Oppressione fiscale

La beffa degli 80 euro

I mitologici 80 euro, come li ebbe a definire lo stesso Matteo Renzi, dovevano essere il simbolo rappresentativo del nuovo governo. E in effetti lo sono stati: una mancia elettorale inutile per la crescita economica, utile per determinare (comprare) la vittoria del Partito Democratico dello stesso Renzi alle ultime elezioni europee. Ancora di più, hanno visto l’esclusione di tutti i lavoratori autonomi, voluta dalla onnipotente e saccente leader della CGIL, Susanna Camusso. Per lei tutti i lavoratori autonomi sono evasori (alla faccia dello stato di diritto) e quindi dare anche a loro questo aiuto sarebbe stato un crimine di lesa maestà.

Alla fine gli 80 euro sono stati un pastrocchio giuridico tragicomico
: la propaganda e i media sussidiati ce li hanno presentati come un taglio della pressione fiscale. Sbagliato. L’Unione Europea, più correttamente, ha classificato gli 80 euro come un aumento della spesa pubblica. Di fatto si tratta di un sussidio pubblico, distribuito senza nessuna logica e che privilegia sono alcuni lavoratori dipendenti (non tutti). Ufficialmente il Governo aveva propagandato la sua misura come uno sgravio fiscale che avrebbe dovuto far riprendere i consumi e quindi l’economia.

Ma la crescita economica non c’è stata. Un’economia come quella italiana, in crisi profonda perché ha vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità, ha un solo modo per crescere: rilanciare le esportazioni, senza sè e senza ma. Ed è evidente che gli 80 euro non aiutano in nessun modo a rilanciare le esportazioni, anzi visto lo stato comatoso del sistema produttivo italiano, al massimo possono far aumentare (di qualche decimale) le importazioni. Non produciamo più molto e se c’è un piccolo aumento dei consumi, significa che compriamo di più dall’estero.

In più gli 80 euro sono molto costosi per la finanza pubblica e sono stati finanziati a debito, non sono frutto del taglio della spesa pubblica come sarebbe stato in un paese normale. Ma dopo tutto un paese normale non avrebbe una spesa pubblica elefantiaca, clientelare e fuori controllo come quella italiana.

Tornando agli 80 euro, è arrivata l’ultima terribile beffa: più del 12,5% di coloro che li hanno ricevuti si sono visti chiedere indietro i soldi, magari dopo che li hanno spesi. Alcuni, perché avevano un reddito inferiore agli 8.000 euro (incapienti), altri perché guadagnavano più di 26.000 euro. Altri ancora per errori formali nelle dichiarazioni e sappiamo bene quanto sia difficille compilare correttamente le dichiarazioni fiscali in Italia.

susanna camusso

Susanna Camusso, leader CGIL, ha imposto l’esclusione dei lavoratori autonomi dal beneficio degli 80 euro. A suo dire sono tutti evasori.

Chi aveva creduto negli 80 euro ha avuto la giusta punizione. Adesso magari potrebbe provare a richiedere indietro il suo voto, venduto appunto per 80 euro. Soddisfazione? No, rammarico. Rammarico per un paese che dipende ancora dalle decisioni di Susanna Camusso e soprattutto per tante risorse che sono state gettate al vento quando potevano essere utilizzate al meglio per tagliare le tasse alle imprese.

Sull'autore

Gennaro Parisi

Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.

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