modo negativo da alcuni scandali di corruzione che hanno lambito il Partito Popolare.

Mariano Rajoy che ha ben governato la Spagna dovrebbe capire che c’è bisogno di un cambiamento e che l’alleanza con Ciudadanos è il modo migliore per continuare sulla strada delle riforme, della crescita e del benessere diffuso. Speriamo che lo capisca in tempo, consegnare il Paese a pazzi estremisi sarebbe un errore imperdonabile.

Sull'autore

Gennaro Parisi

Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.

1 Commento

  • Ma tanto vince Podemos e riporta la Spagna indietro di 200 o 300 anni. Forse che ce la stiamo proprio a cercare.

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