Forex, ecco come hanno reagito le valute alla riunione BCE
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Forex, ecco come hanno reagito le valute alla riunione BCE

In questi giorni abbiamo avuto modo di seguire con grande profondità le attese (in buona parte, deluse) derivanti dalla riunione BCE in programma ieri. Abbiamo altresì annunciato che, digerita una delusione forse giudicata eccessiva (in fin dei conti l’Eurotower ha già anticipato mosse di grande apertura nei prossimi mesi), i mercati finanziari hanno dimostrato di saper tiepidamente apprezzare la consueta retorica accomodante di Draghi & co., preparandosi per un ultimo trimestre 2016 nel quale le variazioni di rotta potrebbero non mancare. Ma in che modo hanno reagito le principali valute internazionali?

Euro

Cominciamo dall’euro. La valuta unica europea ha consolidato la propria posizione in area 1,12 EUR/USD, passando però per una breve incursione in area 1,13 EUR/USD sull’esito della riunione BCE. Come anticipavamo ieri, l’istituto di Mario Draghi ha lasciato invariati tutti i parametri della politica monetaria, sulla base dell’evidenza che gli sviluppi da luglio in poi non sono stati tali da giustificare cambiamenti e, contemporaneamente, poiché in assenza di indicazioni di peggioramento del quadro complessivo è opportuno concentrarsi sull’implementazione piena dell’ampio pacchetto di marzo.

Oltre a ciò, la BCE ha prodotto l’attesa revisione delle stime di crescita e inflazione che, come auspicavamo, è stata marginale. La crescita è attesa a 1,7% (+0,1% rispetto a giugno) quest’anno, 1,6% (-0,1%) il prossimo e 1,6% (-0,1%) nel 2018. L’inflazione è attesa a 0,2% (invariata rispetto a giugno) quest’anno, a 1,2% (-0,1%) il prossimo e 1,6% (invariato) nel 2018. Ad ogni modo, i rischi per lo scenario di crescita e inflazione sono comunque visti ancora verso il basso, e la BCE non ha potuto far altro che confermare il proprio impegno a preservare il non certo irrilevante livello di stimolo monetario necessario a garantire il rispetto del target nel medio periodo”.

Alla luce di quanto sopra, riteniamo che la riunione BCE abbia già esaurito i propri effetti sul corso valutario, e che dunque non contribuirà a indebolire la valuta unica europea. Semmai, è possibile che indebolimenti possano arrivare da segnali negativi in ottica macroeconomica e che, dunque, sia il caso di cercare di monitorare con attenzione il calendario dei prossimi giorni, alla ricerca di segnali positivi o negativi che possano supportare l’idea di uno scenario di crescita e di inflazione che sia più debole rispetto a quanto auspicato dalla BCE. Altri evidenti spunti di debolezza potrebbero inoltre arrivare dagli Stati Uniti se, nelle tappe di avvicinamento al FOMC, risultasse evidente l’orientamento della Federal Reserve verso un incremento dei tassi di rifinanziamento.

Dollaro USA

Passiamo dunque al dollaro, che ha aperto la giornata di ieri in parziale flessione verso nuovi minimi. I dollaro statunitense ha poi avuto modo di recuperare ampio terreno nel corso del pomeriggio, per poi invertire nuovamente la tendenza a causa del ridimensionamento delle attese di un rialzo dei tassi Fed già questo mese dopo le delusioni da alcuni dei dati recenti, primo fra tutto l’ISM non-manifatturiero. Insomma, come anticipavamo in tempi non sospetti, nonostante le parentesi di momentanea euforia, difficilmente il FOMC si muoverà verso un aumento del tasso di rifinanziamento.

Nonostante tale impressione, ben supportata dalle principali statistiche sul consenso, riteniamo comunque che vi siano ancora ridotti margini per un aumento. Prima di decidere definitivamente il da farsi, infatti, è molto probabile che la Federal Reserve guarderà con attenzione crescente ai molti dati macro economici che usciranno la prossima settimana, e che costituiranno l’ultima base d’esame utile per poter avere una compiuta visione d’insieme sulla vera tendenza di fondo. Dal Philly Fed all’indice Empire, passando per la fiducia dei consumatori, val la pena segnare sul proprio calendario tutti gli avvenimenti che si snoderanno nei prossimi giorni.

Sterlina

Per quanto concerne la sterlina britannica, la valuta si è moderatamente indebolita da 1,33 a 1,32 GBP/USD e arrivando a sfiorare 0,8500 EUR/GBP. I movimenti sono comunque ben poco significativi, con l’impressione che siano ancora riferibili alle scie dell’effetto delle dichiarazioni del governatore della Bank of England, Carney, che ha esplicitamente aperto verso un ulteriore stimolo monetario se necessario. Sembra tuttavia che i mercati non abbiano reagito – come ci si attendeva – al messaggio principale fatto trapelare dal governatore, ovvero che il rischio di recessione si è ridimensionato grazie all’azione tempestiva della BoE, e che dunque – forse! – la Brexit fa meno paura. I dati comunque avranno un ruolo chiave nel guidare la dinamica del cambio e se saranno positivi la sterlina recupererà facilmente. Tra i principali appuntamenti della prossima settimana, spicca il nuovo meeting della BoE, dove però non dovrebbe esserci spazio per altri interventi di stimolo, e dove la valutazione dello scenario sarà confermata rispetto a quanto già elaborato da Carney.

Yen

Così come quelli della sterlina, anche i movimenti dello yen sono poco significativi, con oscillazione tra 101 e 102 USD/JPY. Il recente incontro tra Abe e Kuroda, per discutere eventuali riforme nelle strategie di policy della BoJ, non ha ancora prodotto riscontri pubblici, al di là di una generica dichiarazione di Kuroda che ha affermato che nel meeting non si è parlato di acquisti di titoli esteri.

settembre 9, 2016

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roberto


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