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Investimenti petrolio: ecco cosa ha deciso l’OPEC

Dopo lunghe attese e continue incertezze, finalmente i Paesi appartenenti al cartello OPEC hanno raggiunto l’intesa per un taglio della produzione giornaliera, il primo dal 2008 a questa parte. L’Arabia Saudita, come prevedibile, ha accettato il ruolo di principale contributore nella riduzione dell’offerta petrolifera dell’organizzazione, e ha rinunciato a chiedere un taglio all’Iran. Un accordo che giudichiamo tutto sommato incoraggiante, e che aprirà ora le porte alla possibilità di consolidare un’intesa anche nelle aree extra OPEC.

L’accordo OPEC

Più nel dettaglio, l’accordo prevede che l’OPEC – che produce ad oggi un terzo del petrolio globale, pari a circa 33,6 milioni di barili al giorno – si impegni a ridurre la propria produzione di circa 1,2 milioni di barili al giorno dal prossimo gennaio 2017 scendendo così a un livello di circa 32,5 milioni di produzione totale giornaliera.

Come anticipavamo nelle righe precedenti, l’Arabia Saudita ha accettato di accollarsi il ruolo di Paese membro in grado di farsi carico del taglio maggiore, considerato che ridurrà la propria produzione di quasi 0,5 milioni di barili al giorno a 10,06 milioni (ovvero, circa il 40% dell’intera produzione tagliata). Emirati Arabi Uniti (EMA), Kuwait e Qatar taglieranno invece complessivamente 0,3 milioni di barili al giorno, per un altro terzo cumulativo della torta complessiva. L’Iraq, che aveva insistito per avere una quota di produzione più alta per finanziare la sua lotta allo Stato islamico ed essere escluso dai tagli ha invece inaspettatamente accettato di ridurre la produzione di 0,2 milioni di barili al giorno, compiendo un passo in avanti sorprendente rispetto alle attese della vigilia. Infine, all’Iran è stato consentito di aumentare la propria produzione a 3,9 milioni dai 3,8 milioni proposti dall’Arabia Saudita ma sotto i 4 milioni previsti dall’Iran come livello ultimo dopo la fine dell’embargo: è comunque una notizia molto positiva per il governo di Teheran, che sosteneva di dover riconquistare la quota di mercato persa a causa delle sanzioni occidentali.

Alla ricerca di un’intesa fuori dal Cartello

A questo punto gli occhi si spostano al di fuori dell’organizzazione. Il Qatar, che presiede l’OPEC dopo il turno della Nigeria, ha infatti già spiegato che i produttori non-OPEC si renderanno disponibili a ridurre la produzione di altri 0,6 milioni di barili, con la Russia che contribuirà con un taglio di circa 0,3 milioni. La Russia, che non fa parte del cartello, si è unita ai tagli per la prima volta negli ultimi 15 anni per aiutare l’organizzazione dei paesi esportatori a spingere i prezzi al rialzo. Anche Azerbaijan e Kazakhistan, che non fanno parte dell’organizzazione, hanno dichiarato che potrebbero fare dei tagli, probabilmente persuasi dalla disponibilità russa.

Si tenga inoltre conto che la marcia per poter arrivare a una riduzione complessiva della produzione di greggio, sulla base anche dell’impegno esterno al Cartello, è abbastanza serrata: l’OPEC incontrerà infatti i paesi non-OPEC il prossimo 9 dicembre, e in quella sede verranno rese note le quote effettive di riduzione e l’assegnazione ai produttori esterni all’organizzazione.

Più sul medio termine, è invece già stata fissata una nuova riunione per il 25 maggio, al fine di monitorare l’accordo ed eventualmente estenderlo di altri sei mesi. Il taglio combinato tra OPEC e non-OPEC di 1,8 milioni di barili rappresenta quasi il 2 per cento della produzione globale e potrebbe rivelarsi utile a ridurre le scorte in eccesso sul mercato smussando la pressione ribassista sui prezzi, dato il forte surplus di prodotto in commercio.

Come si evolveranno i prezzi del petrolio

A questo punto, bisogna solo compiere un piccolo sforzo previsionale per cercare di capire in che modo si evolveranno i prezzi del petrolio. È possibile che nel brevissimo termine (cioè, entro l’anno) non vi siano particolari novità nelle quotazioni del greggio, che rimarranno pertanto al di sotto della soglia dei 50 dollari la barile per WTI e Brent. Qualcosa potrebbe invece cambiare, gradualmente, nel corso del 2017, per il quale gli analisti stimano in media un incremento di 1-2 dollari al barile per trimestre, partendo da una soglia di 49-50 dollari nel primo trimestre.

Come hanno reagito i mercati all’accordo OPEC

Sulla scia dell’annuncio dell’accordo OPEC, i mercati azionari hanno chiuso in moderato rialzo in Europa e in Giappone, mentre negli Stati Uniti la reazione è stata più lieve per l’indice di Borsa, ma molto positiva per il comparto energetico, maggiormente interessato dalla notizia dell’intesa. I mercati obbligazionari hanno segnato nuovi rialzi dei rendimenti sul tratto lungo delle curve, ma probabilmente in questo caso la determinante è da ricercarsi soprattutto negli effetti dei dati macroeconomici positivi. Sul Forex, sembra che il rialzo del greggio, conseguente all’annuncio OPEC, insieme alle nuove nomine di Trump e ai dati macro solidi, abbia spinto in nuovo rialzo il dollaro. Euro in difficoltà sui timori del referendum italiano.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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