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Notizie Dollaro australiano, RBA taglia tassi: ecco come cambiano le prospettive

Come ampiamente atteso, la Reserve Bank of Australia (RBA) ha ridotto il proprio target rate di riferimento di 25 basis points, portandolo quindi a 1,5 punti percentuali. Una decisione non certo sorprendente, e assunta sulla base delle nuove riflessioni dei policy makers sull’inflazione – evidentemente ancora bassa – e sul ridursi dei rischi sul mercato immobiliare, grazie all’efficacia delle misure prudenziali che erano state introdotte in precedenza dalle autorità locali. Guardandosi bene dal fornire linee guide per la futura politica monetaria, la RBA sceglie dunque di accontentare il mercato e seguire gli impulsi in corso di formazione. Ma come stanno cambiando le prospettive per l’area? E quali sono le nuove previsioni sul dollaro australiano?

Lo scenario attuale

Riprendendo quanto affermato in apertura, ricordiamo come la Reserve Bank of Australia, con una scelta ampiamente attesa dagli analisti, abbia tagliato il target rate di 25pb, portandolo a 1,5 p.p.. Il comunicato di politica monetaria ha ricalcato le conclusioni che erano già state formulate nel precedente documento, con la sola differenza – invero, non irrilevante – che in quella occasione la RBA aveva mantenuto i tassi invariati.

Al di là di tale divergenza, i due comunicati sembrano essere considerabili all’interno di un’unica visione omogenea. Così come avvenuto nel documento redatto a margine della precedente riunione, infatti, la Banca centrale australiana si attende una crescita globale modesta, e di subire gli effetti negativi derivanti dall’evoluzione delle difficili condizioni di alcuni Paesi emergenti –e in particolare della Cina, che è uno dei principali mercati di sbocco per l’export di materie prime australiane. Ancora, così come nel documento temporalmente precedente, rimane la considerazione di uno scenario globale di bassa inflazione, da cui dipende, sempre secondo la RBA, anche parte della spinta deflazionistica che affligge il Paese.

Tra gli ulteriori fattori che stanno incidendo al ribasso sull’inflazione interna ci sarebbe poi la situazione sul mercato del lavoro, con una ridotta spinta alla crescita dei salari, e ancora l’andamento del prezzo delle commodity, di cui l’Australia è tra i principali esportatori al mondo: il prezzo delle materie prime si mantiene infatti basso, anche se lontano dai minimi e con qualche segnale di ripresa. In aggiunta a ciò, il comunicato della Banca sottolinea un richiamo – per quanto visto in maniera non eccessivamente preoccupata – ai rischi legati all’apprezzamento della valuta, che nello scenario negativo potrebbe condurre a una contrazione dell’export che, a sua volta, potrebbe penalizzare la crescita.

Perché i tassi son stati ridotti

Detto ciò, il focus della decisione odierna di tagliare i tassi sembra essersi basato su su due aspetti principali: il primo è la conferma della bassa inflazione nel Paese; il secondo sono i minori rischi sul mercato immobiliare. Dei due, gli spunti più interessanti ci sembrano formulabili proprio sulla seconda determinante, che fino a poco tempo fa era valutata come uno dei rischi principali dei tassi bassi, a causa della potenziale formazione di una bolla sul real estate (un problema peraltro non lontano, visto e considerato che sta interessando la vicina Nuova Zelanda e che è già stato affrontato dalla RBA con l’introduzione di misure macroprudenziali).

Nel suo documento, la Banca Centrale Australiana cita come diversi fattori indicherebbero che il rischio di formazione di una bolla sul mercato immobiliare sia in evidente riduzione, confermando dunque in maniera non certo implicita il “merito” che andrebbe ricondotto alle misure assunte, evidentemente efficaci secondo i policy makers della RBA: tra le varie, gli standard più rigidi che sono ora richiesti per i prestiti immobiliari, la maggiore attenzione diffusasi sui mercati agli standard dei creditori, la moderata crescita nei prezzi delle abitazioni nel corso dell’anno e l’aumento nel numero di nuove abitazioni in costruzione. Il tutto, peraltro, in un contesto in cui si è avvertita una non irrilevante riduzione del numero di mutui ipotecari concessi. Fattori, quelli appena espressi, che secondo la Banca centrale contribuirebbero a ridurre i rischi di una espansione monetaria, giustificando il taglio di 25pb deciso nell’ultima riunione.

Nessuna guidance

Purtroppo – e anche questo era un elemento non sorprendente – nel documento della RBA manca un chiaro riferimento alla guidance che dovrebbe ispirare le prossime mosse della RBA, che saranno influenzate in particolare dalla dinamica dell’inflazione futura: se la dinamica inflattiva dovesse mantenersi troppo bassa, è possibile che la RBA possa essere invogliata a effettuare nuovi tagli nei tassi di riferimento (i margini ci sono), in sinergia con la revisione di una valutazione dei rischi sul mercato immobiliare, su alcuni dati macro (lavoro), sulle evoluzioni valutarie e sui prezzi delle commodity. Per saperne di più, appuntamento al 6 settembre, quando è in programma la nuova riunione.

Quanto vale un dollaro australiano

Cerchiamo ora di comprendere quanto vale un dollaro australiano oggi, nei confronti delle principali valute controparte, e quali potrebbero essere le evoluzioni da qui a fine anno. Per quanto riguarda il cambio tra dollaro australiano e dollaro, il tasso è oggi pari a 0,7600, con nostre previsioni di deprezzamento sotto quota 0,7000 entro la fine dell’attuale anno. Il cambio tra euro e dollaro australiano è invece pari a 1,4658, con previsioni di incursioni in range tra 1,55 e 1,60 nell’ultimo trimestre dell’anno. Dunque, attenzione a seguire le evoluzioni dei cross: da qui a fine anno il dollaro australiano potrebbe infatti rendersi protagonista di oscillazioni piuttosto evidenti, con margini di spostamento anche oltre il 5% rispetto alle quotazioni attuali.

Simbolo dollaro australiano

Il simbolo del dollaro australiano, secondo gli standard ISO 4217 (ovvero, gli standard internazionali che descrivono i nomi delle valute in tre lettere, stabilito dall’Organizzazione Internazionale per le Standardizzazioni), è AUD. Anche se tale è la indicazione nelle piattaforme di trading, spesso è possibile che negli approfondimenti didattici, e non solo, possa essere indicato con il simbolo A$ o, più raramente, $, senza cioè distinguere il simbolo del dollaro australiano dal dollaro americano.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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