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Previsioni azioni Mediobanca, view positiva sul titolo

Nonostante qualche potenziale rischio ancora sussistente per il prossimo futuro della società, gli analisti sono tiepidamente positivi per gli investimenti nel settore bancario e, nello specifico, in Mediobanca, società che ha potuto chiudere il primo trimestre dell’esercizio fiscale 2017-18 con un utile netto che ha mostrato una crescita superiore alle attese grazie alla buona dinamica dei ricavi, e con indici patrimoniali ritenuti stabili rispetto all’aggiornamento precedente.

Quotazione in tempo reale Mediobanca


Quotazione in tempo reale del titolo Mediobanca sulla Borsa di Milano.

Dati Mediobanca

Di particolare interesse risulta essere la breve analisi sui dati di conto economico, che si chiudono con un livello di utile netto pari a 300,9 milioni di euro, in aumento a doppia cifra, + 11,2%, rispetto a quanto era invece stato attribuito l’anno precedente e, comunque, sopra il consenso raccolto dalla banca di 260 milioni di euro.

Il dato ha evidentemente potuto beneficiare di plusvalenze per 89 milioni di euro e oneri non ricorrenti per 7 milioni di euro. Dal conto riclassificato è emerso come il margine di intermediazione sia cresciuto del 12,9% su base annua a 598,4 milioni di euro, con una dinamica particolarmente positiva per le commissioni (cresciute del +30,5% anno su anno a 138,3 milioni di euro) e dei proventi da servizi di tesoreria (+21,7% su base annua a 38,7 milioni di euro). Oltre all’aspetto commissionale, a crescere per Mediobanca è anche il margine di interesse (+5,6% anno su anno a 331,7 milioni di euro), manifestando così un discreto contribuito di entrambi gli aggregati principali di influenza del risultato finale di conto economico.

Per quanto concerne i principali indicatori, il Cet1 ratio – calcolato con il metodo standard – si è attestato al 13,3%, risultando così stabile rispetto a fine giugno.

Previsioni Mediobanca

Presentando i dati dell’ultima trimestrale dell’esercizio fiscale in corso, l’amministratore delegato Nagel ha dichiarato di voler accelerare sull’esecuzione del piano strategico, spingendo il pedale sulla crescita organica e tramite operazioni di fusione e acquisizione su realtà tendenzialmente di medie e piccole dimensioni, e valutando inoltre anche operazioni più grandi purché capaci di generare valore.

Proprio in questa ottica di analisi è leggibile il passo in avanti che il gruppo ha effettuato nei confini elvetici, con Mediobanca che ha confermato di aver siglato un accordo per acquisire la svizzera RAM AI, uno dei principali gestori sistematici europei con una ampia gamma di fondi d’investimento. Come sempre, l’Istituto rimane poi impegnato, come da piano industriale in scadenza al 2019, a cedere il 3% di Generali per scendere così al 10%.

Il settore bancario

Oltre ai risultati continuativamente ottenuti dalla compagine e alle previsioni di un miglioramento ulteriore dei “fondamentali”, ci sono altre ragioni che stanno spingendo gli analisti ad approvare un outlook positivo sul titolo della banca.

Tra questi, il più importante non può che essere l’impressione di una crescente positività delle valutazioni sull’intero settore bancario di cui Mediobanca fa parte, e che nel corso del 2017 ha fatto registrare una performance positiva del 18%, mantenendosi  ancora relativamente a sconto rispetto ai competitori europei.

Chiaramente, questa buona complessiva valutazione del mercato bancario europeo non deve indurre a eccessiva fiducia nei confronti di tutto il cluster di azioni componenti il settore, dovendo invece spingere gli investitori più accorti a effettuare un’attenta selezione all’interno del paniere di titoli.

D’altronde, Mediobanca – e così gli altri titoli che fanno parte del settore – nei prossimi mesi saranno messi duramente alla prova da una serie di fattori che potrebbero rovinare i “piani” degli investitori. Tra di essi, si pensi alla possibilità che i ricavi da commissioni non riescano a controbilanciare i rallentamenti dei margini di interesse (valutando che i tassi di mercato rimarranno ancora negativi per qualche tempo), o ancora alla difficoltà di ridurre i costi, o ulteriormente all’impatto di Basilea III, alla gestione delle sofferenze con le nuove regole europee, e così via. Decisivo, in questo senso, sarà dimostrare un’adeguata capacità di generazione di capitale, necessaria a spesare l’aumento degli accantonamenti su crediti.

Per quanto concerne poi le sofferenze, secondo quanto affermano gli ultimi dati pubblicati da Banca d’Italia gli NPL in bilancio alle banche italiane alla fine del mese di novembre 2017 sono lievemente calati a perimetro lordo, ma sono invece cresciuti su base netta, seppur con aggregati poco mossi rispetto a ottobre. Sempre in novembre si conferma comunque la crescita del credito al settore privato (+2,8% su anno), con una prestazione stabile per le famiglie, accompagnata da un incremento alle imprese non finanziarie (+0,3% su anno).

Secondo i dati di Banca d’Italia, infine, a novembre 2017 il totale delle sofferenze lorde in capo agli istituti di credito operanti in Italia ammontava a 173,1 miliardi di euro, rispetto ai 173,8 miliardi di euro del mese precedente. A livello netto le sofferenze risultavano invece pari a 66,3 miliardi di euro, contro i 66 miliardi di euro del mese precedente. Su base annua le sofferenze lorde registrano un tasso di riduzione del 6,4% rispetto al -5,5% di ottobre.

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Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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