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Forex / Materie prime: come investire nel quadro di debolezza di Europa e USA

Il quadro economico che sta emergendo a margine di questi giorni di valutazione pre-FOMC, è di sostanziale debolezza, pur relativa e non grave. Cerchiamo di capire nel dettaglio quali siano i contorni dello scenario nel quale le banche centrali dovranno muovere le proprie leve monetarie, e cosa potrebbe accadere sul fronte valutario e commodities.

Un quadro di relativa debolezza

Il quadro economico europeo è stato ripetutamente deluso dai dati macro usciti nelle ultime settimane. Non ultimi, quelli relativi alla produzione industriale di luglio in Francia e in Germania (positivi invece quelli italiani), che stanno raffreddando le aspettative di un recupero dei settori produttivi nel 3° trimestre e di un loro contributo positivo al PIL. In particolare, la produzione tedesca è calata dell’1,5% m/m a luglio, con una maggiore contrazione nei beni capitali (-3,6%) e nei beni di consumo (-2,6%). La produzione manifatturiera è vista in calo di -1,9% t/t mentre le indagini di fiducia appaiono coerenti con un ulteriore rallentamento in agosto. Ancora più debole il quadro economico per la Francia, che nel mese di luglio ha assistito a un calo della produzione industriale nazionale per il terzo mese consecutivo, dopo due trimestri in calo per l’output. La media a tre mesi per l’indice su base annuale passa in negativo a luglio da +0,4% a -0,2% a/a, appesantita dall’ampia flessione nella produzione di beni intermedi.

Negli USA il quadro è sicuramente più incoraggiante, ma anche qui non sono mancate le delusioni che renderanno molto più difficili i lavori di preparazione per il FOMC del 21 settembre. In particolare, sono sicuramente valutabili come deboli i segnali giunti dai settori produttivi, con una specifica insoddisfazione maggiore per quanto attiene le indagini di fiducia ISM di agosto: dopo che il dato manifatturiero è crollato in territorio recessivo per la prima volta nell’ultimo semestre, anche l’indice complementare, relativo principalmente ai servizi, ha conosciuto un’ampia correzione e, pur rimanendo in territorio espansivo, è sceso al minimo dal febbraio 2010.

A rendere ancora più aleatorio il quadro sono anche le valutazioni delineate all’interno del Beige Book, in cui viene segnalato ritmo di espansione mediamente modesto tra luglio e agosto, con alcune aree in rallentamento. Le aspettative per i prossimi mesi sono di crescita moderata, ma non mancano i rischi verso il basso derivanti dall’esito delle elezioni. A livello settoriale, positivi sono i contributi di consumi e costruzioni, modesta è la crescita nel manifatturiero e sono strette le condizioni sul mercato del lavoro, con pressioni salariali ancora limitate.

Forex

Scendendo più nel dettaglio sul quadro Forex, si può ben rammentare come la BCE, come largamente atteso, non abbia modificato l’attuale corridoio di riferimento. Una (non) scelta che ha favorito l’ulteriore rafforzamento dell’euro, che dovrebbe dunque vivere una fase di deprezzamento “controllato” nei prossimi tre mesi, senza scendere sotto la soglia di 1,05 EUR/USD ma, più probabilmente, rimanendo in orbita 1,07-1,08 EUR/USD anche nel momento in cui il FOMC (dicembre sembra essere il mese più probabile) opterà per il rialzo tassi. Successivamente, dovrebbe iniziare una fase di rafforzamento dell’euro, che potrebbe chiudere il 2017 intorno a 1,15 – 1,20. Dall’altro lato, il dollaro – indebolitosi dopo la pubblicazione dei dati macro che sopra abbiamo accennato – potrebbe rimanere nell’attuale range un po’ più a lungo del previsto, valutato che i dati rendono il rialzo Fed meno probabile nel breve. Di fondo, resta però consistente l’evoluzione del mercato del lavoro e l’inflazione è in ripresa: due basi solide, sulle quali la Fed dovrebbe poter costruire l’annuncio di un nuovo rialzo in tempi brevi, e più probabilmente verso la fine dell’anno. La sterlina appare in recupero dopo gli interventi – tempestivi ed efficaci – della BoE volti a contrastare la Brexit. La moneta inglese era crollata dopo il voto del 23 giugno, ma la reattività della Banca centrale (che si riunisce nuovamente domani, e non ci attendiamo variazioni di sorta rispetto alla rotta intrapresa) ha consentito un miglioramento dei dati macroeconomici, infondendo maggior fiducia nei confronti della divisa britannica. Chiudiamo infine con lo yen, troppo forte per le attese dei giapponesi, che guarda con fiducia alla riunione BoJ del prossimo 21 settembre (lo stesso giorno del FOMC).

Materie prime

Il quadro delle materie prime sembra essere influenzato dall’attenuazione delle speranze di una mossa imminente per contrastare l’eccesso di offerta. La Russia sembra aver raggiunto un’intesa di massima con l’Arabia Saudita, e si è detta disposta a valutare la possibilità di un taglio alla produzione; appare invece molto meno flessibile la posizione dell’Arabia Saudita, che pur sancendo la necessità di arrivare a una situazione di equilibrio, non sembra avere così fretta nel porre in essere una mossa imminente. L’OPEC e i paesi fuori dal Cartello, come appunto la Russia, si incontreranno informalmente in Algeria il 26-28 settembre, ma in questa occasione non ci attendiamo azioni degne di nota. Più probabile, invece, che possano esservi passi in avanti nel meeting OPEC di Vienna in calendario a novembre.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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