Mercati

Italia: aggiornamento sul quadro macro economico (ovvero, come sta il Paese?)

Negli ultimi giorni sono uscite numerose pubblicazioni statistiche che hanno sollevato periodiche riflessioni sullo stato di salute del Paese. Cerchiamo di compiere un breve ripasso dei principali numeri, estraendo quelli principali e più utili per tastare il polso della nazione. In altri termini, come stiamo (davvero)?

Commercio estero

Cominciamo dai dati di commercio estero. I dati di agosto sul commercio estero coi Paesi extra-UE hanno evidenziato una nuova crescita per entrambi i flussi commerciali. Si noti che nel mese in esame il recupero dell’export è diffuso, con la sola eccezione dei beni di consumo durevoli. I dati per Paese, non corretti per i giorni lavorativi, mostrano che i mercati di sbocco più dinamici sono quelli asiatici, ma che il grosso del business è generato con quelli più maturi e vicini. Complessivamente, così come avvenuto anche a luglio, l’incremento del commercio estero è stato più marcato per l’import (2,5% m/m) che per l’export (0,9% m/m): proprio tale evidenza sembra aver reso impossibile, per il commercio estero, dare un contributo positivo al valore aggiunto.

Vendite al dettaglio

Le vendite al dettaglio in valore sono tornate a calare a luglio, di -0,3% m/m e di -0,2% su base annua. La flessione in termini congiunturali è comunque prevalentemente imputabile ai prodotti non alimentari (-0,5% m/m, -0,6% a/a), a fronte di una crescita degli alimentari (+0,3% m/m, +0,5% a/a). Su base annua in volume le vendite risultano in calo di -0,8% (-1,1% i non alimentari): a tenere è comunque solo la GDO, contro il calo delle piccole distribuzioni. Il dato non è di per se sorprendente, visto e considerato che nelle scorse settimane erano stati evidenziati segnali di scarsa fiducia e vigore da parte dei consumi delle famiglie nel periodo estivo.

Fatturato dell’industria

Migliori notizie arrivano invece dal fatturato industriale, cresciuto di +2,1% m/m a luglio, dopo il calo di -1,2% registrato a giugno, in virtù della buona spinta del mercato domestico (+3,2% m/m) in presenza di una stabilità del fatturato sul mercato estero. Permane comunque la tendenza negativa su base annua, che si attenua a -0,7% da -5,4% precedente. Così come avvenuto quando commentavamo dei dati particolarmente negativi, anche in caso di tali dati positivi non è certo possibile sbilanciarsi e dare una valutazione congrua sull’effettiva ripartenza dell’attività economica nell’industria. Si tratta infatti di statistiche troppo volatili per poter supportare ogni riflessione: rinviamo al futuro a medio termine ulteriori osservazioni.

Fiducia delle imprese

Dati positivi anche dall’indice composito di fiducia delle imprese, che nel mese di settembre è rimbalzato a quota 101 punti, dopo essere calato a 99,5 punti ad agosto. Il recupero era comunque atteso (pur non così consistente), ed è il frutto di un miglioramento della fiducia in tutti i principali settori, e in particolare nel commercio (102) e nelle costruzioni (125,3). Non solo: l’indice è salito anche nei servizi (103,7) e, in misura più modesta, nel manifatturiero (101,9). In tutti i settori considerati, il livello dell’indice è superiore alla media quinquennale o decennale. I dati sono dunque sicuramente confortanti e, probabilmente, leggibili in linea con le prospettive di un ritorno all’espansione del Pil nel corso della seconda metà dell’anno, dopo la stagnazione primaverile.

Fiducia dei consumatori

Contrariamente ai dati della fiducia delle imprese, l’indicatore della fiducia dei consumatori è sceso ancora nel mese di settembre, da 109,1 a 108,7 punti. Il calo è stato più marcato rispetto a quanto atteso dal consenso (109), giungendo ai minimi da oltre un anno a questa parte, ma superiore alla media storica. La flessione sembra essere ricollegabile al peggioramento della situazione economica personale, mentre la percezione sul clima economico generale è migliorato. Sono in particolar modo migliorate lievemente le aspettative sulla disoccupazione, mentre gli altri dati sono misti. Il dato è dunque sinteticamente negativo, ma considerando che la flessione era attesa, e che il livello dell’indice resta superiore alla media storica, è meglio attendere i nuovi dati prima di sbilanciarsi in commenti troppo netti.

Mercato del lavoro

In Italia ad agosto il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’11,4% ad agosto. Si tratta di un minimo dal 2012, favorito anche da un lieve rimbalzo degli occupati (+0,1% m/m ovvero +13 mila unità), dopo il calo registrato a luglio. Anche su base annua l’occupazione resta in crescita (+0,7% ossia +162 mila unità), ma non è certo sottovalutabile il rallentamento rispetto al picco toccato qualche mese fa (a maggio, con un +1,9% ovvero +420 mila unità a/a). Al di là di tale spunto, il tasso di occupazione (stabile a 57,3%) rimane sui massimi storici. Tra gli altri dati di maggiore rilievo, il tasso di disoccupazione giovanile è sceso a 38,8% ad agosto, dopo essere salito a 39,2% a luglio, con un livello che rimane comunque superiore alla media registrata nei primi 7 mesi dell’anno (37,8%). In sintesi, il dato conferma sicuramente i segnali tangibili di rallentamento del mercato del lavoro visti nei mesi estivi, con la flessione degli occupati indipendenti (la crescita è ascrivibile infatti ai dipendenti) che potrebbe rappresentare un segnale anticipatore degli effetti del minor vigore del ciclo economico. Il trend per la disoccupazione resta comunque al ribasso, con discesa che però sarà molto lenta e molto irregolare.

Inflazione

Concludiamo infine con qualche valutazione sull’inflazione: i prezzi al consumo sono calati di due decimi a settembre in base all’indice NIC, con un risultato sostanzialmente in linea con le attese. Di conseguenza, l’inflazione annua, dopo 7 mesi in territorio negativo, è tornata sopra lo zero, a +0,1%. Il mese di settembre ha pertanto rappresentato – come peraltro ampiamente atteso – l’uscita dal territorio deflattivo grazie principalmente all’effetto determinato dal confronto con lo scorso anno sui prezzi delle materie prime energetiche. Per il prossimi mesi è prevista una risalita dei prezzi al consumo, comunque lenta e irregolare: il CPI difficilmente salirà oltre quota 0,5% a fine anno, rimanendo in media all’1% nel 2017.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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