Inflazione Italia, dato nuovamente in crescita all’1,8%
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Inflazione Italia, dato nuovamente in crescita all’1,8%

Stando a quanto affermano le ultime rilevazioni compiute dall’Istat, nel mese di aprile l’inflazione ha ripreso la sua risalita anche se – dando uno sguardo più attento alla natura dei dati – lo ha fatto soprattutto alla luce di fattori temporanei.

Inflazione aprile 1,8%

Dopo essere aumentata per quattro mesi di fila tra novembre 2016 e febbraio 2017, e dopo essere scesa a marzo, l’inflazione è tornata a salire nel mese di aprile toccando quota 1,8% secondo l’indice nazionale e quota 2% in base all’IAPC. In entrambi i casi si tratta del livello massimo da oltre quattro anni a questa parte.

Su base mensile, notiamo come i prezzi al consumo siano saliti di tre decimi di punto percentuale secondo la rilevazione del NIC e di 0,8 punti percentuali su base mensile in riferimento all’indice armonizzato (che tiene in considerazione le variazioni temporanee di prezzo e pertanto può risentire del rientro definitivo dei saldi invernali su abbigliamento e calzature). I dati sull’indice nazionale sono stati superiori alle attese di consenso, ma non hanno comunque contribuito a generare un eccessivo clima di stupore: peraltro, è stata più ampia delle previsioni anche il dato sull’indice armonizzato.

Complessivamente, l’inflazione italiana è così tornata ad essere superiore alla media dei Paesi dell’eurozona (2 per cento contro 1,9 per cento), per uno scenario che non si verificava da un anno e mezzo a questa parte.

Perché l’inflazione è salita

Spostandoci sul fronte delle cause di questo comportamento, rileviamo come l’incremento sia dovuto interamente al contributo (nella misura di due decimi di punto percentuale ciascuno) da due componenti: servizi ricettivi e di ristorazione (+1,9 per cento su base mensile) e trasporti (+1,7 per cento su base mensile). Tali rincari sono evidentemente di natura stagionale, visto e considerato che su questi fattori non può che avere inciso anche la distribuzione delle festività del mese, con la Pasqua caduta in aprile (mentre lo scorso anno era caduta a marzo), seguita a breve distanza dal ponte determinatosi in concomitanza con la festa della Liberazione.

Insomma, l’inflazione è aumentata (e in tale misura è sicuramente un aspetto positivo), ma i contributi di spinta sembrano essere ascrivibili a fattori temporanei non ripetibili.

Cosa non ha fornito un contributo positivo

Se i contributi positivi sono ben noti e già espressi nelle misure di cui sopra, sono cinque i distinti capitoli di spesa che hanno fatto segnare un calo dei listini. Nell’ordine:

  • alimentari e bevande sono retrocessi di 0,4 punti percentuali su base mensile, per il secondo mese consecutivo dopo il balzo dei prezzi dovuto al maltempo registrato in gennaio e febbraio;
  • cultura e tempo libero, calati nella misura di 0,3 punti percentuali su base mensile;
  • abbigliamento e scarpe, in flessione di 0,2 punti percentuali su base mensile;
  • bevande alcoliche e tabacco, in contrazione di 0,1 per cento mese su mese;
  • servizi sanitari e spese per la salute, in calo di 0,1 punti percentuali mese su mese, a causa principale della flessione dei prezzi dei prodotti farmaceutici.

A margine di quanto sopra, emerge come l’incremento tendenziale dell’inflazione sia riconducibile in misura quasi integrale (tre decimi qui quattro totali) alle spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (in aumento da 0,2 per cento a 3 punti percentuali), a sua volta influenzato dall’aumento del prezzo dell’energia elettrica (+2,2 per cento), contro la flessione di -4 per cento registrata ad aprile 2016.

Il restante contributo all’aumento annuo dell’inflazione (un decimo sui quattro di sviluppo) arriva invece dai trasporti, in accelerazione a 5,6 per cento da 4,6 per cento anno su anno di marzo. La tendenza deflattiva è infine propria a due distinte divisioni di spesa: le comunicazioni, passate a -1,6 per cento da -2,3 per cento anno su anno di marzo, e l’istruzione, a -0,9 per cento anno su anno, invariato rispetto al mese precedente.

L’inflazione di fondo (ovvero, quella calcolata al netto di energetici e alimentari freschi) è salita per il terzo mese consecutivo, da 0,7 per cento a 1 per cento anno su anno. Al netto della sola energia, l’inflazione annua è invariata a 1,2 per cento anno su anno, e +0,3 per cento mese su mese. L’inflazione sui beni ad alta frequenza di acquisto, inoltre, dopo aver toccato un massimo da oltre quattro anni a 3,2 per cento anno su anno a febbraio, è scesa per il secondo mese ad aprile, a 2,2 per cento dopo il 2,7 per cento di marzo. In contrazione anche il c.d. “carrello della spesa” (ovvero, il paniere determinato da beni alimentari, per la cura della casa e della persona), a 1,8 per cento ad aprile dal 2,3 per cento di marzo e dal 3,1 per cento anno su anno di febbraio.

Ad ogni modo, come dovrebbe risultare chiaro dalle righe che precedono, è ben difficile cercare di procedere a un confronto puntuale dei dati, visto e considerato che oltre che dalla particolare collocazione della Pasqua (marzo lo scorso anno, aprile quest’anno), il confronto annuo è distorto verso l’alto dalla componente energetica, considerato che ad aprile del 2016 si era avuto un deciso ribasso delle tariffe per luce e gas. È dunque possibile che l’inflazione sia destinata a calare già dal mese prossimo, probabilmente a quota 1,5 per cento sul NIC e a 1,7 per cento sull’armonizzato.

maggio 3, 2017

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roberto


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