Investimenti

Stati Uniti, Federal Reserve non fornisce supporto al dollaro

Periodo di debolezza generalizzata per il dollaro statunitense, acuitosi dopo la prima riunione del FOMC del 2017, conclusasi – come ci attendevamo da tempo – senza particolari novità: i tassi di riferimento sono rimasti fermi, la congiuntura economica è vista positivamente, la fiducia nella ripresa è alta, l’inflazione è vista in moderato rialzo.

Complessivamente, inoltre, il Comitato di politica monetaria ha preferito non sbilanciarsi dinanzi alla vulcanica attività del presidente Trump: anche in questo caso, come avremo modo di vedere più approfonditamente nei prossimi punti, non si tratta di una grandissima sorpresa, visto e considerato che al tanto fumo generato dalla nuova amministrazione (con proclami di azioni più o meno irrealizzabili) non è corrisposta sufficiente carne (ovvero, non c’è ancora traccia concreta dei contenuti delle politiche fiscali e di investimento di Trump).

Insomma, non ci resta che attendere le prossime date di rilievo per acquisire più informazioni sullo scenario di politica economica (le audizioni di Yellen in Congresso la prossima settimana, i verbali del FOMC nella settimana successiva, il discorso di Trump in Congresso in quella successiva ancora.

FOMC, primo meeting dell’anno senza particolari novità

Qualche analista ha parlato di FOMC in fotocopia rispetto a quello di dicembre e, effettivamente, a leggere il comunicato a margine del meeting viene quasi da riflettere che, effettivamente, le somiglianze sono più che numerose.

Al di là dei termini utilizzati, quel che è vero è che la riunione del FOMC si è realmente conclusa senza alcuna novità di rilievo, come largamente atteso dalla maggioranza degli analisti, e senza fornire indicazione riguardo alla strategia di politica monetaria rispetto a quanto non era già stato comunicato nella precedente riunione di dicembre. I rischi vengono così considerati ancora “circa bilanciati”, mentre la valutazione macroeconomica riflette una crescente fiducia nella sostenibilità della ripresa economica e nel raggiungimento degli obiettivi di politica monetaria.

Nel testo si afferma che l’attività economica “ha continuato a espandersi a un ritmo moderato”, con consumi in crescita moderata e investimenti ancora deboli, ma si rileva un miglioramento della fiducia nelle indagini. Riguardo agli obiettivi del mandato della Federal Reserve, l’istituto monetario stima che l’occupazione a stelle e strisce tenderà a crescere a ritmi solidi e che l’inflazione sarà gradualmente in rialzo, anche se resta sotto il 2%, come da target di riferimento.

Politica fiscale, ancora troppe incognite da Trump

Terminato l’aggiornamento delle proprie proiezioni sull’attuale congiuntura, il comunicato sceglie poi di proseguire la linea di tendenza traccia a dicembre, evitando qualsiasi riferimento all’incertezza dello scenario di politica fiscale dell’amministrazione Trump, sul quale – come abbiamo anticipato qualche riga fa – non vi sono sufficienti elementi utili per un congruo commento. Il testo del comunicato si limita pertanto ad affermare che il sentiero dei tassi sarà in aumento ma sarà determinato volta per volta dalle condizioni economiche correnti e attese, e dagli sviluppi finanziari e internazionali. Il profilo basso del Comitato (non è la prima volta) non sorprende, e sembra essere direttamente ricollegabile alla necessità di disporre di maggiori informazioni sulle politiche della nuova amministrazione.

Tutto rinviato al prossimo FOMC, dunque, e – per chi volesse saperne un pò di più sull’aggiornamento dello scenario – ai prossimi appuntamenti più importanti, partendo dalle audizioni della Yellen in Congresso (14 e 15 febbraio), proseguendo con la pubblicazione dei verbali (22 febbraio) e concludendo quindi con il discorso di Trump di fronte al Congresso riunito (28 febbraio).

Un employment report sorprendente

Concludiamo infine con una breve analisi sull’employment report, pubblicato a breve distanza (successiva) dalla chiusura del FOMC, e sorprendente per almeno tre punti di riflessione: l’occupazione è stata più forte delle attese, la disoccupazione è aumentata contro gli auspici, la dinamica salariale ha stupito, rallentando. Ad ogni modo, le sorprese sopra accennate non sembrano poter modificare il quadro di riferimento, supportando così l’istituto federale a conservare il proprio atteggiamento di attesa.

Nel dettaglio, gli occupati non agricoli aumentano di 227 mila con crescita positiva in tutti i settori (settore privato, 237 mila, servizi 192 mila, manifatturiero 5 mila, costruzioni 36 mila, estrattivo 4 mila), tranne il pubblico (-10 mila). Gli occupati rilevati presso le famiglie calano di -30 mila unità, con il dato che sembra essere principalmente influenzato dalla revisione della popolazione; al netto dell’”effetto popolazione”, gli occupati sarebbero in aumento di 457 mila unità.

Ancora, la forza lavoro è cresciuta di 76 mila unità, mentre la partecipazione aumenta a 62,9%, dopo la revisione della popolazione di fine 2016. Il tasso di disoccupazione aumenta a 4,8%, per la combinazione di occupati in crescita modesta e aumento della partecipazione, dovuta alla revisione della popolazione.

Concludendo infine con uno sguardo alla dinamica salariale, i salari orari sono in aumento di solo 0,1% sul mese, nonostante il rialzo del salario minimo in molti Stati (che potrebbe però far sentire i suoi effetti più significativi nei prossimi mesi). Le ore lavorate crescono di 0,2% su base mensile e puntano a espansione della produzione industriale.

Sull'autore

Roberto Rossi

Perito Informatico ma appassionato del trading online con i CFD. Mi occupo di stesura articoli sul trading online, CFD e forex.

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