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Pil, cosa è e come si calcola

Il Pil, uno dei principali indicatori macroeconomici, è altresì il dato più citato e più analizzato quando si parla dello stato di salute di un Paese (ad esempio, l’Italia) o di un’area (ad esempio, l’Eurozona). Ma cosa è? Come si calcola? Cerchiamo di saperne un pò di più, svelando alcune particolarità che, probabilmente, non conoscete.

Pil definizione

Considerato che il Pil è la sommatoria di tutto ciò che viene prodotto da un Paese (beni e servizi) e destinati al consumo finale (e dunque non a ulteriori lavorazioni intermedie), il calcolo del prodotto interno lordo dovrebbe apparentemente essere un gioco da ragazzi. Tuttavia, non è proprio così “facile” da comprendere.

Il perchè è intuibile. Se è vero che per calcolare il Pil è sufficiente sommare quello che un Paese “fa”, è anche vero che bisogna ricordare che il Paese è composto da decine di milioni di membri, e che non è semplice effettuare una corretta sommatoria di tutto quel che avviene in essi. Ad esempio, per poter conteggiare il Pil si potrebbe fare la somma delle dichiarazioni fiscali di individui e imprese, facendo attenzione a conteggiare esclusivamente i prodotti finiti. Partendo da questa base di valutazione, non mancano però gli elementi di complessità: bisogna ad esempio aggiungere i dati di “sommerso”, ovvero le attività illegali, il lavoro nero, i fenomeni di autoproduzione, e così via. Insomma, una vera e propria impresa titanica, che spesso conduce a risultati non proprio in linea con la realtà.

Perchè si chiama lordo?

Prima di procedere oltre, val la pena soffermarsi su una curiosità che, in realtà, è ben più di una semplice nota. Il prodotto interno è conteggiato come “lordo” poichè, contrariamente alla valutazione “netta”, tiene conto anche degli ammortamenti, ovvero dell’accantonamento effettuato per la perdita di valore che avviene nel corso degli anni. I ragionieri e gli studenti di economia lo sapranno molto bene: se acquistiamo un macchinario con una durata stimata di 10 anni di operatività, anno dopo anno il macchinario inizierà a perdere di valore a causa dell’usura, e l’azienda contabilizzerà in conto economico i relativi ammortamenti. Ne deriva che, se dal Pil (lordo) togliamo questa “usura”, otteniamo il Pin (netto). Se quanto sopra non vi è ben chiaro, nessun problema: il Prodotto Interno Netto rappresenta una misura di calcolo che oggi non viene quasi mai utilizzata, anche a causa della sua scarsa fruibilità, e del minore valore aggiunto che si otterrebbe per poter tastare il polso della situazione economica di un Paese.

Come calcoliamo il Pil in Italia

Il calcolo del Pil, in Italia, segue delle regole ben precise e, peraltro, non dissimili da quelle che contraddistinguono i sistemi di calcolo di altre nazioni. Tuttavia, come abbiamo ricordato nelle righe precedenti, più che sul meccanismo di calcolo (standardizzato) bisognerebbe puntare l’attenzione sulla sua attendibilità e validità. Fortunatamente, nel corso degli anni, la bontà del sistema di calcolo del Pil è cresciuta tantissimo, per merito della maggiore mole di dati che viene elaborata e ponderata dall’Istat, l’Istituto che nel nostro Paese ha il compito di conteggiare l’indicatore. Nel dettaglio, la base di partenza è rappresentata dai bilanci delle imprese e dai dati fiscali e contributivi, per poi integrare tale spunto con l’economia “non osservata”, come quella accennata in precedenza.

Il Pil è veramente utile?

Il Pil è un indicatore utile per poter comprendere quanto sia in salute l’economia di una nazione, ma non è certamente l’unico indicatore nè, probabilmente, anche quello più efficace per poter cercare di illustrare l’effettiva bontà di quel che accade all’interno di un Paese. Al di là dell’oramai noto assunto per cui la qualità della vita non si misurerebbe solamente dal reddito, esistono numerosi margini di miglioramento e di ottimizzazione sul suo calcolo e sulla sua osservazione. Tuttavia, occorre spezzare una lancia in suo favore: il Pil è ad oggi l’indicatore migliore per poter misurare le dimensioni di un’economia e la sua produttività. Dunque, se si vuole saperne di più sull’evoluzione economica di un Paese, piuttosto che cercare altri indicatori oltre il Pil, è certamente più utile partire dal Pil e integrare le sue informazioni con altri indicatori.

Pil Italia 2016. Ovvero: quanto cresce il Pil italiano (e quello degli altri principali Paesi europei)?

Chiarito quanto precede, possiamo compiere un piccolo sforzo concreto cercando di illustrare quale è stata l’evoluzione del Pil Italia 2016 negli ultimi mesi. Per far ciò, come dovrebbe essere intuibile dopo la lettura dei paragrafi precedenti, non possiamo che riferirci alle rilevazioni dell’Istat, secondo cui nel secondo trimestre 2016 il Pil sarebbe rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, ed è aumentato dello 0,7% nei confronti del secondo trimestre 2015.

È sempre l’Istat a sottolineare come la variazione congiunturale sia la sintesi di una crescita del valore aggiunto nell’agricoltura e nei servizi, e di una diminuzione in quello dell’industria. Sul fronte della domanda, si registra un contributo lievemente negativo della componente nazionale, compensato dal positivo apporto della componente estera netta. La variazione acquisita per il 2016 è pari allo 0,6%.

Per quanto attiene le altre principali economie europee, nello stesso periodo il Pil è cresciuto dello 0,6% congiunturale nel Regno Unito, ed è rimasto stabile in Francia. In termini tendenziali è cresciuto del 2,2% nel Regno Unito e dell’1,4% in Francia. In Germania la crescita del Pil è invece dello 0,4% trimestre su trimestre, e del 3,1% su base annua.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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