Investimenti in titoli di Stato: arriva il BTP a 50 anni
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Investimenti in titoli di Stato: arriva il BTP a 50 anni

Sul mercato dei titoli di Stato, le prime sedute della settimana sembrano esser state contraddistinte da pochi scambi: in parte ha naturalmente influito la chiusura della piazza tedesca (festività), in grado di assorbire una parte rilevante degli scambi. Complessivamente, l’avvio delle negoziazioni ha fatto registrare dei rendimenti in lieve rialzo per la quasi totalità del debito governativo europeo, con i titoli italiani che sul mercato secondario sono apparsi ancora appesantiti (un po’ meglio è andata – in ottica periferici – per i titoli di Stato spagnoli). Ne è risultato che a fine giornata il BTP a due anni si è fermato in area -0,12 per cento, poco mosso, mentre il decennale è tornato a scambiare sopra l’1,2 per cento. Il debito spagnolo dei Bonos ha tenuto lievemente meglio, con il tasso decennale che è in orbita 0,90 per cento nonostante la persistente incertezza sul fronte della
politica interna.

Un nuovo BTP a 50 anni

L’inizio della settimana è stato tuttavia caratterizzato anche da un altro importante annuncio: a mercati chiusi, infatti, lunedì è stato diramato il comunicato del Tesoro italiano che ha dato mandato per il collocamento di un BTP a 50 anni. Pertanto, dopo settimane di indugi, indiscrezioni e voci di corridoio, l’Istituto di via XX settembre ha finalmente annunciato il prossimo lancio, in relazione alle condizioni di mercato, del BTP scadenza 1 marzo 2067, con un timing che ha in parte sorpreso gli operatori di mercato. Le prime stime sul potenziale rendimento del titolo sostengono che il suo livello di remunerazione potrebbe essere vicino, o comunque paragonabile, a quello del trentennale (pertanto, tra il 2,25 per cento e il 2,30 per cento), mentre per quanto concerne le previsioni sul controvalore di emissione, i primi operatori consultati sembrano essere propensi per un cifra intorno ai 3 miliardi di euro.

Si noti, in merito, come la scelta di lanciare un BTP a così ampio raggio non sia un’esclusiva italiana. Anzi, con (forse) ritardo, il nostro Paese va ad unirsi ad altri Paesi che si sono posizionati sul tratto extra-lungo della curva: la Francia ha ad esempio già offerto la prima tranche di un OAT maggio 2066 cedola 1,75 per cento lo scorso aprile (e nelle prossime ore aprirà la seconda tranche) mentre la Spagna ha recentemente collocato 3 miliardi del Bono a 50 anni a un rendimento del 3,49 per cento.

Sui rendimenti peserà la politica economica

Alla luce di quanto sopra, riteniamo comunque che la notizia del lancio del cinquantennale italiano, per quanto non certo sottovalutabile anche in termini di peso sul debito domestico, potrebbe comunque essere di influenza minoritaria rispetto al principale elemento determinante, rappresentato dal clima di politica economica, anche sulla scia delle notizie degli ultimi giorni secondo cui, sia per Banca d’Italia che per l’Ufficio parlamentare di bilancio le stime di crescita del Governo contenute nell’aggiornamento al DEF diffuso la scorsa settimana sarebbero troppo ottimistiche.

Ricordiamo, a tal fine, che nella sua nota di aggiornamento al DEF, il Governo ha rivisto al ribasso le stime di crescita, portandole allo 0,8 per cento da 1,2 per cento per quanto concerne il 2016 e a 1 per cento da 1,4 per cento per il 2017. I nuovi numeri sono in linea con le previsioni di una buona parte degli economisti, ma non sono stati certamente pochi gli osservatori che hanno segnalato la sussistenza di forti rischi al ribasso, specialmente per quanto concerne la crescita del Pil all’1 per cento per il prossimo anno. Nella sua nota, inoltre, il Governo ha aggiornato le stime sul target sul deficit 2017, che è stato rivisto da 1,8 per cento a 2 per cento, ma il Governo chiede alla UE di portarlo a 2,4 per cento in considerazione delle spese per terremoto e migranti. Sulla base della nota di aggiornamento, pertanto, gli spazi di manovra per il 2017 sarebbero molto ristretti, salvo il caso (non scontato) che venga concesso ulteriore margine, nella cui ipotesi comunque il budget sarebbe sostanzialmente neutrale, con la conseguenza che tutti i nuovi interventi dovrebbero trovare adeguata copertura, mediante nuove misure di spending review o di recupero di base imponibile (tra le tante iniziative, sembra essere sempre più probabile una riapertura della voluntary disclosure).

A conferma di quanto sopra, si può ben notare come nella stessa nota di aggiornamento appaia chiara la previsione di un effetto espansivo di 0,4 punti percentuali delle misure programmatiche, lasciando il grosso dell’impatto (0,3 punti percentuali) alla sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, che però era già incorporata nelle attese degli operatori economici. Al netto di quanto appena ricordato, l’impatto è per il Governo lievemente espansivo (0,1 punti percentuali) a fronte di una manovra restrittiva, il che si spiega solo con un moltiplicatore insolitamente alto (pari a 1) delle nuove misure discrezionali (ma non delle coperture), in particolare per quelle finalizzate a fare da volano per gli investimenti privati (il piano “Industria 4.0”). Nelle ipotesi più prudenziali in cui si scelga di adottare il moltiplicatore “tradizionale” (0,5), la manovra sarebbe restrittiva, o neutrale nel
caso di concessione del margine richiesto all’Europa, pari allo 0,4 per cento.

E la Grecia?

A conclusione del nostro approfondimento odierno, si noti anche come nelle prossime sedute potrebbe tornare in primo piano anche la situazione greca, finora forse troppo sottovalutata, dopo i turbolenti trascorsi mediatici e sostanziali: il Parlamento europeo sta infatti continuando a discutere sulla situazione economica della Grecia e sui progressi del Paese in termini di riforme mentre Atene si sta preparando faticosamente al prossimo appuntamento con i creditori per ricevere l’approvazione al rilascio della prossima tranche di aiuti.

ottobre 5, 2016

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roberto


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