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Riunione BCE: avanti come previsto (almeno per ora)

Come era ampiamente atteso, e come avevamo più volte sottolineato nel corso dell’ultima settimana, la prima riunione dell’anno da parte del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea ha assunto un carattere prettamente interlocutorio, ponendo ancora una volta in un angolo – non troppo silenzioso – la posizione dei falchi tedeschi, ora in ulteriore fibrillazione dopo la pubblicazione di dati dell’aumento dell’inflazione in Germania, nonostante un periodo di inflazione tedesca maggiore del resto dell’area non sarebbe affatto disprezzabile.

Strada tracciata fino a dicembre?

Con maggiore ordine, ricordiamo come la riunione della BCE si sia conclusa senza novità di sorta sulla politica monetaria: pertanto, gli acquisti inquadrati all’interno del piano di quantitative easing andranno avanti fino a dicembre 2017 e in ogni caso fino a quando l’inflazione non sarà tornata verso il 2%, quale target statutario dell’istituto monetario. In aggiunta a ciò, la BCE ha ricordato ancora una volta che gli acquisti potranno essere nuovamente aumentati (da 60 miliardi di euro previsti dopo il taglio, agli 80 miliardi di euro precedenti o, magari, anche di più) nel caso in cui il quadro macroeconomico dovesse peggiorare, o ancora nell’ipotesi in cui le condizioni finanziare dovessero divenire più restrittive. Nel comunicato stampa la BCE ha poi specificato che gli acquisti di titoli che hanno un rendimento inferiore al tasso applicato sui depositi non comprenderanno i titoli privati ABS covered bonds e titoli corporate.

Non parlate di tapering!

Durante la sua conferenza stampa, il numero 1 dell’Eurotower Mario Draghi ha quindi riaffermato che le decisioni di politica monetaria dello scorso mese di dicembre (con prolungamento del quantitative easing ma ad un ritmo inferiore) non devono essere interpretate come l’inizio della fase di chiusura. Per allontanare la parola “tapering” dalla sala della conferenza, Draghi ha poi rammentato come una riduzione degli acquisti in caso di miglioramento inatteso del ciclo non sia stata considerata e quindi, almeno per il momento, non possa certo essere commentata.

L’inflazione traina il carro

L’attenzione dei prossimi mesi sarà dunque incentrata prevalentemente sul dato dell’inflazione: la BCE nel suo comunicato ha avuto modo di specificare in misura chiara come per il momento non si intravedano delle pressioni sui prezzi interni e che la BCE guarderà oltre gli aumenti d’inflazione causati da energia e effetti base.

Quindi, la BCE ha indicato i tre driver che potranno soddisfare la valutazione di un’inflazione almeno in linea con l’obiettivo di medio termine. Non si tratta certamente di novità, ma è comunque utile aver riscontrato, “nero su bianco”, le intenzioni dell’istituto monetario su tale fronte: per la BCE è infatti necessario che si verifichi un aumento nel medio termine, una convergenza stabile e o duratura verso il 2% e, infine, un aumento che possa essere sostenuto anche in assenza dello stimolo BCE che, prima o poi, cesserà i battenti.

Nello stesso comunicato, a maggior chiarezza, il comitato di politica monetaria dell’istituto di Francoforte dichiara che per il momento è necessario applicare condizioni finanziarie super accomodanti affinché la dinamica dei prezzi interni muova verso il target, ed ha altresì precisato come i rischi per lo scenario rimangano saldamente verso il basso, e siano provenienti soprattutto dal contesto economico esterno all’eurozona.

La discussione nel corso della prima riunione del 2017 ha ottenuto un consenso unanime circa il fatto che le misure che sono state adottate nel corso della precedente riunione del mese di dicembre fossero adeguate per poter assicurare l’adempimento del mandato e per la ripresa della zona euro.

La Germania sempre più nervosa

In conclusione, Draghi ha naturalmente avuto l’accortezza di non sottovalutare la frangia più tesa, quella tedesca. E lo ha fatto anche in maniera esplicita, invitando la Germania a essere paziente e fiduciosa sul fatto che con il consolidarsi della ripresa in tutta la zona euro anche l’economia tedesca ne trarrà beneficio e i tassi potranno tornare a crescere. La BCE ha quindi cercato di far comprendere che le misure di dicembre possono essere sostenute senza problemi anche in quadro di rialzo dell’inflazione più significativo, soprattutto nella locomotiva tedesca.

D’altronde, è ben difficile immaginare che il comitato avesse potuto fare altro, magari mettendo in discussione il quadro programmatico faticosamente strutturato, solamente a causa di qualche dato corrente di inflazione. Inoltre, anche se dalle parti tedesche potrebbe non essere di immediato gradimento, un periodo di rivalutazione interna da parte di Berlino, con una dinamica più sostenuta rispetto alla media dell’Eurozona, di salari e prezzi, potrebbe essere uno scenario non totalmente disprezzabile e, anzi, forse potrebbe portare giovamento al contesto…

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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