Innovazione e startup

Start up: il futuro è nel settore alimentare

Il settore alimentare impegna le start up nel nuovo millennio, che possono sfruttare al massimo i processi di innovazione per dare vita a sistemi di coltivazione rispettosi dell’ambiente ma altamente produttivi, generando servizi nuovi e utili nel campo dell’agricoltura e dell’allevamento e forme di distribuzione originali che stanno conquistando l’intero pianeta. Le start up guardano al futuro di un settore che si propone in costante ascesa, che è la base del vivere umano e che chiede a gran voce la nascita di nuove scoperte per nutrire il pianeta, per rispettarlo e per rivalutarlo.

Ecco nascere aziende che lavorano sull’olio ricavato dagli insetti o che propongono facili tecnologie che permettono di coltivare l’orto in casa. Si tratta delle aziende innovative che fanno attualmente parte del programma di accelerazione Startupbootcamp, un network che si propone di mettere in contatto le idee più interessanti e proficue che arrivano dal tutto il mondo con i potenziali investitori. A questo serve, infatti, il programma di accelerazione, a tradurre nella pratica quella che può essere un’ottima idea di base, ad accelerare il processo di impresa per ingolosire gli eventuali investitori, che con i loro fondi potranno trasformare la start up e alimentarne la ricerca, in vista della loro espansione su scala internazionale.

Startupbootcamp: le aziende che vi partecipano

Conoscere le start up che partecipano al programma di accelerazione può aiutare le persone a conoscere quali sono le prospettive e i campi di azione del settore. Ecco una panoramica delle imprese impegnate nel progetto e dei loro interessanti obiettivi:

  • BiteBack insect oil: si tratta di una start up indonesiana che si propone di offrire, finalmente, una reale alternativa all’impiego dell’olio di palma, spesso demonizzato per il suo nullo apporto nutritivo, per i danni ambientali che derivano dalla sua raccolta e per il suo effetto puramente riempitivo. La start up ricava olio da colonie di insetti e produce attualmente oltre 150 tonnellate per ettaro di prodotto all’anno, senza impiegare pesticidi. L’olio prodotto è buono e salutare, ricco di omega tre e di vitamine;
  • Elaisian: start up romana che ha realizzato un raffinato sistema di monitoraggio delle produzioni olivicole. Si tratta di una piccola centralina che può essere posizionata su un albero e che regala informazioni utili sullo stato di salute delle piante. I dati possono quindi essere raccolti e impiegati dagli esperti per redigere i modelli di previsione degli interventi, prevedendo malattie e attacchi dei parassiti in tempo reale;
  • eVja: start up napoletana impegnata nella produzione di vegetali freschi confezionati pronti da consumare. L’impresa sfrutta una centralina alimentata ad energia solare a Vienna e impiega i dati ottenuti dal monitoraggio per controllare le colture a distanza. Il metodo può essere impiegato per il monitoraggio delle colture più complesse e difficili come condizioni atmosferiche e luoghi geografici;
  • FruitsApp: start up valenciana il cui scopo è di aumentare la qualità dei mercati ortofrutticoli abbassando i costi dei prodotti grazie a un’applicazione mobile. Tracciando i passaggi si è in grado di scoprire le inesattezze e le criticità, quindi di intervenire per pensare a solide soluzioni alternative;
  • Kiwi Campus: start up colombiana impegnata nel food delivery, che mette in relazione studenti e locali e ristoranti che propongono la consegna a domicilio, dimezzando i costi e aumentando l’incrocio fra domanda e offerta;
  • Milis Bio: start up irlandese di base a Cork che ha messo a punto, grazie all’impegno dei ricercatori, un additivo dolcificante senza zucchero o derivati, tratto dalle proteine. L’idea potrebbe rivoluzione l’universo del food and beverage, quindi si tratta, per ora, di un’attività ‘blindata’;
  • Neofarms: start up tedesca di base ad Hannover che si rivolge alle coltivazioni domestiche di erbe e di insalata. La start up ha realizzato un impianto molto intelligente, che sfrutta la tecnologia aeroponica impiegata dalla nasa nelle sue missioni spaziali;
  • Phytoponics CIC: start up inglese che ha realizzato un impianto idroponico flessibile e perfetto per l’uso domestico, che riduce dell’80% la richiesta di acqua e che può essere impiegato in ogni dove per coltivare i frutti della terra, in casa così come nelle fattorie;
  • TrakBar: start up croata che ha ideato un software in grado di incrociare i dati e di migliorare le opzioni di acquisto, al fine di aumentare l’efficienza delle attività commerciali impegnate nel settore food and beverage, ma applicabile anche in molti altri settori;
  • Wallfarm: start up romana che ha inventato un impianto di controllo dei giardini verticali che analizza la situazione e rimanda quali sono gli interventi da attuare, per risultati monitorati e una gestione a dir poco smart.

Start up e cibo: la frontiera è smart

Cosa hanno in comune le start up che partecipano al processo di accelerazione Startupbootcamp? Si tratta della volontà di gestire orti, impianti verticali, sistemi di delivery e quant’altro in modo smart e digitale. La tecnologia non si occupa solo di comunicare con i proprietari il migliore e più corretto modo di gestione, ma raccoglie dati di grande importanza, che servono per monitorare e quindi per ‘prendere la decisione giusta’ in fase di coltivazione.

Questo aspetto comune indica la volontà di preventivare, monitorare e di salvaguardare l’ambiente, non solo dal deperimento e dall’incuria, ma anche da eventi ambientali dannosi per la produzione e per lo stesso eco sistema, come ad esempio la comparsa di malattie delle piante e l’arrivo di parassiti. La produzione green del nuovo millennio si rivolge quindi a un impiego ragionato e attento delle risorse, soprattutto del bene più prezioso di cui il mondo dispone, ovvero dell’acqua.

La volontà di indirizzarsi alle colture idroponiche e aeroponiche, che richiedono pochissima acqua regalando risultati di ottima caratura, è una chiara apertura verso i paesi che non hanno la fortuna di essere forniti d’acqua. Il bene naturale merita, infatti, di essere valutato e salvaguardato, di diventare la base di realizzazione di colture smart e intelligenti, che minimizzano l’impatto ambientale in nome di una coltivazione che oggigiorno può raggiungere ogni luogo del mondo, dalle fattorie più impervie fino ai più piccoli appartamenti di città.

febbraio 18, 2017

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valeria


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