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Rialzi tassi Fed: quanti nel 2017?

Mentre sembra oramai scontato un prossimo rialzo dei tassi Fed nella riunione del FOMC di dicembre, gli analisti stanno già guardando con consistenza e convinzione al 2017, esercizio nel quale potrebbero esserci uno o più aumenti dei tassi da parte dell’istituto monetario statunitense.

La prudenza, in merito, è abbastanza elevata. A fine 2015, infatti, la maggior parte dei membri del FOMC stimò in 4 le riunioni del Comitato nel quale sarebbe stato deliberato un aumento dei tassi di riferimento. La realtà è però stata molto diversa, visto e considerato che i primi 10 mesi sono scivolati senza alcun rialzo, e forse anche l’11mo sarà destinato a subire la stessa sorte, rilanciando l’incremento del costo del denaro solo a dicembre.

Qualche membro FOMC si sbilancia…

In tale contesto tendenzialmente prudenziale, fanno dunque notizia le dichiarazioni di alcuni membri FOMC dalle quali, peraltro, si evince l’ennesima spaccatura di intenti. Bullard, ad esempio, ha già sostanzialmente lascianto intendere di voler mantenere una posizione piuttosto “anomala” all’interno del FOMC, con una previsione di un solo rialzo, seguito da stabilità dei tassi nel biennio successivo.

In tal proposito, Bullard ha commentato ribadendo che “sarà necessario un rialzo dei tassi” e che nei due-tre anni successivi prevarrà un regime di tassi molto bassi. La St Louis Fed ha modificato la metodologia di previsioni e da quest’anno non si spinge oltre un orizzonte di due-tre anni; pertanto Bullard da tempo non offre previsioni per il “più lungo termine” nel grafico a punti del FOMC, perché dovrebbero basarsi sulla valutazione del regime strutturale dell’economia. Attualmente sembra che il regime sia di tassi, inflazione e crescita bassi, diversamente da quanto avveniva in passato quando i tassi di equilibrio erano più elevati. Per questo, nel regime attuale, Bullard prevede un rialzo e poi tassi fermi nel futuro prevedibile (2-3 anni); a suo avviso diversi suoi colleghi dovranno rivedere verso il basso i loro punti. In caso di cambiamento di regime, lo scenario cambierebbe e la Fed tornerebbe a perseguire una politica controciclica.. La St Louis Fed, rappresentata da Bullard, era peraltro fra le 9 banche regionali che hanno votato per un rialzo del tasso di sconto a settembre. E’ molto probabile quindi che Bullard a dicembre voti a favore di un aumento del tasso dei fed funds e nel 2017 (quando non sarà fra i presidenti votanti nel FOMC, poiché è votante fino al 2016) la sua opinione sia per tassi fermi.

Di contro, Evans (della Fed Chicago, non votante nel 2016 ma votante nel 2017), recentemente allineato verso l’estremo delle “colombe” nel FOMC, ha detto che prevede tre rialzi fra oggi e fine 2017. A suo avviso la Fed dovrebbe portare l’inflazione in media al 2 per cento, il che implica fare overshooting sull’obiettivo del 2 per cento e undershooting su quello del pieno impiego. Evans ha dato una valutazione molto positiva dei miglioramenti solidi del mercato del lavoro e ha previsioni di crescita moderata e ha riconosciuto che l’inflazione sta riducendo la distanza dal 2 per cento. A suo avviso il FOMC dovrebbe dare indicazioni più chiare sul progresso dell’inflazione verso il 2 per cento richieste come condizioni per ulteriori rialzi dei tassi.

Dati macro

Uno sguardo, infine, agli ultimi dati macro usciti e in uscita. Cominciamo dal PMI manifatturiero flash, che a ottobre aumenta a 53,2 punti da 51,4 punti; lo spaccato dell’indagine è incoraggiante, con un aumento degli ordini a 54,7 punti da 51 punti, degli ordini dall’estero a 50,9 punti da 49,8 punti, della produzione a 55,4 punti da 52,4 punti. Anche i prezzi dell’output sono in territorio espansivo a 52,8 punti da 49,5 punti. Solo l’occupazione è in calo, a 51,6 punti da 52,5 punti, pur restando ancora sopra 50 punti. I dati sono dunque in linea con modesta ripresa dell’attività nel manifatturiero nel quarto trimestre.

Tra gli altri spunti macro informativi in uscita, ricordiamo altresì come la San Francisco Fed abbia pubblicato un’analisi che stima fra 50 e 110 mila la variazione di occupati di breakeven (tale cioè da soddisfare la variazione media della forza lavoro, mantenendo stabile il tasso di disoccupazione). Le stime precedenti vedevano l’intervallo della variazione di breakeven fra 60 e 100mila. Questo intervallo è rilevante come riferimento per valutare le variazioni effettive degli occupati, che finora si sono mantenute su una media ben superiore (media agosto-settembre a 160 mila, media da inizio 2016 a 178 mila). Secondo la San Francisco Fed la crescita potenziale è compresa fra 1,5 per cento e 1,75 per cento.

Infine, occhi aperti sul prossimo dato in uscita, relativo all’indice sulla fiducia dei consumatori rilevata dal Conference Board a ottobre, che è prevista in calo a 101 punti, dopo due mesi di significativi rialzi (104,1 punti a settembre). L’andamento positivo del mercato del lavoro sta trainando l’indice del Conference Board verso l’alto. La componente aspettative potrebbe correggere per via dell’incertezza collegata alle elezioni di inizio novembre. Il livello degli indici è elevato e coerente con la prosecuzione di una crescita dei consumi superiore a 2,5 per cento trimestre su trimestre annualizzato.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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