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Monte dei Paschi di Siena, ecco il piano per salvare la peggior banca d’Europa

Secondo gli esiti dei temuti quanto attesi Stress Test, pubblicati dall’Autorità Bancaria Europea lo scorso venerdì 29 luglio, Monte dei Paschi di Siena è la peggiore banca d’Europa. Dal 2008 ogni anno gli Stress Test consentono alle autorità competenti di valutare la capacità degli istituti di credito di rispettare i requisiti minini e aggiuntivi di fondi propri, di fronte a scenari di crisi impostati secondo una solida metodologia dalla stessa Bce e dal Cers, il Comitato Europeo per il Rischio Sistemico. In questo caso lo scenario avverso teorizzato copre un’arco di 3 anni, volendo testare la reazione delle banche fino al 2018. Tra le 51 analizzate, Monte dei Paschi è l’unica banca a evidenziare un CET1 (indice di solidità) negativo, pari a -2,2% in caso di uno scenario avverso, mentre nello scenario base il CET1 si conferma a 12%.

Il consiglio di amministrazione di Mps ha inoltre da poco approvato il bilancio al 30 giugno 2016, mostrando i miseri risultati ottenuti nel primo semestre dell’anno. Nello specifico:

  • Un utile netto di 302 milioni, tra cui sono inclusi i 135 milioni di proventi fiscali legati al restatement dell’operazione Alexandria.
  • Una diminuzione a 1066 milioni del risultato operativo lordo.
  • Un calo dei ricavi a 2,34 miliardi (pari a circa il 10%).
  • Un calo degli Npl lordi pari a 45,3 miliardi di euro (-1,5 miliardi).
  • Un aumento dei crediti deteriorati del gruppo, saliti a 23,6 miliardi (-0,6% da inizio anno).
  • Una diminuzione delle rettifiche sui crediti a 718 milioni.

Un risultato preoccupante, che ha portato gli amministratori dell’istituto e lo stesso governo italiano a entrare in gioco. La conferma definitiva della Banca Centrale Europea circa il piano di rilancio di Banca Monte dei Paschi di Siena è infatti arrivata venerdì in serata, dando il via libera alla maxi-cartolarizzazione dei 27 miliardi di euro di sofferenze e al successivo aumento di capitale, che si prospetta ammontare intorno ai 5 miliardi di euro. A quanto risulta al Sole 24Ore inoltre, la banca sarebbe stata autorizzata da Francoforte a non tenere conto delle cessioni dei crediti in sofferenza ai fini della ponderazione dei rischi sui crediti, riducendo così di 2 miliardi il fabbisogno complessivo in termini di nuovo capitale.

Nel frattempo il consiglio di amministrazione ha approvato le linee guida del progetto, mentre è naufragata la proposta alternativa pensata da Corrado Passera insieme alla banca Ubs. L’amministratore delegato Fabrizio Viola ha confermato che il piano pensato dall’ex ministro è stato confrontato con quello messo a punto dalla banca e già sottoposto all’esame della Bce, ma che alla fine è stato deciso di scartarla. “Ricevere una proposta del genere il giorno prima non è una situazione facile da gestire”, ha commentato lo stesso Viola.

La strategia da adottare sembra quindi in linea di massima definita: il progetto, a cui stanno lavorando Jp Morgan, Mediobanca e Lazard, prevede come già accennato un’auto-cartolarizzazione del portafoglio di sofferenze da parte del Monte dei Paschi. Il funding verrà effettuato da un Spv che agirà mediante l’emissione di note senior (che quindi godranno della garanzia statale Gacs) per un valore di circa 6 miliardi.

Tale somma verrà coperta da un prestito ponte finanziato da Jp Morgan. La tranche mezzanina (pari a 1,6 miliardi) verrà invece acquisita dal fondo Atlante II, mentre la tranche equity (pari a 1,4 miliardi) resterà in mano agli azionisti attuali, ai quali verranno attribuiti in base alle quote possedute. In questo modo le tranche equity verrebbero assegnate come una sorta di warrant, ovvero fornirebbero un ritorno nel caso in cui il recupero delle sofferenze cartolarizzate fosse tale da superare il rimborso delle tranche senior e mezzanine. Di fatto quindi, dei 5 miliardi di aumento previsti circa 2 dovrebbero essere utilizzati per alzare le coperture sui crediti deteriorati, mentre 1,6 miliardi verranno usati per coprire le minusvalenze sui 26,6 miliardi di crediti ceduti ad Atlante II, a un prezzo che dovrebbe essere pari al 31-32% del valore.

Una soluzione pratica e attuabile, ma che rimane ben lontana dalla soluzione del problema. Il tema dello smaltimento dei crediti deteriorati rimane infatti attuale, e va affrontato con attenzione soprattutto dagli istituti più fragili. Risolta l’emergenza di un gruppo di grandi dimensioni come Mps, è quindi necessario adottare in tempi rapidi la dotazione di Atlante per replicare, se necessario, una serie di transazioni sugli Npl che determinino un nuovo prezzo di mercato, che sia stabilmente superiore ai 30 centesimi (rispetto ai 40 iscritti attualmente in media nei bilanci bancari). Il riprezzamento dei crediti dovrebbe quindi agevolare il percorso di cessione delle sofferenze, riducendo anche eventuali necessità di aumento di capitale.

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Sull'autore

Gennaro Parisi

Laureato in Economia e Commercio all'Università di Bari nel 2003, appassionato di finanza, di politica e di economia.

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