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Mercati verso riunione BCE interlocutoria: ecco cosa accadrà

La riunione della Banca Centrale Europea in previsione per giovedì 20 ottobre, dovrebbe rappresentare un appuntamento sostanzialmente tecnico e interlocutorio, lasciando spazio alla consueta dialettica interna al Consiglio in vista di possibili modifiche al programma di stimolo, in scadenza a marzo 2017. Ci aspettiamo pertanto che nella sua conferenza finale Draghi smentisca tutte le indiscrezioni sul tapering (cioè, sulla riduzione del volume di acquisti, i cui rumors per una graduale cessazione sono usciti negli ultimi tempi in diverse occasioni), anche se il momento appare essere ancora acerbo per modifiche in senso espansivo già a ottobre.

Insomma, è molto probabile, alla luce delle valutazioni effettuabili, che la Banca centrale preferisca prendere tempo e aspettare almeno il meeting di dicembre, l’ultimo disponibile per questo esercizio, di modo tale da poter osservare l’evoluzione dei dati macro, aggiornare le sue stime di crescita e di inflazione e, infine, valutare le diverse opzioni di potenziamento del quantitative easing. Quel che appare già chiaro, da quanto reso noto, è che “l’attuale costellazione dei rendimenti rende l’implementazione del programma ardua”, come riportato esplicitamente nei verbali di settembre. In questo senso nei prossimi mesi il Consiglio dovrà decidersi tra l’annuncio di modifiche all’architettura attuale o una graduale riduzione del volume di acquisti (che peraltro confermerebbe comunque una politica monetaria espansiva). I prossimi passi dipenderanno dalla bontà dei dati macro, dalle prospettive d’inflazione e dall’evoluzione di condizioni finanziarie e dinamica del credito.

In merito, come vedremo tra poche righe, se da un lato le ultime statistiche hanno sorpreso verso l’alto, rimane pur sempre evidente una debolezza concreta nel profilo per il CPI con rischi verso il basso. D’altro canto è importante non sottovalutare gli ostacoli per l’approvazione di un’estensione del programma di acquisto titoli che rimangono di natura principalmente politica data la polarizzazione delle posizioni interne al Consiglio tra falchi e colombe. Non è dunque possibile escludere a priori, come sottolineato da un recente dossier ISP, che la BCE si prepari ad annunciare in dicembre interventi poco controversi ma di impatto contenuto che le consentano di prendere tempo e sviluppare il dibattito interno in funzione dell’evoluzione dei dati macro.

Dati macro Eurozona

Torniamo dunque ad occuparci dei dati macro, che sopra abbiamo avuto solo modo di accennare. Quelli usciti negli ultimi giorni sembrano essere in linea con i recuperi evidenziati a livello nazionale, anche l’indice sintetico per la produzione industriale della zona euro in agosto è rimbalzato da -0,7 per cento a +1,5 per cento su base mensile, con una revisione al rialzo del precedente da -1,1 per cento su base mensile. Appare essere discretamente ampio anche il balzo del dato su base annuale da -0,4 per cento a +1,9 per cento anno su anno, che lascia la produzione in rotta per un aumento di 0,4 per cento trimestre su trimestre nel trimestre estivo dal -0,2 per cento su base trimestrale da rilevazione precedente, ed è altresì coerente con un’espansione dell’economia dell’Eurozona di 0,3 per cento trimestre su trimestre.

In termini di componenti il rimbalzo ha riguardato principalmente i beni capitali (+3,5 per cento mese su mese), il macro-settore più volatile. Solidi sono anche gli incrementi per la produzione di beni durevoli (+4,3 per cento mese su mese)e l’energia (+3,3 per cento mese su mese). Rimangono incerte, peraltro le prospettive rispetto a settembre, data la tradizionale volatilità dell’indice nei mesi estivi: un andamento così sostenuto in agosto potrebbe riflettere commesse di grosso valore unitario o effetti di calendario inusuali. Occorrerà aspettare i numeri dell’autunno, per stimare il contributo del settore al PIL, ricordava ancora l’analisi.

Uno sguardo ai mercati azionari

Sancito quanto sopra, negli ultimi giorni sembra essere piuttosto evidente il ritorno a una moderata fiducia sul comparto bancario domestico dopo l’approvazione della fusione tra le due banche italiane (BP e BPM) che rappresentano il primo effetto della riforma delle popolari voluta dal governo Renzi. Anche a livello europeo il settore del credito sta mostrando una performance settimanale positiva favorito dall’ulteriore recupero del titolo Deutsche Bank, con i prezzi che sembrano incorporare uno scenario meno pessimistico circa l’entità della multa negli Stati Uniti.

Il comparto delle telecomunicazioni risente del profit warning lanciato a sorpresa da Ericsson a causa di un peggioramento più veloce del previsto sia dei conti che delle prospettive di business. Performance negativa anche per il comparto tecnologico che patisce la debolezza di Samsung, dopo il ritiro dal mercato del Galaxy Note 7 e il conseguente taglio delle stime di utile operativo e vendite per il terzo trimestre. Il settore inoltre sconta la revisione al ribasso degli utili di Fortinet, azienda americana che fornisce soluzioni di cybersecurity. Debole anche il settore chimico e farmaceutico.

In sintesi, quel che accadrà giovedì 20 ottobre

Alla luce di quanto sopra, è bene non prepararsi a grandi rivoluzioni in vista della riunione della Banca Centrale Europea di giovedì 20 ottobre. È infatti molto probabile che in quella occasione non saranno diramati spunti rivoluzionari rispetto all’attuale assetto, ed è pertanto molto probabile che non vi saranno ritocchi all’attuale approccio, in vista di attendere quel che accadrà sul fronte macro e geo-politico-finanziario nelle prossime settimane. È pur vero, a titolo di cronaca, che sono numerose le indiscrezioni che vorrebbero l’Eurotower essere in procinto di decidere per un prolungamento dell’attuale approccio di quantitative easing, con conseguente slittamento di tre o di sei mesi rispetto all’originaria scadenza di marzo 2017.

Quella di cui sopra è tuttavia una possibilità ancora minoritaria rispetto allo scenario centrale più attendista, che riteniamo possa essere perseguito da Mario Draghi, in concomitanza di una conferenza stampa che sarà sicuramente tesa a rassicurare i mercati finanziari e, probabilmente, ad anticipare quel che accadrà a dicembre, quando le decisioni si faranno più concrete. Il mese di dicembre potrebbe pertanto rappresentare il periodo di massima divergenza tra le politiche monetarie di BCE e FED, considerando che quest’ultima dovrebbe andare a ritoccare in rialzo i suoi tassi di riferimento di 25 basis points…

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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