Fed e Olanda rilanciano ottimismo sui mercati
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Fed e Olanda rilanciano ottimismo sui mercati

Come avevamo ampiamente auspicato, e come abbiamo già avuto modo di commentare, la riunione della Federal Reserve si è conclusa con un rialzo di 25 punti base, con una netta maggioranza di favorevoli (l’unico voto contrario, peraltro largamente annunciato, è quello di Kashkari): il target rate passa così nel range 0,75%-1%, con un passo indietro nel tempo piuttosto evidente, mentre la forward guidance rimane invariata rispetto alle conclusioni a margine della riunione di febbraio. Ne consegue che la Fed ritiene che i prossimi rialzi dei tassi saranno graduali e dipendenti dai dati, oltre che “per un certo tempo”, al di sotto dei livelli attesi per il più lungo termine. Come già ricordato ieri, anche la valutazione sull’attività economica è rimasta quasi invariata, apportando solo un marginale miglioramento dello scenario per gli investimenti.

Revisione positiva sull’inflazione

Sicuramente più ampia e notevole è invece stata la revisione del quadro per l’inflazione, visto e considerato che ora il Comitato di politica monetaria della Fed stima che la crescita annua dei prezzi al consumo si sia avvicinata al target del 2% per quanto riguarda l’indice headline e che comunque anche l’inflazione core (cioè, quella depurata dagli elementi più volatili) rimanga ancora un po’ sotto l’obiettivo. A questo punto, è intuibile come possa finalmente variare anche il riferimento al monitoraggio dell’inflazione, valutato che la nota del Comitato afferma che ora si dovrà seguire l’inflazione effettiva e attesa relativamente al proprio obiettivo simmetrico sull’inflazione. Un riferimento indiretto alla possibilità di andare incontro a periodi in cui l’inflazione potrebbe essere anche temporaneamente al di sopra del 2%.

Rischi bilanciati

Tra le varie considerazioni, rileviamo come rimanga immutata anche la valutazione di rischi, definiti come “circa bilanciati”. Anche le nuove proiezioni macroeconomiche hanno sostanzialmente ricalcato gli ultimi aggiornamenti pubblicati a dicembre, con il PIL degli Stati Uniti che dovrebbe crescere del 2,1% quest’anno e almeno altrettanto l’anno prossimo (la precedente stima era del 2% per il 2018). Il tasso di disoccupazione dovrebbe invece rimanere intorno al 4,5%, come indicato a dicembre, e dunque in lieve calo rispetto all’attuale livello. La previsione per l’inflazione rimane immutata all’1,9% quest’anno e al 2% per il prossimo.

Due rialzi attesi per il 2017

Non varia nemmeno il sentiero futuro dei tassi, come peraltro abbiamo già avuto modo di ricordare nella giornata di ieri. Sono infatti altri due i ritocchi al rialzo attesi per quest’anno, portando così i rialzi per l’intero 2017 a quota tre. Sono altresì di tre le strette monetarie sui tassi che sono attese per il prossimo anno, con un target rate nel lungo periodo atteso al 3%. Naturalmente, tutto ciò che ha un orizzonte temporale così lungo non può che contraddistinguersi per un grigiore e un tono nebuloso che riflette la massima incertezza sul contesto.

La stessa Presidentessa della Fed Janet Yellen, nella conferenza stampa successiva, ha d’altronde ribadito come la politica di bilancio potrebbe influenzare l’outlook economico, e che è “naturalmente troppo presto per sapere come queste politiche si svilupperanno”. Insomma, complessivamente il nostro giudizio è piuttosto positivo in parte “sorpreso”: riteniamo comunque che i toni accomodanti di Yellen celino grande cautela nello studiare le prossime mosse, e che l’anticipo del rialzo a marzo non sia certamente l’anticamera di una stretta più poderosa, quanto solamente della possibilità di velocizzare i tempi.

Buone notizie dalle elezioni olandesi

Le buone notizie degli ultimi giorni sono state inoltre estese anche all’area euro, con le elezioni olandesi – il primo appuntamento del ricco calendario europeo 2017 – che si sono concluse con un bel sospiro di sollievo. Il partito liberale VVD del primo ministro Rutte (con già due mandati alle spalle) ha infatti ottenuto il 21,3% dei consensi a livello nazionale, perdendo “solo” poco più di 5 punti del consenso e conquistando così 33 seggi sui 150 della Camera Bassa, 8 in meno rispetto alle elezioni del 2012. Risulta così ampiamente distaccato il Partito per la Libertà di Wilders, antieuropeista e populista, che ottiene il 13,1% dei consensi, piazzandosi al secondo posto e lontano in termini di consenso dai picchi registrati in campagna elettorale, che equivalgono a 20 seggi.

Complessivamente, l’Olanda pende ora maggiormente sulla destra: in termini numerici incassano buoni risultati i cristiano-democratici del CDA, +4% e D66, +4%, che dovrebbero entrare in Parlamento con poco meno di 20 seggi ciascuno. Dall’altra parte, il voto di sinistra sembra essersi radicalizzato: i laburisti sono sempre più in crisi e hanno ora solo 9 seggi (probabilmente “pagano” l’esperienza di governo in coalizione con il PVV) ma di contro cresce fortemente la posizione di GroenLinks, +6,7%.

marzo 17, 2017

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roberto


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