MPS, giornata cruciale per il destino della banca
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MPS, giornata cruciale per il destino della banca

Il 24 novembre 2016 è finalmente arrivato. Una data estremamente importante per il futuro della banca senese, visto e considerato che, tra poco, apriranno i battenti dell’assemblea straordinaria di Monte dei Paschi di Siena, all’interno della quale la banca più antica del Pianeta dovrebbe riuscire a deliberare la conversione di più di 1 miliardo di euro di bond subordinati in azioni. Un compito fondamentale per poter continuare a percorrere con relativa sicurezza la lunga e tortuosa strada che dovrebbe consentire la ripatrimonializzazione e il concreto salvataggio dell’azienda di credito, e che fino a poco tempo fa era posto in serio dubbio. E oggi?

Quorum raggiunto (pare!)

Cominciamo con il ricordare che, in fin dei conti, l’assemblea straordinaria di Monte dei Paschi di Siena era considerata come una sorta di terno al lotto fino a non troppe settimane fa. Alcuni scettici sostenevano che difficilmente si sarebbe raggiunto il quorum utile per poter votare il rafforzamento patrimoniale. Eppure, stando a quanto è emerso questa notte, sembra che il quorum verrà raggiunto, pur a fatica:, anche se niente è certo.

Gli ostacoli, d’altronde, non mancano: il nocciolo duro degli azionisti stabili di Monte dei Paschi di Siena, che avrebbe potuto dare un pò di stabilità alla direzione manageriale, non sembra essere più coeso come un tempo, e il raggiungimento della soglia minima del 20% è dunque in ballo. I tre ex pattisti di MPS (Btg Pactual, Fintech e Fondazione MPS), che avevano vincolato il 9,5% del capitale nel 2014, si trovano oggi con un 3,3% complessivo. Gli altri azionisti, cumulando le quote, non sembrano essere in grado di fornire più dell’11%: il Tesoro porta in dote il 4%, Axa il 3,1%, Falciai l’1,8%, le cooperative locali l’1,3%.

Il 20%, almeno in linea teorica, appare dunque lontano. Eppure, nelle ultime ore i consulenti di Morrow Sodali hanno lasciato intendere di essere riusciti a raccogliere voti sufficienti, e MPS dovrebbe quindi riuscire regolarmente a riunire l’assemblea e, di conseguenza, far votare la ricapitalizzazione senza diritti di opzione. Probabilmente – ma la certezza la avremo solo tra poche ore – decisivo è l’intervento dei fondi esteri, che hanno continuato a seguire con particolare attenzione le evoluzioni della banca, e che hanno conferito le loro deleghe all’avvocato Dario Trevisan, un rappresentante degli investitori istituzionali in diverse assemblee. Proprio ai fondi esteri, tra l’altro, si guarda con apprensione: se tutto va come da attese, sarà proprio la partecipazione estera a dare l’impulso decisivo alla ripatrimonializzazione (in particolar modo, il primo azionista del futuro dovrebbe essere il fondo di Doha Qatar Investment Authority, che potrebbe aggiudicarsi circa il 20% dell’assetto della banca senese con circa 1 miliardo di euro).

MPS: nessun piano B

Intanto, sempre nelle ultime ore sono emerse diverse notizie particolarmente interessanti per cercare di capire quel che potrebbe accadere nel capitale dell’istituto di credito toscano. Dalla documentazione già depositata, ad esempio, è emerso che l’operazione di salvataggio della banca sene avrà un costo (lordo) di 448 milioni di euro, da corrispondere solamente nell’ipotesi di completo successo dell’operazione. Più nel dettaglio, la tranche junior delle cartolarizzazioni delle sofferenze, che verrà assegnata gratuitamente agli azionisti della banca, ha un valore di 1,583 miliardi di euro, ma un fair value, calcolato sulla base di alcune stime preliminari, di soli 427 milioni di euro. La valutazione potrebbe comunque cambiare in misura significativa nei prossimi tempi, visto e considerato che viene affermato che la stessa è oggetto di attuale valutazione da parte di un perito esterno, il cui risultato potrebbe essere anche significativamente diversa da quella che emerge dalle stime preliminari. A proposito di crediti deteriorati, il Monte dei Paschi di Siena ha spiegato che qualora l’operazione di pulizia del proprio bilancio dai non performing loans fosse già realizzata prima del 30 settembre, l’istituto avrebbe chiuso i primi 9 mesi del 2016 con una perdita di 4,185 miliardi di euro.

Sempre dai documenti depositati emerge altresì che sono in corso, da diverse settimane, alcune attività ispettive da parte dell’authority europea. La BCE, si legge nelle integrazioni che sono state sollecitate dalla Consob, ha comunque rassicurato, almeno in parte: l’istituto banchiere guidato da Mario Draghi ha infatti ricordato che è d’uso inviare dei team di ispezione presso gli istituti finanziari che sono regolati da essa, secondo piani che vengono definiti ogni anno per ogni singola banca. Pertanto, conclude la BCE nei suoi chiarimenti, “le attività in essere stanno procedendo regolarmente nello spirito di collaborazione che contraddistingue il rapporto tra MPS e BCE“.

Insomma, la giornata di oggi non è certo decisiva per le sorti della banca, ma è quanto meno fondamentale che si esaurisca senza sorprese negative. Il piano di rilancio che passa attraverso la cessione dei crediti in sofferenza e l’aumento di capitale fino a 5 miliardi di euro è infatti una strada obbligata e, a quanto pare, l’unica.: l’istituto – nelle integrazioni ai documenti che sono stati predisposti per l’assemblea del 24 novembre, su richiesta di Consob – afferma infatti che “ad oggi, non sono allo studio operazioni alternative”. Insomma, nessun piano B, almeno formalmente.

novembre 24, 2016

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roberto


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