Pil Italia: crescita vivace ma… non durerà a lungo!
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Pil Italia: crescita vivace ma… non durerà a lungo!

Il Pil italiano è cresciuto più del previsto, ma la buona lena assunta dalla crescita economica tricolore non durerà a lungo. Ma per quale motivo? E cosa succederà alla crescita tricolore?

Quanto stiamo crescendo (poco)

Cominciamo dai dati di fatto: nel corso del terzo trimestre 2016 il Pil italiano è cresciuto di 0,3 per cento su base trimestrale, dopo essere rimasto stagnante a sorpresa nei tre mesi precedenti. Il dato è leggermente superiore alle attese di consenso (0,2 per cento) e ha portato la crescita annua ad accelerare più del previsto a 0,9 per cento dallo 0,7 per cento del trimestre precedente.

Il dettaglio delle componenti non è ancora noto (verrà diffuso solamente il prossimo dicembre), ma è già possibile conseguire alcune riflessioni preliminari sulla base di quanto in precedenza riportato dall’Istat. In particolare, l’espansione è il risultato di una crescita del valore aggiunto sia nell’industria che nei servizi (a fronte di un calo nell’agricoltura), con un contributo di almeno due decimi dall’industria (al netto delle costruzioni), visto che l’output nel settore è cresciuto nel trimestre al ritmo più elevato degli ultimi sei anni (+1,2 per cento su base trimestrale), e anche questo trimestre le costruzioni potrebbero non aver contribuito sostanzialmente alla crescita; all’interno dei servizi, un contributo positivo potrebbe essere venuto in particolare dal turismo.

Domanda domestica in sviluppo

In aggiunta a quanto sopra, e a differenza che nel trimestre precedente, la crescita è tornata a venire dalla domanda domestica (quantomeno al lordo delle scorte), mentre il commercio con l’estero ha dato un contributo negativo: entrambi i flussi commerciali dovrebbero essere cresciuti per il secondo trimestre consecutivo, ma, in estate al contrario che in primavera, la dinamica dell’import sembra essere stata più vivace di quella dell’export (in base ai dati mensili nominali, l’export sarebbe cresciuto di 0,6 per cento e l’import di 1,7 per cento su base trimestrale). Il dettaglio delle componenti di domanda come detto non è noto, ma è possibile stimare che la ripresa sia venuta soprattutto dagli investimenti, mentre i consumi potrebbero risultare poco vivaci come in primavera. Anche le scorte dovrebbero aver dato un contributo positivo, compensando l’apporto negativo dal commercio estero (specularmente a quanto verificatosi nei tre mesi precedenti).

Crescita acquisita in linea con le attese

Dopo i dati di cui sopra, la crescita “acquisita” per il 2016 (ovvero, nel caso il Pil non cresca nell’ultimo trimestre dell’anno) è pari a 0,8 punti percentuali, in linea con le previsioni della maggior parte degli analisti. Un dato non certo eccezionale, ma comunque confortante, poichè permette di ridurre il gap di crescita con il resto d’Europa. Anzi, nel trimestre in esame l’Italia è cresciuta in linea con l’eurozona (non accadeva da 3 anni) e (un decimo) più di Germania e Francia (non accadeva da oltre 10 anni). Peraltro, su base annua la crescita italiana, a 0,9 per cento, resta ben inferiore sia a quella della media dell’area euro (1,6 per cento) che a maggior ragione di quella tedesca (1,7 per cento).

Come crescerà l’economia nell’ultima parte dell’anno

Per l’ultimo trimestre dell’anno, è possibile attendersi un’espansione meno vigorosa, attorno a 0,1 punti percentuali su base trimestrale, proprio in ragione di un minor contributo dall’industria dopo l’exploit estivo (sarà decisivo in tal senso l’andamento della produzione industriale a ottobre, attesa rimbalzare dopo la flessione di -0,8 per cento mese su mese registrata a settembre: il dato sarà diffuso il prossimo 13 dicembre). Nel caso in cui il Pil rallentasse a +0,1 per cento su base trimestrale nel trimestre corrente, la crescita media annua 2016 sarebbe pari a 0,85 per cento. Ciò suggerisce che, dopo il dato odierno, i rischi sulla stima di 0,8 per cento per la crescita media annua 2016 siano verso l’alto.

Crescita economica nel 2017

Difficile compiere una stima di quel che potrebbe accadere nel 2017, anche se gli analisti si stanno orientando verso uno sviluppo in lieve accelerazione all’1 per cento. A nostro giudizio, permane comunque un fortissimo grado di incertezza sull’evoluzione del ciclo l’anno prossimo, visto che non è da escludere del tutto che l’esito del referendum del 4 dicembre possa avere ripercussioni sulle decisioni di investimento a inizio 2017.

Tuttavia, non sono pochi gli elementi che permettono di supportare un tenue ottimismo. Ad esempio, le indagini di fiducia dal lato delle imprese hanno evidenziato un lieve miglioramento negli ultimi due mesi, con la fiducia dei consumatori che invece continua a calare, suggerendo che probabilmente le misure espansive presenti nella legge di Bilancio 2017, concentrate prevalentemente sul lato corporate (contrariamente a quanto avvenuto negli anni precedenti), stanno spostando il peso del principale contributo alla crescita economica dal lato consumer a quello business.

Sempre in relazione al miglioramento della fiducia delle imprese, si noti come lo sviluppo più positivo si stia registrando nel comparto dei beni strumentali e intermedi, mentre le aziende operanti nel settore dei beni di consumo registrano un calo del morale per il terzo mese consecutivo.

novembre 29, 2016

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roberto


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