Investire in diamanti, una reale valutazione dei rischi
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Investire in diamanti, una reale valutazione dei rischi

Investire in diamanti è certamente da molti punti di vista una ottima scelta: piccoli, preziosissimi, esenti da ogni tassazione e accettati in ogni Paese del mondo, i diamanti possono apparire come l’investimento perfetto per ottenere un ottimo guadagno con pochi o nulli rischi. In realtà come sempre la questione è più complessa di così, ed esistono molti rischi a cui gli acquirenti sono esposti. In questo articolo cercheremo di fare chiarezza su questi ultimi, descrivendo tutti gli eventuali pericoli che è possibile riscontrare in ogni transazione, ma anche facilmente evitabili se affrontati con lucida praticità una volta noti.

Un primo e molto rilevante rischio è quello legato al tasso di cambio: come infatti tutte le altre commodities anche i diamanti vengono quotati, pur se non è possibile parlare di una reale classificazione in quanto ogni pietra è singolare, unica e diversa dalle altre, motivo per cui esistono unicamente indicativi prezzi di riferimento espressi in dollari statunitensi. Per questo è anche fondamentale disporre di un professionista autorizzato che assista alla transizione, in modo da assicurarsi che la pietra sia autorizzata, certificata, valutata correttamente e venduta a un prezzo onesto. In ogni caso anche il legame col dollaro presenta un rischio da calcolare, infatti se per esempio un investimento avesse dato anche ottimi guadagni, un deprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro potrebbe condurre a un saldo finale decisamente inficiato, in quanto il rischio di cambio avrà eroso il margine di redditività.

Inoltre durante l’acquisto di una pietra occorre prestare attenzione a numerose variabili, tra cui enorme rilevanza ha per esempio il peso: come accennato non esistono norme fisse, ma ovviamente più un diamante è grande più tendenzialmente il suo valore aumenta esponenzialmente, quindi per esempio un diamante da 2 carati avrebbe un valore decisamente maggiore rispetto a uno da 1 carato. Tuttavia i diamanti non vengono venduti a peso, e ancora maggiore rilevanza assume la qualità della pietra stessa: le famose 4C (Cut, Clarity, Colour, Carat) che vedremo in seguito contribuiscono a determinare il valore totale del diamante, insieme alla provenienza certificata dello stesso. I diamanti piccoli costituiscono in compenso un bene facile da rivendere, in grado di presentare un mercato più vivo e attivo, mentre le pietre più grandi sono molto difficili da piazzare, ma in compenso offrono ovviamente ritorni enormemente maggiori.

Ma quando un diamante è sicuro? Al giorno d’oggi capita spesso purtroppo di incontrare finti esperti che promettono guadagni enormi con spese minime e rischi nulli: non esiste una tale eventualità, in nessun comparto della finanza. In ogni caso per evitare inganni del genere occorre semplicemente rivolgersi a canali autorizzati, in grado quindi di fornire pietre dotate del relativo certificato che ne comprovi il valore commerciale, la qualità e la lecita provenienza: sconsigliamo i gioiellieri, che spesso offrono come diamanti pietre di altro tipo, esigendo per altro spese di intermediazione non indifferenti. Per esempio spesso sfruttano la confusione sul brillante (che è un taglio, non un tipo di pietra) per vendere altri tipi di preziosi spacciandoli per diamanti.

I veri diamanti da investimento o finanziari comunque sono quelli appunto certificati
, ovvero le pietre dotate del certificato rilasciato dai pochi e prestigiosi istituti gemmologici esistenti e autorizzati a classificare questi tesori della natura. Tra i più noti l’americano GIA, il belga HRD e l’italiano IGI. Questi importanti enti valutano appunto le pietre basandosi sulle già citate 4C, le quali ne determinano la qualità: il colore è uno degli aspetti in grado di determinare maggiormente il valore del diamante, in quanto come molti ignorano queste pietre non sono unicamente trasparenti, ma anzi possono assumere diverse e vivaci tonalità. Le pietre più preziose rimangono comunque quelle più trasparenti, in quanto pure (il colore indica la presenza di altri materiali oltre il carbonio). La purezza è infatti il secondo criterio di valutazione, mentre il terzo è il già accennato peso o caratura: un carato nello specifico è pari a 0,2 grammi, pertanto per esempio una pietra da 5 carati peserebbe un grammo esatto.

Infine l’ultimo valore da considerare è il taglio, l’unica variabile basata sul lavoro umano e di enorme importanza, in quanto un cattivo taglio abbassa di molto la qualità del diamante. Abbiamo quindi esposto le principali direttive da seguire per iniziare a investire in diamanti, sottolineando gli eventuali rischi e i principali vantaggi insiti in questo mercato, al fine di permettere al lettore di effettuare una scelta logica e consapevole. Si tratta comunque di un mercato in netta crescita, di oltre il 20% annuo, e già molti siti sono nati per fornire guide e consigli su come investire correttamente in diamanti, Clicca qui per saperne di più.

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gennaio 15, 2017

About Author

Gennaro Parisi Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.


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