Innovazione e startup

Start up: arrivano le nuove semplificazioni

Buone novità per le start up innovative, che possono contare su una nuova semplificazione digitale. Dal 22 giugno l’atto costitutivo e il relativo statuto potranno, infatti, essere modificati online con l’impiego della sola firma digitale. La notizia è arrivata dal ministero per lo Sviluppo e segue il decreto del 4 maggio, il quale si propone di semplificare e di incentivare la digitalizzazione delle imprese. Il decreto ha quindi fornito tutte le specifiche tecniche che permetteranno agli startupper di predisporre atti modificativi e il formato è l’elaborato Xml.

Chi sono i destinatari di questo beneficio? Secondo i dati si tratta di un bacino molto ampio, perché secondo i numeri forniti dallo stesso Ministero dello Sviluppo sono 444 le start up che hanno finora scelto di costituirsi impiegando la procedura semplificata e che risultano attualmente iscritte la Registro delle Imprese, nella sezione dedicata alle start up innovative.

L’iter da seguire

Con l’atto modificativo digitale ogni pratica viene identificata da un numero di registrazione, che viene trasmesso con una pratica denominata ‘Comunica’ all’ufficio per le imprese del territorio di competenza. Una volta ricevuta la documentazione, l’ufficio procede al protocollo e si impegna ad attivare le verifiche sui requisiti dell’impresa che chiede il servizio.

Ecco che l’ufficio di competenza territoriale, 10 giorni dopo il protocollo, deve provvedere all’iscrizione provvisoria dell’azienda nella sezione ordinaria del registro delle imprese e aggiungere una dicitura che sottolinea che la modifica è attualmente in corso. L’ultimo passaggio prevede che, decorsi dieci giorni e completate con esito positivo le verifiche, l’ufficio si occupi di iscrivere in sezione speciale la modifica di statuto e quindi di eliminare la dicitura dell’iscrizione provvisoria. L’iter si intende quindi chiuso e il cambiamento di statuto può essere effettuato direttamente online, contando su tempistiche snelle e su pratiche automatizzate.

Nella pratica, si tratta dell’attuazione dell’art. 4, comma 10-bis, del decreto legge 24 gennaio 2015, n. 3, il quale si basa sulla volontà di favorire l’avvio dell’attività imprenditoriale e di garantire l’applicazione uniforme delle disposizioni che interessano le start up innovative, quindi il ruolo degli incubatori certificati, l’atto costitutivo e le modifiche successive. Si tratta di una semplificazione utile che, assieme alla possibilità per gli startupper di costituirsi in modalità semplificata, permettono a chi vuole fare impresa di snellire la burocrazia e di poter contare su procedure veloci e su costi sicuramente contenuti.

Start up e investimenti dei business angels: la situazione attuale

Le semplificazioni apportate alla legislatura per le imprese innovative si legano allo sviluppo di questa tipologia di imprese. Secondo i dati più recenti, gli investimenti destinati alle start up sono triplicati negli ultimi tre anni e, dal 2013 al 2015, hanno toccato quota 73 milioni di euro. È arrivato, infatti, il tempo di tirare le fila di bilancio dei primi tre anni di operatività della detrazione fiscale destinata alle persone fisiche che scelgono di inserirsi in forma diretta o indiretta nel capitale sociale di un’impresa innovativa.

Si tratta di un bonus che è stato goduto da 4 mila ‘business angels’ nei primi tre anni e che con l’ultima legge di Bilancio è stato alzato dal 19% al 30% a partire dal 2017. Le ragioni sono molteplici, perché al maggiore sgravio fiscale fa seguito la possibilità di potenziare un settore e una forma di impresa che si nutre degli investimenti di capitali.

Nel 2013, anno di introduzione di questo beneficio fiscale le persone che ne hanno goduto sono state solo 645 contribuenti sul territorio, stando ai dati raccolti dalle dichiarazioni dei redditi dei cittadini italiani e l’importo di investimento è stato di 11.3 milioni di euro. Molto poco per l’avvio di questa forma di investimento, ma nel 2015 i dati hanno dimostrato che i business angels sono stati 2.128 per un totale di 36,2 milioni di euro di equity.

Ecco che il trend positivo deve essere confermato dai dati contributivi relativi agli anni 2016-2017, alla luce dello sviluppo delle start up, della maggiore conoscenza di questa forma d’impresa e anche della normativa, che ha elevato anche il tetto dell’importo detraibile, portandolo da 500mila a un milione di euro con l’ultima legge di Bilancio.

La normativa per i business angels

La normativa impone che l’ingresso nel capitale sociale di una start up venga mantenuto per almeno due anni, mentre dal 2017 deve essere mantenuto almeno per tre. Ecco che le facilitazioni fiscali possono aiutare a muovere un bacino di ‘angeli’ composto da imprenditori, manager, o anche parenti e amici che credono nel progetto o vogliono partecipare per investire i propri risparmi. La differenza formale e pratica sta nella mancanza di una due diligence e nell’analisi di un business plan, come accade nelle finanziarie o negli investimenti formali dei venture capitalist.

Variegato ma poco strutturato è l’universo dei finanziamenti privati in favore delle start up, a fronte di un impatto economico molto basso. I contribuenti che investono lo fanno, a conti fatti, per dare una mano o per diversificare il portafoglio di investimenti, mentre le start up italiane avrebbero bisogno di cordate di angeli che potrebbero davvero fare la differenza in fase di pre seed.

Serve quindi una ‘scossa’ che possa realmente aiutare le imprese innovative dal basso, anche se con la nuova legge di Bilancio gli sgravi fiscali maggiorati e il tetto alzato rappresentano già un buon passo in avanti. La cultura delle start up non è forse matura in Italia per un salto di questo tipo? A detta degli esperti no, perché si sta facendo molto ma mancano le grandi cordate di investitori che possono fare la differenza e decretare il successo del periodo di incubazione di un’impresa innovativa. Solo dopo un preciso periodo di ‘svezzamento’ la start up può infatti spiccare il volo e ambire a diventare una grande impresa o ad essere assorbita da società molto più grandi e note che possono mantenerne l’obiettivo e anche i lavoratori al suo interno. La legge di Bilancio 2017 spiana la strada, quindi, a una legislatura che dovrà aiutare gli investitori a crederci e a sentirsi alleggeriti dal peso fiscale in fase di investimento.

maggio 18, 2017

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valeria


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