Investimenti

Come investire sulla sterlina

La debolezza della sterlina nei confronti dell’euro è transitoria o è a lungo termine? E cosa succederà alla valuta britannica nei prossimi mesi? Cerchiamo di rispondere a queste (e altre) domande, con cospicuo approfondimento in tema.

Brexit: fa ancora così paura?

Gli effetti della Brexit sull’economia britannica nel breve periodo sembrano essersi rivelati meno negativi di quanto inizialmente era stato previsto dal governo e dalle autorità di politica monetaria. I segnali che arrivano dai dati macro infatti mostrano una dinamica migliore delle attese e ancora solida, a partire dalla stima preliminare sul PIL del terzo trimestre che, seppur in rallentamento dal trimestre precedente, segna una variazione ancora robusta. Il PIL passa infatti dal +0,7% t/t del 2° trimestre a +0,5% t/t dei mesi autunnali (+0,3% t/t secondo gli analisti). In termini di componenti, il contributo maggiore viene dal settore dei servizi che è cresciuto dello 0,8% t/t, mentre sono risultati in contrazione costruzioni e produzione, con il manifatturiero che ha mostrato la flessione più ampia dal 2012.

Insomma, alla luce dei dati statistici finora in nostro possesso, emerge che l’economia britannica si conferma per il quindicesimo trimestre consecutivo in espansione e, per il momento, la riprova della forza del ciclo emerge anche da indagini di fiducia e dati mensili. Rimangono infatti su livelli decisamente espansivi, seppur al margine di un certo grado di variabilità, gli indici PMI per manifatturiero e servizi che, in questa fase in cui non sono intervenute ancora limitazioni ai flussi commerciali, vedono le esportazioni sostenute dal forte deprezzamento della sterlina.

In termini di output e produzione industriale sono negativi i dati aggregati ma si registra un’ottima performance del manifatturiero. Ai tassi di crescita robusti si associano a continui miglioramenti per il mercato del lavoro che nei tre mesi tra luglio e settembre ha visto un nuovo calo della disoccupazione (scesa al 4,8%) pur a fronte di modesti rallentamenti nel trend delle nuove assunzioni. Solide, infine, anche le indicazioni dal lato della domanda interna: gli ancor elevati livelli di fiducia presso le famiglie sono stati accompagnati da una netta accelerazione delle vendite al dettaglio in ottobre. In prospettiva la Bank of England (BoE) si aspetta che, su un orizzonte di breve e medio termine, la crescita rimanga robusta: a fronte di un calo degli investimenti già iniziato e destinato a continuare, la spesa delle famiglie e la domanda interna più in generale dovrebbero garantire il necessario supporto al ciclo.

Un discorso a parte è quello legato all’inflazione: il forte deprezzamento della sterlina ha infatti aumentato i rischi al rialzo sulla dinamica dei prezzi e il precedente aggiornamento delle stime da parte della BoE ha visto un ulteriore deterioramento delle previsioni rispetto ad agosto. Il nuovo quadro delineato dalla Banca centrale incorpora un incremento medio del CPI pari a +1,3% alla fine dell’anno corrente e in decisa accelerazione a +2,8% per il 2017 (ad agosto era pari al 2,0% la previsione). L’indice dei prezzi dovrebbe quindi superare il target del 2% per mantenersi al di sopra di esso per tutto l’orizzonte di previsione; le stime indicano infatti un valore medio di +2,7% per fine 2018 (dal 2,4% precedente) e del 2,5% nel 2019.

Cosa fa la Bank of England

Nella riunione dello scorso 3 novembre, la Banca centrale d’Inghilterra (Bank of England, BoE) ha confermato sia il costo del denaro allo 0,25% che il programma di acquisto titoli, salito a 435 miliardi di sterline dai precedenti 375 miliardi. Rispetto ad agosto, la maggioranza dei membri BoE ha escluso ulteriori tagli dei tassi nelle prossime riunioni. La Banca centrale, che tornerà a riunirsi il prossimo 15 dicembre, si tiene “le mani libere” per agire in entrambe le direzioni vista la revisione positiva delle stime di crescita e inflazione nel 2017, dovuta al forte deprezzamento della sterlina subito dopo il referendum Brexit. All’inizio del mese di ottobre, in coincidenza con le indiscrezioni sulla possibile “qualità” degli accordi commerciali tra UE e UK, la sterlina ha subito un ulteriore ribasso (scendendo ai minimi da 31 anni contro il dollaro). Sul fronte della crescita, la moneta debole ha spinto però le esportazioni inglesi e questo ha consentito alla BoE di rivedere in aumento all’1,4% (da 0,8%) la stima per il 2017. In conclusione, in questa fase in cui l’Istituto centrale inglese fronteggia con forza gli effetti della Brexit, l’unico asset a rimanerne penalizzato nel breve-medio termine sarà probabilmente ancora la sterlina. Il miglioramento dei fondamentali economici non potrà che influire positivamente, nel medio-lungo termine, sulla valuta.

Sterlina debole, ma non durerà

Il cambio euro/sterlina si è spinto per ben due volte nell’ultimo mese sopra quota 0,90, a causa dell’accentuata debolezza della divisa inglese, rientrando sotto tale soglia solo grazie alle parole della BoE e, prima ancora, dell’Alta Corte inglese. L’Alta Corte ha infatti imposto il voto parlamentare sull’avvio della procedura di Brexit; a ciò si è sommato l’intervento della BoE, che ha lasciato intendere come siano scongiurati ulteriori tagli dei tassi, salvo in caso di inatteso deterioramento dei parametri economici inglesi.

L’indebolimento della sterlina rispetto alla moneta unica resta comunque probabilmente un fenomeno alleviato nel breve dalle scelte della BCE, che non sembrano supportare l’euro. Anche l’Istituto guidato da Draghi si interroga sull’efficacia delle proprie politiche monetarie e nel meeting dell’8 dicembre dovrà decidere se estendere il QE oltre il marzo 2017, indebolendo ulteriormente l’euro. Nel breve, secondo le nostre stime, il cambio EUR/GBP dovrebbe attestarti a 0,87-0,89 segnalando una debolezza solo transitoria della sterlina. Nel medio-lungo termine infatti il rafforzamento della valuta, a seguito dell’auspicato miglioramento del quadro inglese, anche per l’azione della BoE, potrebbe spingere il cambio nuovamente in area 0,85-0,86 per poi toccare 0,84 a 24 mesi. Anche il consenso di mercato indica un simile percorso previsionale per l’EUR/GBP.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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