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Fort Ad Pays: gli schemi Ponzi non funzionano. Mai

Il crollo di un gruppo di società di origine spagnola con un modello di business piramidale ha intrappolato circa 40.000 investitori provenienti da più di una dozzina di paesi. La truffa è stata organizzata dal gruppo Fort AD Pays che ha coinvolto moltissimi investitori grazie alla promessa di rendimenti pari al 2% giornaliero. Il modello di business dichiarato ufficialmente dal gruppo era molto fumoso, in teoria basato sulla vendita di spazi pubblicità online. In realtà, il gruppo Fort Ad Pays utilizzava i soldi incassati dai nuovi sottoscrittori semplicemente per pagare gli interessi ai primi.

I paesi con il maggior numero di investitori truffati sono Spagna, Venezuela, Messico, Colombia e Francia
. Il gruppo Fort è riuscito a trasferire nel paradiso fiscale di Dominica (piccola isola caraibica) almeno 1 milione di euro, ma la somma potrebbe essere veramente molto più grande. Negli ultimi tempi, come ultimo stratagemma per sottrarre denaro agli ingenui, il gruppo Fort ha cominciato anche a vendere azioni proprie, a 350 euro l’una. Facendo i conti con il numero di azioni dichiarate, il gruppo Fort sarebbe valutato (ma si tratta di un auto valutazione, attenzione) ben 51 milioni di euro. Peccato che le azioni non sono quotate e quindi chi dovesse investire non avrebbe la possibilità di rivendere le azioni stesse se non utilizzando come intermediario lo stesso gruppo Fort. Un po’ quello che succedeva (anzi, succede, almeno fino a quando la riforma di Matteo Renzi non andrà a regime) con le bance popolari italiane. E si è visto come è andata a finire con la Banca Popolare di Vicenza.

Come funzionava la truffa di Fort Ad Pays

Gli ingenui alla ricerca di facili guadagni ci sono da sempre. I soldi facili non esistono a questo mondo, non esistono campi dei miracoli dove è possibile seminare le proprie monete per veder crescere un albero carico di zecchini d’oro. Purtroppo però gli ingenui ci sono sempre e sono sempre pronti a cadere nelle trappole.

Questo lo sapeva bene il fondatore del gruppo Fort, Pedro Fort, residente in Colombia. La storia inizia nel 2013 quando Fort fonda Inversiones Anderfort, con sede in Colombia. L’anno successivo il business cresce e lo stesso Fort fonda Fort Group SA a Panama. Questa società è la holding del gruppo e controlla altre società sparse per il mondo.

Il gruppo Fort inizia quindi a lanciare vari business di tipo piramidali
, tra cui il più famoso è stato sicuramente il Fort Ad Pays. Come funzionavano questi business? Si trattava di un vero e proprio schema Ponzi. Tramite una pubblicità persuasiva e davvero ben fatta, si faceva credere ai potenziali investitori che si potevano ottenere profitti elevatissimi, addirittura il 2% al giorno sul capitale depositato, quando sappiamo bene che è diventato difficile ottenere un rendimento del 2% annuo. I primi investitori a depositare i loro soldi sono stati fortunati: i loro interessi sono stati pagati grazie ai depositi dei di nuovi iscritti. Questo li ha convinti al 100% della bontà della loro scelta e li ha trasformati in convinti (e gratuiti) testimonial pubblicitari della truffa Fort Ad Pays. In pratica, tramite Facebook e altri social network, hanno coinvolto amici e conoscenti nella truffa. E’ il tipico meccanismo degli schemi Ponzi, dopo tutto, non c’è nulla di nuovo. Nel caso di Fort Ad Pays, probabilmente, c’è stato un uso sapiente delle nuove tecnologie e dei social network, tutto qui.

Ma come si può essere così ingenui? Come si può credere a questo tipo di promesse? Ci sono persone che credono a tutto perché vogliono ancora credere alle favole. E poi quelli del gruppo Fort ci sapevano fare. Abbiamo già detto che erano maestri nel marketing persuasivo sui social. E poi giustificavano i loro guadagni con business ad altissimo rendimento come un casino online in Costarica (il sito esiste, ma il casino non funziona e comunque non sarebbe legale in Europa) o investimenti immobiliari nell’isola colombiana di San Andrés. L’isola in effetti è meravigliosa ma non vi è traccia di investimenti del gruppo.

san andres colombia

Isola di San Andrés, Colombia. Il gruppo Fort dichiara di utilizzare il denaro raccolto dagli investitori per progetti immobiliari nell’isola.

In questi giorni la storia ha il suo epilogo, prevedibile fin dall’inizio: i soldi sono finiti. Questo tipo di schema piramidale funziona fino a quando ci sono nuovi investitori che apportano capitale. Questo capitale è utilizzato per ripagare coloro che sono già dentro lo schema e ovviamente costituisce anche il profitto degli organizzatori. Quando però il numero di investitori diventa elevato, lo schema salta perché non c’è sufficiente nuovo capitale per pagare gli interessi. Ed è quello che sta succedendo, proprio in questi giorni, a Fort Ad Pays.

Qualche settimana fa è stato annunciato che per fantomatiche nuove norme antiriciclaggio, sarebbe stato possibile prelevare solo 100 euro al giorno. La notizia di oggi è che la piattaforma ha annunciato che si possono infine prelevare solo 10 euro giornalieri. Il bello è che la grande maggioranza dei prelievi fallisce per non meglio precisate ragioni tecniche. Insomma, lo schema sta saltando. L’organizzatore della truffa e i suoi complici hanno messo al sicuro i loro profitti in un paradiso fiscale (l’isola caraibica di Dominica) dove difficilmente potrebbero essere raggiunti dalla giustizia spagnola, l’unica che potrebbe fare qualcosa di incisivo per aiutare i truffati a recuperare i soldi.

Che cosa succederà adesso a coloro che sono stati truffati?
Alcuni si stanno organizzando, stanno raccogliendo prove e stanno per presentare delle denunce alle autorità. Il problema è che la giustizia civile potrà molto poco, visto le giurisdizioni dove le società del gruppo Fort hanno sede. Unica speranza dei truffati è fare una denuncia penale. Gli schemi piramidali sono severamente vietati da tutte le normative europee ma c’è da dire che il meccanismo di Fort Ad Pays era estremamente sofisticato, almeno nel modo in cui era presentato ufficialmente e quindi bisogna leggere tra le righe per capire che si trattava proprio di uno schema piramidale.

Le 3 lezioni che possiamo imparare dalla truffa di Fort Ad Pays

Ci dispiace per gli investitori che sono stati truffati da Fort Ad Pays, sinceramente. Ma che cosa possiamo imparare da questa gigantesca truffa? Ecco le tre lezioni che dobbiamo sempre tenere a mente:

  1. I soldi facili non esistono: mai cadere nella trappola di chi propone rendimenti favolosi in cambio di nulla. In fin dei conti, se i business del casino online o dello sviluppo immobiliare dell’Isola di San Andrés (nella realtà inesistenti) fossero stati così profittevoli, il gruppo Fort poteva chiedere un prestito e pagare il 6% annuo invece di un tasso mostruoso del 2% giornaliero
  2. Mai affidare i propri soldi a società con sede in paradisi fiscali e possibilmente scegliere società con sedi in Europa: i truffati da Fort Ad Pays non possono rivolgersi alla giustizia civile perché la sede del gruppo è in paesi che non garantiscono nessun tipo di legalità.
  3. Mai e poi mai fidarsi del consiglio finanziario di un tifoso: i soldi devono essere gestiti con razionalità, sempre.

Sull'autore

Gennaro Parisi

Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.

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