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Google: risultati sotto le attese, rallenta la forza del brand

Qualche giorno fa Alphabet, la holding del gruppo di Google, ha riportato risultati trimestrali sotto le attese dei principali analisti, con una perdita di 3,02 miliardi di dollari che risente dei 9,9 miliardi di dollari contabilizzati a titolo di oneri legati alla riforma fiscale: una riforma che nell’immediato ha comportato un peso non irrilevante sui dati di periodo, ma che nel medio termine dovrebbe portare importanti benefici ai conti societari.


Grafico tempo reale azioni Alphabet

Peraltro, al netto di tale componente, gli utili di periodo si sarebbero attestati a 6,84 miliardi di dollari, in aumento del 28% su base annua, mentre gli EPS sono stati pari a 9,7 dollari, inferiori alle stime degli analisti che indicavano 9,96 dollari.

Stando all’analisi del conto di periodo, a penalizzare gli utili sono stati soprattutto i costi di traffic-acquisition, che sono cresciuti del 33% a 6,45 miliardi di dollari: si tratta principalmente di pagamenti ai partner affinché inseriscano i servizi dell’azienda nei loro prodotti, e che nel corso degli ultimi mesi hanno fatto sentire il loro peso crescente sul bilancio di periodo di Alphabet. Non solo: a crescere del 38% è stata anche la spesa per il marketing, che ha toccato quota 4,31 miliardi di dollari.

Passando invece alla parte di conto economico legata al valore della produzione, i ricavi sono saliti a 32,32 miliardi di dollari, in aumento del 24% su base annua, sostenuti principalmente dalla raccolta pubblicitaria digitale, che è stata pari a 27,27 miliardi di dollari. Nell’intero esercizio 2017 le vendite hanno così toccato e superato quota 100 miliardi di dollari.

Tra gli altri dati di maggiore interesse condivisi dalla società, emerge come ad oggi il 92% delle ricerche su Internet sia intermediata proprio tramite il motore di ricerca Google e nell’ambito dei siti di video YouTube si conferma ampiamente il leader di settore. Ulteriormente, è stato specificato come nel trimestre in esame, i click pubblicitari siano cresciuti del 43%, sebbene però i ricavi da click pubblicitari siano diminuiti per il minor valore delle inserzioni “mobili”.

Il gruppo cerca una migliore diversificazione

Sebbene inferiori alle attese, i dati riscontrati da Google non sono poi stati certamente negativi. Tuttavia, gli analisti guardano con particolare ambizione a quel che accadrà in futuro, auspicando che il gruppo riesca realmente a puntare con incisione verso l’obiettivo di una maggiore diversificazione dei ricavi, concentrandosi sulle divisioni cloud e hardware tecnologico, oltre al proprio media store e alle app di Google Play, che fanno parte della categoria altre entrate, già in aumento del 38% a 4,69 miliardi di dollari.

Probabilmente collegato a ciò è il fatto che nel suo ultimo Brand Finance report Google ha perso due posizioni, calando dalla prima alla terza posizione, a causa di una relativamente lenta crescita del valore del brand, pari al 10% a/a, a 120,9 miliardi di dollari.

Nonostante la crescita del valore in doppia cifra, Google non è comunque stata in grado di controbilanciare la prestazione più solida dei primi due brand al mondo, Amazon e Apple. Insomma, Google è sì il leader nelle ricerche via internet, nel cloud e nei sistemi operativi mobili, ma così come altre società (Apple) sta presentando delle difficoltà a svelare tutte le potenzialità del proprio brand.

Gli investimenti che finora la società di Mountain View ha effettuato in alcuni business come quelli delle auto a guida autonoma sono delle potenziali scommesse rivoluzionarie per il futuro, ma per il momento gli analisti sembrano orientato a premiare l’audacia più concreta dimostrata da Amazon.


Grafico in tempo reale azioni Amanzon

Dunque, almeno sotto il profilo del valore del brand, è Amazon – e non Google – il vero “campione” del 2018. Il gigante del commercio elettronico ha visto il valore del proprio marchio crescere del 42% in un anno, per una stima complessiva pari a 150,8 miliardi di dollari.

Una crescita che, almeno per il momento, sembra inarrestabile. E che rende Amazon uno dei casi di successo aziendale più importante della storia, con un percorso di sviluppo che dallo stadio di “semplice” online bookstore, ha permesso alla società di Jeff Bezos di elevarsi a leader mondiale dei business online sia per capitalizzazione di mercato che per ricavi. Oggi Amazon non è più “solo” un venditore online, ma è anche un fornitore di prodotti elettronici e di infrastrutture cloud. Più recentemente, Amazon si è mossa anche nel settore alimentare rilevando Whole Foods per 13,7 miliardi di dollari, ed è altresì presente nel settore della musica e del video streaming. Nel 2018, banche e farmacie sembrano essere nel mirino del gruppo.


Grafico in tempo reale azioni Apple

Notevole è, in tal senso, la differenza con Google o, per esempio, con il secondo classificato per valore del brand, Apple. Il marchio della “mela” ha rimbalzato a quota 146,3 miliardi di dollari dopo il calo del 27% dell’ultimo anno: gli analisti ritengono che nonostante questo dato positivo, Apple abbia parzialmente fallito nel suo progetto di diversificazione, esponendosi in misura eccessiva nei confronti dei suoi principali prodotti, come gli iPhone, “responsabile” di due terzi dei ricavi.

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Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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