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Legge di bilancio a “rischio”: ecco le valutazioni della Commissione Europea

La Commissione Europea ha giudicato “a rischio di non rispetto” delle regole fiscali europee, in quanto comportanti una “deviazione significativa dall’aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine”, le leggi di bilancio di 6 paesi: Italia, Belgio, Cipro, Lituania, Slovenia e Finlandia. I 6 paesi di cui sopra non partono tuttavia da identiche condizioni e basi di valutazione: mentre infatti per Slovenia, Finlandia, Belgio e Lituania i gap sembrano essere comunque moderati o piuttosto ristretti, Moscovici ha affermato in modo esplicito che per Italia e Cipro la deviazione è significativamente più ampia rispetto a quella delle altre 4 nazioni precedentemente citate.

Non solo: in particolare modo per Italia e Belgio, che sono nel braccio preventivo del Patto di stabilità e per i quali si ravvisa un mancato rispetto della regola sul debito, la Commissione diffonderà un rapporto sul debito nel giro di un paio di mesi (dunque dopo il referendum italiano).

Complessivamente e riguardo all’Eurozona, la Commissione scrive poi che “è opportuno un orientamento fiscale moderatamente espansivo […] alla luce della lenta ripresa e dei rischi per l’ambiente macroeconomico” pur aggiungendo che “è una responsabilità collettiva degli Stati Membri”. Per il momento, la Commissione non rileva significativi cambiamenti nella struttura del prelievo fiscale, né un aumento degli investimenti pubblici in percentuale del PIL.

La legge di bilancio in Italia

Tornando all’Italia, la cui posizione sembra essere quella maggiormente al centro delle attenzioni della Commissione (sia per ampiezza dell’economia e della legge di bilancio, sia per significatività del discostamento, sia per l’appartenenza del nostro Paese al braccio preventivo del Patto di stabilità), i rilievi non sono certamente stati sorprendenti. I riscontri della Commissione erano infatti attesi e pressoché inevitabili, in quanto il nostro Paese non rispetterebbe la regola sul debito né nel 2016 né nel 2017 (il gap rispetto al livello di debito necessario a soddisfare la regola è significativo, pari a circa il 7 per cento nel biennio), ed è a rischio di significativa deviazione dalle regole su deficit strutturale e spesa nel 2017.

In modo più dettagliato, la deviazione rispetto all’aggiustamento richiesto sull’anno è di ben 1,1 punti percentuali visto che il deficit strutturale nel 2017 peggiorerà di mezzo punto di PIL secondo le stime della Commissione, anziché migliorare di 0,6 per cento, o più, come richiesto. La deviazione scende a 0,8 per cento sull’anno laddove si tenga conto delle “clausole addizionali” ovvero delle spese per migranti e terremoto, che per la Commissione valgono complessivamente tre decimi di PIL (0,15 per cento e 0,18 per cento rispettivamente), ovvero un decimo in meno di quanto stimato dal Governo.

Considerando la media sui due anni e le clausole, la deviazione rispetto alle regole scende a 0,5 per cento, ma resta comunque significativa. Inoltre, in teoria potrebbe essere rimessa in discussione anche parte della flessibilità concessa sul 2016, visto che essa era legata a una ripresa nel processo di aggiustamento verso l’obiettivo di medio termine a partire dall’anno successivo, che invece non risulta soddisfatta nella Legge di Bilancio per il 2017, e che la spesa per investimenti cofinanziati nel 2016 potrebbe essere inferiore allo 0,25 per cento di flessibilità motivata dalla relativa clausola, il che renderebbe lo scostamento ancora più ampio.

A questo punto, per poterne sapere di più su quel che avverrà bisognerà attendere almeno altre due settimane: il prossimo appuntamento è infatti quello delle riunioni Eurogruppo e Ecofin del 5-6 dicembre. L’impressione è tuttavia che il giudizio finale verso l’Italia potrebbe dipendere anche dall’esito del referendum; è possibile che si eviti per il momento una bocciatura tout-court della Legge di Bilancio e che il giudizio finale, con richieste di lievi correzioni ex post, possa arrivare nella prossima primavera. Non si può a priori escludere che venga richiesta una correzione in tempi più ravvicinati – fermo restando che il Governo italiano potrebbe decidere di correre il rischio di rientrare nella procedura contro i disavanzi eccessivi.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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