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Rating Italia, DBRS declassa il nostro Paese

Venerdì sera, a mercati finanziari chiusi, l’agenzia di rating DBRS ha tagliato di uno scalino il rating sovrano dell’Italia a BBB(high) da A(low), a conclusione della revisione sul merito di credito del Paese che aveva preso il via lo scorso agosto. L’outlook sulla nuova valutazione è invece stabile. Ma per quali motivi è stata assunta questa decisione di peggiorare il giudizio sul nostro Paese? E che ripercussioni potrebbe avere ora questa scelta?

La decisione di DBRS: un mix di fattori negativi

Secondo quanto si legge nella nota diffusa da DBRS, alla base di questa decisione (tutt’altro che inattesa), si riscontra una “combinazione di fattori” tra i quali spicca da una parte l’incertezza sulla capacità politica del Paese di sostenere il percorso delle riforme strutturali e dall’altra parte la protratta debolezza del settore bancario. Un mix di determinanti che sembra peraltro innestarsi in un quadro di persistente debolezza della crescita economica. Il risultato è dunque stato concretizzato nel non auspicato (ma atteso) declassamento.

Più nel dettaglio, l’agenzia ha modo di soffermarsi a lungo sul fronte politico, sottolineando come la vittoria dei No al referendum costituzionale di dicembre sia stata un’occasione persa per garantire maggiore stabilità al governo. DBRS sostiene inoltre che il nuovo esecutivo emerso dopo la crisi di governo seguita alla consultazione referendaria, e guidato attualmente da Gentiloni, non potrà che avere degli spazi di manovra piuttosto limitati per poter proporre nuove misure a sostegno della crescita economica. Sempre in ambito politico, DBRS ritiene inoltre che resti il rischio di elezioni anticipate nel primo semestre del 2017: un evento che sebbene sia previsto da più parti, contribuire a , rendere ancora più fragile il quadro politico. Naturalmente, la fragilità sarebbe solo di breve periodo, mentre sul medio lungo termine le conseguenze potrebbero essere ben diverse e, forse, positive. In tale ambito, viene segnalato come cruciale il pronunciamento della Consulta sulla nuova legge elettorale: i prossimi giorni, che ci separano sul pronunciamento di cui sopra, saranno pertanto molto delicati e di crescente attenzione.

Le banche continuano a preoccupare

Come abbiamo avuto modo di sintetizzare qualche riga fa, se da una parte è il fronte politico a preoccupare gli economisti di DBRS, dall’altra parte a pesare gravemente sulla view di periodo dell’Italia è il sistema bancario. In tal senso, le valutazioni dell’agenzia di rating non sono interamente negative, visto e considerato che gli analisti riconoscono la diminuzione delle sofferenze a partire dalla fine del 2015, quale principale frutto dei tentativi di ripristinare una condizione di maggiore solidità nei bilanci bancari. Tuttavia, l’agenzia sottolinea altresì come “l’incertezza sulla qualità degli asset del sistema bancario continui a influire sia sull’appetito degli investitori per il capitale bancario sia sulla capacità degli istituti di credito di agire come intermediari finanziari a supporto dell’economia attraverso il canale del credito”.

DBRS si allinea alle altre agenzie di rating

Terminata questa breve fase introduttiva su ciò che è accaduto nel corso degli ultimi giorni, possiamo certamente ricordare come il downgrade ora realizzato abbia condotto la valutazione di DBRS allo stesso livello di quella di Fitch (BBB+), mentre le agenzie Moody’s e S&P’s conservano ancora un giudizio rispettivamente di uno e due scalini inferiore, a Baa2 e BBB-. Negli ultimi mesi dello scorso anno, Fitch e Moody’s hanno però portato a negativo il loro outlook sul rating italiano, mentre S&P’s lo ha confermato a stabile, come DBRS.

Le conseguenze del downgrade

A questo punto è lecito domandarsi che cosa potrebbe accadere nel novero delle conseguenze derivanti dal taglio di DBRS, l’ultima agenzia che fino a venerdì scorso valutava l’Italia nella forchetta AAA/A. Sull’immediato, la conseguenza è che il downgrade dell’agenzia conduce il Paese in una strada di forte discesa nei rapporti con la BCE, dalla categoria di rating AAA/A a quella BBB, con un automatico aumento dei tagli applicati da Francoforte ai titoli di Stato italiani portati in rifinanziamento. In altre parole, se prima del downgrade di DBRS conferendo un BoT come garanzia la BCE applicava un haircut (taglio) sul prestito dello 0,5%, ora aumenterà lo stesso al 6%. Il taglio aumenta all’aumentare della durata dei titoli fino a passare per i Btp dai 10 anni in su dal 5% al 13%.

In termini ancora più chiari, quanto sopra sta a significare che per poter “garantire” e sostenere i finanziamenti della BCE le banche dovranno aumentare la quantità di titoli di Stato italiani da dare in garanzia. In questo senso la Banca d’Italia, ancora prima della decisione di DBRS, aveva sottolineato che l’eventuale downgrade da parte dell’agenzia avrebbe avuto un “effetto limitato” sulla capacità delle banche italiane di accedere al rifinanziamento in BCE sottolineando che la maggior parte degli istituti non ha scarsità di collaterale e che utilizza i titoli di Stato come garanzia ma preferisce la strada di altri strumenti accettati dalla BCE, come covered bond e titoli cartolarizzati.

Come hanno reagito i titoli di Stato al taglio di DBRS

In conclusione, è interessante osservare come in virtù della decisione dell’agenzia di rating DBRS di abbassare il rating italiano, nell’apertura della giornata di ieri (cioè, il primo momento utile per poter toccare con mano quelli che sarebbero stati gli effetti della decisione), i tassi per la curva italiana hanno preso la prevedibile strada del rialzo, con le vendite che si sono distribuite su tutto il ventaglio delle scadenze temporali, con rincari non certo drammatici. Contestualmente, era tornato a crescere lo spread dei Btp decennali contro gli equivalenti Bund tedeschi.

Infine, come se quanto sopra non bastasse a generare nuove preoccupazioni per il bilancio per il debito italiano, si tenga anche in valutazione le ultime indiscrezioni, ieri riportate da alcuni quotidiani nazionali, secondo cui la Commissione Europea avrebbe chiesto la scorsa settimana all’Italia una manovra aggiuntiva da circa 3,4 miliardi di euro, pari allo 0,2 per cento del PIL. Se il governo non dovesse agire in tal senso verrebbe probabilmente aperta una procedura per deficit eccessivo a causa del mancato rispetto del parametro sul debito…

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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