Forex trading: verso un tranquillo weekend di “paura”
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Forex trading: verso un tranquillo weekend di “paura”

Archiviate le riunioni BoE e Fed senza novità sostanziali sul fronte tassi, quel che avverrà nei prossimi giorni è il compimento di alcune tappe di avvicinamento all’evento clou dell’anno, rappresentato dalle elezioni presidenziali USA. Cerchiamo allora di riepilogare come si stanno muovendo i mercati in un contesto quanto mai aleatorio e di fibrillazione.

Un breve ripasso…

Cominciamo con un breve ripasso, ricordando come nella sua ultima riunione la Banca Centrale d’Inghilterra (BoE) abbia confermato sia il costo del denaro allo 0,25 per cento sia il programma di acquisto titoli APF, il cui obiettivo è ora salito a 435 miliardi di sterline dai precedenti 375 miliardi. Vengono inoltre ribaditi anche i 10 miliardi di sterline di obbligazioni societarie e i supplementari 60 miliardi di titoli di stato. Il voto è stato all’unanimità, e rispetto allo scorso agosto sono stati esclusi ulteriori tagli dei tassi nelle prossime riunioni. A complicare lo scenario oltre Manica è il recentemente ricordato provvedimento dell’Alta Corte di Giustizia di Inghilterra e Galles, che ha stabilito che sarà il Parlamento inglese, e non il Governo, ad approvare l’avvio delle procedure per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Poco fa abbiamo parlato delle implicazioni di questo provvedimento, e rimandiamo al nostro precedente approfondimento per saperne di più. Negli Stati Uniti, il FOMC ha scelto (con soli due dissensi) di rinviare a dicembre il tema dell’incremento dei tassi, attendendo l’esito delle elezioni presidenziali.

Cosa è accaduto sul mercato valutario

Alla luce di ciò, e in attesa dell’imminente dato chiave sull’occupazione mensile, è ancora il nervosismo relativo alle Presidenziali USA dell’8 novembre a governare il mercato dei cambi e a penalizzare il dollaro. Le questioni elettorali hanno messo in ombra la Fed, che ha infatti lasciato invariati a 0,25-0,50 pe cento i suoi tassi alla fine della propria riunione di politica monetaria. Le parole della BoE e prima ancora la decisione dell’Alta Corte inglese di demandare al voto del Parlamento la scelta di avviare la procedura Brexit hanno invece spinto al forte rialzo la sterlina che recupera sia contro dollaro che contro euro, nella fiducia per una soft Brexit.

Cosa è accaduto sul mercato delle materie prime

Dopo quattro sedute consecutive di ribassi, le quotazioni petrolifere sono in lieve rialzo sostenute dalla notizia di attacchi a un oleodotto nigeriano e dal calo del dollaro. Questo nonostante il fortissimo dato al rialzo delle riserve USA di ieri, stimato dall’EIA (+14 milioni di barili circa). A questo punto bisognerà attendere il risultato del meeting del 30 novembre a Vienna, dove si capirà l’effettiva volontà dell’OPEC di ridurre la produzione, e che resta l’appuntamento a cui gli operatori guardano.

Quali sono le impressioni dai dati in uscita?

È molto probabile che le prossime ore possano riservare un clima di crescente attesa per l’evento clou delle presidenziali statunitensi. Il tutto, però, senza dimenticare che sono usciti e sono in uscita nuovi dati macro economici che non dovrebbero apportare radicali mutamenti nell’approccio con il trading. In primis, val la pena ricordare come le statistiche sul mercato del lavoro di settembre confermino ancora una volta un quadro piuttosto eterogeneo in Europa: a fronte infatti di una conferma del tasso di disoccupazione aggregato al 10,0 per cento per la zona euro per il terzo mese consecutivo, si osserva invece un ampio e inatteso aumento per il tasso italiano. Sale infatti dall’11,5 per cento all’11,7 per cento la disoccupazione domestica, complice anche una revisione al rialzo del dato di agosto da 11,4 per cento a 11,5 per cento. Il dato non solo supera in misura significativa il consenso di 11,4 per cento, ma torna sui massimi da febbraio. Tra gli indicatori complementari relativi alla view sul mercato del lavoro, si registra una flessione dello 0,9 per cento nel totale degli inattivi, un aumento di 45 mila unità per gli occupati e una flessione del tasso di disoccupazione giovanile da 38,3 per cento al 37,1 per cento.

Negli Stati Uniti, invece, indicazioni miste si raccolgono dai dati macro, a partire dal mercato del lavoro che, a dispetto delle attese stabili, vede un nuovo aumento delle nuove richieste di sussidi di disoccupazione, passate da 258 a 265 mila unità nell’ultima settimana di ottobre. Tra le indagini congiunturali, l’ISM non manifatturiero ha conosciuto una correzione decisamente più ampia delle previsioni dai 57,1 punti di settembre a 54,8 punti in ottobre contro un consenso di 56,0 punti. L’indice rimane comunque in territorio espansivo, tanto più che il dato di settembre aveva segnato il massimo dell’ultimo anno. Infine gli ordini all’industria in settembre raccolgono segnali positivi con una crescita dello 0,3% m/m che supera il consenso (+0,2 per cento mese su mese) e si accompagna a una revisione al rialzo del precedente da +0,2 per cento a +0,4 per cento mese su mese. Particolarmente solido il recupero della misura core (al netto dei trasporti) cresciuta dello 0,3 per cento in agosto e dello 0,6 per cento mese su mese in settembre.

I dati appena ricordati, comunque, non dovrebbero essere sufficienti per poter orientare in misura significativa i cambi valutari e le decisioni su altri asset. Riteniamo infatti che fino all’esito delle elezioni presidenziali il clima sarà di costante e crescente attesa, oltre che di “esaurimento” degli effetti generati dalle valutazioni a margine del FOMC e della riunione BoE…

novembre 4, 2016

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roberto


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