Stati Uniti, che cosa emerge dai verbali della Federal Reserve
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Stati Uniti, che cosa emerge dai verbali della Federal Reserve

In chiusura di settimana sono stati pubblicati i contenuti dei verbali della riunione del FOMC del 13-14 dicembre scorso, quando il Comitato di politica monetaria dell’istituto statunitense aumentò i tassi di riferimento di 25 punti base per la prima volta nell’anno, stimando altresì tre (e non più due) nuovi rialzi nel 2017. Ma che cosa è emerso da questi verbali? E perché apportano qualche piccolo cambiamento nel modo in cui dovremmo interpretare il nuovo anno?

Cosa è emerso dai verbali FOMC

I verbali della riunione del FOMC del 13-14 dicembre hanno mostrato in misura piuttosto chiara una visione di consenso riguardo alla valutazione positiva dell’economia a stelle e strisce ma, nel contempo, hanno dato una enorme (sicuramente, più di quanto atteso) importanza al nuovo contesto politico post-elettorale che sarà contraddistinto dall’amministrazione Trump. Insieme al “voto di fiducia” sullo scenario economico citato da Yellen nella conferenza stampa, si porta infatti al centro dell’attenzione la “considerevole incertezza” sulle politiche economiche future. Ma da dove deriva questa aleatorietà?

Stando al contenuto letterale dei verbali, la “considerevole incertezza” riguarderebbe sia la tempistica, sia la dimensione che la composizione di qualsiasi futura iniziativa di politica fiscale e di altre politiche economiche, nonché su come tali politiche potrebbero influenzare la domanda e l’offerta. Insomma, troppo brutale sostenere che la Fed sarà in balia di quel che avverrà in casa Trump, ma probabilmente non è un’errata sintesi affermare che le azioni dell’istituto monetario nel 2017 saranno molto reattive, piuttosto che proattive. D’altronde, già Yellen nella conferenza stampa post-riunione aveva sottolineato la presenza di una significativa aleatorietà, definendo le operazioni della Federal Reserve al di sotto di una “nuvola” di incertezza.

Che informazioni dobbiamo trarre dai verbali FOMC

A questo punto, possiamo domandarci altresì quali siano le informazioni che dobbiamo prelevare e tenere a mente per i prossimi mesi, dai verbali FOMC. Stando a opinione condivisa da parte degli analisti, è sicuramente troppo presto per poter sapere quali cambiamenti amministrativi potranno realmente modificare lo scenario economico e, dunque, non resta che assumere una posizione di vigile attesa.

Ad ogni modo, dai verbali emerge anche che quasi tutti i partecipanti alla riunione di politica monetaria di dicembre concordavano sul fatto che “i rischi verso l’alto per la crescita economica fossero aumentati in seguito alle prospettive di politiche fiscali più espansive“. Alcuni partecipanti ritenevano anche che, di conseguenza, fossero aumentati i rischi verso l’alto per l’inflazione. Molti partecipanti giudicavano che, a seconda della combinazione di modifiche a imposte, spese, e regolamentazione, la crescita potrebbe essere più rapida o più lenta rispetto alle loro proiezioni di dicembre. Inoltre molti partecipanti sottolineavano altri fattori di rischio per le proiezioni, in particolare la forza del dollaro, il rialzo del prezzo del petrolio e l’instabilità finanziaria a livello globale.

Per quanto attiene il futuro, attenzione anche a un altro dettaglio: solamente una parte minoritaria dei partecipanti aveva infatti incluso un aumento di stimolo fiscale nelle proprie proiezioni. Il che, in fin dei conti, rende ancora più incerto – caso mai ve ne fosse bisogno – il sentiero delle variabili economiche e dei tassi che è stato incorporato nelle proiezioni pubblicate a dicembre, che includono una crescita di poco superiore al potenziale e tre rialzi dei tassi attesi nel 2017 (e non più due, come da previsioni precedenti al FOMC di dicembre).

Una breve conclusione (per chi ha poco tempo)

Alla luce delle riflessioni che sopra abbiamo avuto modo di esplicitare – o in estrema sintesi finale per chi non ha avuto tempo o voglia di leggerle – riteniamo che i verbali del FOMC dello scorso dicembre non siano in grado di modificare il quadro emerso dal comunicato e dalla conferenza stampa a margine della riunione del Comitato di politica monetaria. Pertanto, lo scenario economico rimane certamente incoraggiante e gli obiettivi della Federal Reserve sono praticamente raggiunti.

Tutto bene, dunque? Non proprio. Dai verbali emerge infatti che l’incertezza del contesto nel quale si sta operando è molto superiore a quanto era lecito pensare che gli economisti della Fed avrebbero messo nero su bianco, e che questa aleatorietà, come intuibile, è determinata dalle politiche economiche che verranno implementate dalla nuova
amministrazione Trump (in carica dal 20 gennaio) e dal nuovo congresso nel 2017. Questa incertezza si riverbera, secondo il Comitato, anche sulle proiezioni macroeconomiche e dei tassi. Benché i rischi verso l’alto sulla crescita siano aumentati, i verbali sottolineano che è presto per valutare gli effetti delle future politiche economiche, anche perché questi si sommeranno, con segni opposti, ad altri sviluppi restrittivi, in particolare quelli collegati al rafforzamento del dollaro.

Per quanto riguarda la strategia di politica monetaria, il mercato del lavoro rimane la chiave di volta: il Comitato è disposto a tollerare un undershooting del tasso di disoccupazione rispetto all’equilibrio, ma entro certi limiti, per ora non definiti. La riduzione di risorse inutilizzate sul mercato del lavoro e l’eventuale associata accelerazione della dinamica salariale saranno decisive per il ritmo dei rialzi nei prossimi anni. L’attuale proiezione mediana di tre rialzi nel 2016 è incerta e sarà influenzata nei prossimi mesi dal trend del tasso di disoccupazione.

gennaio 9, 2017

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roberto


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