Innovazione e startup

Start up al servizio della disabilità: due casi interessanti

Start up al servizio della disabilità e big della tecnologia che sviluppano assieme alle imprese innovative progetti che potrebbero rendere più accessibile il mondo alle persone che hanno problemi di natura motoria o psicologica. Questo è l’obiettivo che molte start up si propongono, un obiettivo di grande interesse e di grande utilità sociale, dove la tecnologia è protagonista e può scrivere un futuro migliore per tutta l’umanità.

Tutto può iniziare con la start up italiana Tooteko, nata nel 2014 e ora pronta a mostrare al mondo un progetto dedicato alle persone non vedenti. Si tratta di un anello sensoriale in grado di far partire speciali informazioni audio nei musei o in qualsiasi altro luogo vengano installate. Si tratta di un progetto ambizioso, che fa seguito a un grant e a un bel corso di accelerazione al Tim Working Capital di Bologna e che ha vinto l’interessante premio Edison Pulse nel 2016. Ora il progetto sbarca all’Ara Pacis di Roma e aiuterà i non vedenti a gustarsi le opere d’arte presenti grazie a un meccanismo comodo, innovativo e completamente sensoriale. Tooteko vede, infatti, protagoniste le mani e i visitatori non vedenti o ipovedenti possono accedere al patrimonio storico artistico e del museo grazie a un’interazione che coinvolge tutti gli altri sensi. Art for Th Blind è il nome del progetto legato alla start up, che con il ricevimento del premio Seal of Excellence è stata definita dall’Unione Europea un’impresa innovativa meritevole per ricevere finanziamenti e quindi per proseguire felicemente la sua attività.

L’impatto sociale di Tooteko

L’impatto sociale di Tooteko va ricercato in un’esigenza che non era ancora stata coperta, quella di permettere l’accesso a un’opera d’arte alla popolazione non vedente. La start up intende ora estendere il progetto in tutto il mondo, perché i non vedenti possano godere di una visita ai musei piena e intensa, non di un surrogato come può essere la semplice audio guida che viene fornita nel corso della visita.

La start up è stata costituita nel 2014 e in tre anni ha lavorato a ritmo serrato nelle sezioni della ricerca e dello sviluppo. La volontà era di capire al meglio quali erano e quali sono le esigenze della popolazione non vedente e quindi tradurli in un meccanismo che possa offrire loro un’esperienza sensoriale completa quando si recano a visitare un museo o uno spazio artistico. Lo scopo è di dare vita a un canale percettivo del tatto che aiuti le persone a comprendere al meglio le opere d’arte, un anello 3D che possa realmente aiutare le persone che hanno problemi gravi di vista ad approcciarsi all’arte in modo completo e coinvolgente.

Facebook e il progetto di scrittura con il cervello

L’esempio di Tooteko è dedicato alle persone che hanno problemi gravi di vista e si tratta di un progetto che parte realmente dal basso, da un’idea di una start up che ha saputo sfruttare al meglio i finanziamenti e i riconoscimenti ricevuti, per spiccare le ali nel mondo e far conoscere a tutti il proprio prodotto.

Facebook non ha certo bisogno di farsi conoscere, ma il social più famoso del mondo è in continua evoluzione per quanto riguarda progetti e creazioni di idee innovative. È di qualche giorno fa la notizia che anche il social di Zuckerberg sta lavorando sull’ampliamento delle prospettive per le persone disabili, e non solo. Si tratta del progetto che permetterà di scrivere con il cervello, dove al centro di tutto ci sarà una vera e propria interfaccia fra il computer e il cervello. Il progetto è in fase di elaborazione ed è stato affidato al gruppo di ricerca condotto da Regina Duncan ‘Building 8’. La base di questo progetto innovativo va ricercata sulla capacità della tecnologia di captare gli impulsi neurali e di dare vita a una sorta di ‘mouse cerebrale’ da impiegare nella realtà aumentata. Questa capacità andrà a bypassare la necessità di attivare il corpo, quindi di rilevare i movimenti per far funzionare il computer o dispositivi di pari tecnologia.

Possiamo parlare di una protesi per parlare? Secondo i portavoce di Facebook la risposta è ‘sì’, perché il progetto si rivolge soprattutto alle persone affette da gravi disabilità e paralisi, che grazie al sistema potrebbero ricominciare a tradurre i pensieri in comunicazione, senza che essi vengano invasi dal computer. Il progetto si basa, infatti, sulla decifrazione delle parole che si decidono di condividere con l’area del cervello interessata, quella deputata al linguaggio. Quello che verrà ‘detto’ potrà quindi essere scelto in seguito e la comunicazione potrà essere assimilata a quella normale che intercorre far gli esseri umani.

Scrivere con il cervello: e la privacy delle persone?

Il sistema di scrittura con il cervello non dovrebbe quindi essere invasivo e nemmeno violare la privacy di chi lo impiega, un timore che dopo la pubblicazione del comunicato stampa era sorto in più di una persona. L’obiettivo che Facebook si propone è di permettere la scrittura di circa 100 parole al minuto, senza dispositivi applicati nel cervello delle persone come era stato finora fatto nelle ricerche scientifiche di questo tipo, che avevano portato sicuramente a risultati di eccellenza, ma molto inferiori in termini pratici: 8 parole al minuto nel caso di maggiore successo.

La scrittura automatica delle parole dal cervello potrebbe essere attivata con una sorta di berretto da indossare e da posizionare sotto la testa, ma nessuna informazione è stata data in merito al supporto che verrà impiegato da Facebook. Per ora il canale ha dato vita a un gruppo di ricerca che impegna sessanta 60 scienziati e ingegneri in arrivo da diverse università degli Stati Uniti, le più prestigiose quali Berkeley, Johns Hopkins e la Washington University. Dalla ricerca scaturirà un prototipo da testare in un primo momento e quindi la diffusione del sistema su scala internazionale. Il tempo previsto per definire il progetto? Due anni per la prima uscita del prototipo, quindi la possibilità di comunicare e di scrivere con il cervello si propone molto più vicina di quanto possiamo immaginare…

aprile 29, 2017

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valeria


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