Investimenti

FCA investe un miliardo di dollari negli Stati Uniti (e Trump ringrazia…)

Oltre a cercare di evitare che le compagnie auto nazionali investano all’esterno dei confini a stelle e strisce, Trump sta riuscendo nell’invidiabile obiettivo di ottenere nuovi investimenti da parte di compagnie straniere evidentemente interessate a presidiare maggiormente, anche su fronte produttivo, il mercato statunitense. E così, poco prima dell’apertura del Salone dell’auto di Detroit, l’amministratore delegato di Fiat Chrysler Sergio Marchionne annuncia – con buona sorpresa dei presenti – che investirà un miliardo di dollari nel Paese nordamericano

Un investimento a nove zeri

Cominciamo con i numeri. FCA ha annunciato che investirà un miliardo di dollari negli Stati Uniti entro il 2020, contribuendo a creare circa 2 mila posti di lavoro. Numeri rotondi e non certo trascurabili, che sono stati pronunciati in un momento non casuale: poche ore prima dell’apertura del Salone dell’auto di Detroit e, più ampiamente, in un momento in cui l’industria automobilistica è posta sotto seria pressione del neo presidente Donald Trump, più volte scagliatosi contro General Motors, Toyota e Ford, andando a minacciare l’imposizione di dazi nell’ipotesi in cui le compagnie auto avessero importato veicoli dal Messico, dove hanno sede numerosi impianti produttivi.

Il ringraziamento di Trump

Poco dopo l’annuncio da parte del chief executive officer Marchionne, è arrivato puntuale il ringraziamento pubblico di Donald Trump che, dal suo profilo Twitter, ha commentato:

It’s finally happening – Fiat Chrysler just annunced plans to invest 1 USD Billion in Michigan and Ohio plants, adding 2000 jobs.

Trump ha poi celebrato ulteriormente FCA, e lo ha fatto con un messaggio in cui – non a caso – FCA veniva affianca a Ford.

Il passo indietro di Ford

Le buone notizie (per Trump) non sono infatti limitate alla sola mossa strategia del gruppo italo-canadese. Qualche giorno fa, in merito, Ford ha scelto di rinunciare a un maxi investimento in un nuovo impianto messicano, per dirottare parte del controvalore stanziato al potenziamento di un impianto nazionale, nel Michigan. Una scelta che Trump ha fatto “propria”, generando nell’opinione pubblica che una simile azione fosse frutto delle sue pressioni (e forse è così), e che ha prodotto non poche riflessioni da parte di altre compagnie automobilistiche americane (e non solo) che potrebbero ora essere indotte a guardare con occhi più cauti quel che avviene dentro e fuori gli Stati Uniti.

Marchionne a 360 gradi

La giornata di ieri non è comunque andata in archivio con la sola decisione di FCA di investire un miliardo di euro nei prossimi quattro anni nel solo mercato statunitense. Nella conferenza stampa all’apertura del Salone dell’Auto, infatti, Marchionne ha avuto modo di fare il punto sulla situazione del proprio gruppo, affermando ad esempio la volontà di confermare tutti gli obiettivi per il 2018, e aprendo alla possibilità di anticipare i target sui dividendi (mentre fino ad ora aveva strenuamente difeso l’assenza di cedole fino al 2018).

Oltre alla nuova stagione di investimenti statunitensi e all’apertura sui dividendi, Marchionne ha poi lasciato aperta un’altra porta che non è certo passata inosservata agli occhi degli investitori: alla domanda se vi sia allo studio un maxi accordo con un altro big della produzione di auto, il top manager FCA si è limitato a rispondere che, al momento, non è possibile escludere nulla. Quanto basta per rinfocolare voci e indiscrezioni che vorrebbero il gruppo italo-canadese potenzialmente vicino ad altri player dell’industria delle quattro ruote. Tant’è vero che, a distanza di non troppo tempo, è lo stesso Marchionne a tornare velatamente sull’argomento dichiarando che un’unione tra il proprio gruppo e General Motors potrebbe piacere al presidente eletto, peraltro esplicitamente ringraziato dallo stesso manager che non dimentica, evidentemente, quando nel 2009 Chrysler fu salvata dall’intervento pubblico.

Sempre in riferimento agli Stati Uniti, Marchionne ha poi ricordato che il mercato nordamericano è il principale al mondo per il segmento dei suv e dei pickup, e che l’ampliamento previsto della linea Jeep dovrebbe permettere a FCA di internazionalizzare il marchio, esportandolo in altri mercati dove, per il momento, non ha avuto possibilità di accesso a causa dei limiti alla produzione. In tal senso, gli Stati Uniti diverranno sempre più hub manifatturiero globale per i veicoli del mercato dei suv, rendendo gli impianti di Warren (nel Michigan) e di Toled (nell’Ohio) cruciali per la realizzazione dei propri piani in questo comparto (il primo produrrà la Jeep Wagoner e la Grand Wagoneer, e verrà adeguato alla produzione del pickup Ram, mentre il secondo produrrà il nuovo pickup di Jeep).

Infine, il CEO di FCA ha precisato che, sul fronte dell’innovazione, l’obiettivo dell’azienda è certamente quello di continuare a lavorare con Google, vedendo “fino a che punto ci si può spingere”. Quello tra Marchionne e gli operatori della Silicon Valley non è mai stato un rapporto particolarmente affettuoso, e sebbene il manager abbia rivelato che sta incrementando i viaggi in California, ha comunque ricordato che si tratta di un altro mondo rispetto al settore dell’auto, e che l’importante è comunque restare aperti e sperimentare. Insomma, non certo delle dichiarazioni di spassionato amore, quanto di vigile osservazione dei trend di settore, in cui FCA entrerà solo a determinate condizioni di profittabilità.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

Lascia un Commento