Innovazione e startup

Start up della Silicon Valley: un videogioco ne scopre i lati oscuri

Per molti la Silicon Valley è terra di promesse e di vittorie, per altri è un cubo di cristallo che racchiude un’essenza quanto mai oscura. I giudizi sono opposti e contrastanti, soprattutto sulla base di concetto, perché da un lato c’è chi considera le start up californiane imprese che possono migliorare il mondo, mentre altri credono che lo strapotere di queste società rappresenti una minaccia tangibile per l’umanità, che potrebbe ritrovarsi nell’arco di pochi anni ad essere governata e manipolata da un pugno di società private alquanto spregiudicate, che hanno costruito la loro fortuna sui dati privati degli utenti e sui loro bisogni.

Questo è lo scenario attuale e queste sono forse le riflessioni che hanno indotto Francis Tseng a realizzare il controverso quanto interessante videogioco The Founder. Non si tratta di un videogioco ‘classico’ e nemmeno dell’ultima novità in grado di generare milioni di dollari di fatturato e di avviare cospicue saghe cinematografiche. The Founder è stato finanziato con una campagna di raccolti fondi sulla piattaforma di crowdfunding Kickstarter dove ha raccolto 10mila dollari in poco tempo. La sua visione è al di là delle barricate lucenti e dorate della Silicon Valley e abbraccia una visione decisamente apocalittica delle start up che qui nascono e, in alcuni casi, felicemente prosperano.

Un videogioco che permette di fondare la propria start up nella Silicon Valley

Il claim del videogioco riporta le parole “un distopico simulatore di business” dove l’unico modo che il giocatore ha per vincere è quello di non avventurarsi nel gioco. Si tratta di un preludio alquanto controverso, che anticipa il cuore del videogame, che si ispira al famoso e storico The Sims e che è ambientato nella Silicon Valley a partire dal 2001. In questa location il giocatore può fondare una propria start up nella dorata Silicon Valley, quindi scegliere il suo nome, il campo di azione e, ovviamente, in che area della valle posizionarla.

Chi gioca inizia a lavorare nel settore dei social network e del marketing pubblicitario, con l’intento di realizzare qualcosa che nella lingua anglosassone viene definito ‘disruptive’, ovvero dirompente, veloce da realizzare e in grado di generare profitti galattici da un’idea alquanto sempliciotta. Questo obiettivo si trasforma, con il passare del tempo, nella necessità di guadagnare sempre più denaro e in tempi più che brevi, al fine di tenere a bada e ben contento il consiglio di amministrazione e di evitare di essere cacciati dal proprio progetto.

Interessante quanto provocatoria è la presenza di una barra posizionata nel lato alto dello schermo, che indica il livello di felicità del consiglio di amministrazione. Se la barra onnipresente scende ai livelli più bassi mette il giocatore in uno stato di inquietante allerta e chi si avventura su The Founder deve quindi ingegnarsi per far crescere la sua creatura, destinandola alla piattaforma mobile che attrae sempre più utenti o impegnandosi in campi da sempre considerati redditizi quali la difesa e le biotecnologie, arrivando a costruire anche armature militari se necessario per sopravvivere o a investire sulla colonizzazione dei pianeti della galassia.

The Founder: per molti uno spaccato della realtà

E questo è solo l’inizio, perché il videogioco rappresenta un vero e proprio spaccato della realtà, con la richiesta di fare pressioni ai politici di turno con mediazione dei lobbisti perché non provvedano ad inasprire le leggi sulla privacy dei dati personali, fattore che metterebbe gli affari a serio rischio. Il processo prosegue con la necessità di ricercare e assumere i collaboratori più furbi e smaliziati, bravi possibilmente ma pagandoli poco o niente e ad occuparsi dell’organizzazione di eventi modello e di concertoni che sappiamo fare breccia sulle masse fino alla corruzione degli Stati stranieri più morbidi per entrare a fare parte del loro mercato con tassazioni agevolate e con il via libera sul trattamento dei dati personali.

Benvenuti sul lato oscuro delle start up americane, in un videogioco che mostra tutte queste caratteristiche con una grafica quasi infantile, creando un forte contrasto fra i giochi di potere, quelli reali e i giochi di ruolo, che possono essere sperimentati sul divano di casa propria. Tseng, ideatore del videogioco, ha raccontato alla stampa di essere stato testimone di un ‘sacco di cose incredibili’ alla Silicon Valley, cose che tutti meritano di conoscere, per non fermarsi alle apparenze e capire che dietro al successo portentoso di alcune aziende potrebbe esserci molto più di un’idea considerata universalmente geniale. Spreco e vergogna sono le parole che il creatore del videogame ha impiegato per definire la messa in pratica delle idee partorite in questa fucina di intelligenze, quindi questo è l’aspetto che Tseng desidera mettere in risalto attraverso la sua creatura multimediale.

La Silicon Valley viene vista, infatti, come una sicura terra promessa, ma anche come un luogo dove tante buone idee possono essere sperperate in nome di un profitto che deve essere generato a ogni costo. E in più c’è l’obiettivo finale, ovvero quello di rivelare i compromessi che le società del presente e del futuro sono costrette a vivere e le relazioni che spesso devono stringere per non perire. I compromessi e le alleanze si legano inoltre alla volontà di guadagnare sempre più, volontà che spesso diventa una necessità per sostenere un sistema che rende ma che al contempo chiede molto, dal punto di vista dei costi di mantenimento e di gestione. Ecco perché le dinamiche delle start up della Silicon Valley, da molte viste come luccicanti e ricche di prospettive meritano di essere analizzate anche nel ‘dark side’, forse il lato meno attraente ma il più legato alla realtà dei nostri giorni.

Può un videogioco del genere avere un corrispettivo europeo? Sicuramente l’Europa è ancora molto distante dagli Stati uniti della Silicon Valley, ma The Founder può essere inteso come un monito, semplice per molti versi, ma reale nella sostanza. Il successo è sicuramente frutto di una buona idea, ma per nutrirla serve molto di più, spesso un’abilità che surclassa le buone intenzioni e sta dall’altra parte della barricata.

febbraio 3, 2017

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valeria


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