Posts Tagged ‘economia’

Economia e PIL: Zygmunt Bauman

// gennaio 5th, 2012 // No Comments » // Economia Digitale

Tra le follie dell'uomo vi è sicuralmente l'eccessiva rilevanza data al concetto di PIL: 

«Se lei fa un incidente in macchina l’economia ci guadagna. I medici lavorano. I fornitori di medicinali incassano e così il suo meccanico.
Se lei invece entra nel cortile del vicino e gli dà una mano a tagliare la siepe compie un gesto antipatriottico perché il Pil non cresce.
Questo è il tipo di economia che abbiamo rilanciato all’infinito. Se un bene passa da una mano all’altra senza scambio di denaro è uno scandalo»  
Zygmunt Bauman

Tuttavia qualcosa inizia lentamente a cambiare e negli anni concetti come la decrescita iniziano ad essere di uso comune.
E' ora di associare il benessere anche ad altri aspetti, e perchè no, al FIL (felicità interna lorda).

 

Greenwebeconomics: la nuova economia che si sta diffondendo grazie a Internet

// dicembre 23rd, 2011 // No Comments » // Economia Digitale, Futuro

green web economics
Per imprenditori e politici è fondamentale domandarsi se le logiche di sviluppo economico che ci hanno accompagnato dal dopoguerra ad oggi sono ancora valide.

 
Partendo dai grandi pensatori che hanno cercato di definire una società fatta di imprese a "misura d'uomo", i docenti della SDA Bocconi Davide Reina e Silvia Vianello hanno descritto il manifesto "Greenwebeconomics". 
 
In futuro ci sarà lo sviluppo di piccole imprese ad alta intensità di capitale intellettuale e tese a innovare i mercati più che a controllarli. 
La GreenWebEconomics è anche un cambiamento epocale e antropologico, che modifica la nostra società alla radice e che ci richiede una diversa prospettiva rispetto ai valori del profitto, dell'impresa e del lavoro.
In Italia sono ancora molti i gap da colmare, in particolare dovuti alla mentalità ed alle abitudini dell'imprenditoria italiana.
Il libro "Greenwebeconomics" propone delle soluzioni interessanti e una visione moderna che è davvero raro trovare in un libro italiano.
 
 
Prefazione del libro
 
Mentre i media continuano a guardare alla vecchia economia delle grandi banche e delle multinazionali globalizzate, c'è una nuova economia che silenziosamente si sta diffondendo attraverso la rete globale di internet, che si ispira al principio Green del fare il massimo utilizzando il minimo e che è già leader nell'unico vero indicatore economico che conterà in futuro: il brain capital. 
 
Questa nuova economia, la GreenWebEconomics, è più egualitaria, democratica e intelligente di quella vecchia, più evoluta, e destinata a sopravanzare prima, trasformare e sostituire poi, la GreyEconomics. Il libro descrive i tratti salientidella GreenWebEconomics e le ragioni per cui essa è sostanzialmente diversa rispetto alla GreyEconomics. 
 
Esamina le aree dell'impresa e del management in cui più profondi sono i cambiamenti indotti dalla GreenWebEconomics, e illustra come essa potrebbe radicalmente cambiare i due mercati "simbolo" della GreyEconomics: l'automobile e la casa. 
Infine esamina i business model più innovativi che si posizionano all'intersezione tra il Green e il Web.

 

 

 

 

Investimenti sulla Digital Economy e Startup bubble 2.0

// giugno 27th, 2011 // No Comments » // Economia Digitale, Infographics

Negli States sembra di essere tornati nel 1999. Tanto entusiasmo e tanti soldi stanno creando un nuovo "startup ecosystem". 
Udemy l'ha accuratamente analizzato, per cercare di rispondere ad una domanda: siamo di fronte alla bolla 2.0?

Investimenti sulla Digital Economy e Startup bubble 2.0

La bolla economica dei Social Media? [Infographic]

// giugno 7th, 2011 // No Comments » // Business Model, Economia Digitale, Social Media

La tecnologia è tornata di moda negli uffici della finanza in USA. Recentemente Microsoft ha comprato Skype per 8,5 miliardi di dollari. Facebook è stata valutata 75 miliardi di dollari, mentre Linkedin e Twitter sono state valutate rispettivamente 9 miliardi e 7,7 miliardi. Cifre incredibili se paragonate all'effettiva capacità di generare ricavi di queste imprese. In sostanza queste aziende hanno un valore pari ad almeno 30 volte le loro revenue annuali (tranne Skype, valutata circa 10 volte il suo fatturato).
E Groupon? Vale già 25 miliardi di dollari, nonostante fatturi (ipoteticamente) 760 milioni all'anno. Un entusiamo che pare davvero fuori luogo, considerando che l'azienda ha perso circa 100 milioni di dollari nel primo trimestre del 2011.

Con i dovuti paragoni, tutto questo ricorda molto da vicino la bolla della new economy del 2000, quando AOL riuscì a comprarsi Time Warner. Altri tempi, ma il rischio di una nuova bolla economica è concreto e attuale. 
E per descriverlo G+ ha realizzato questo interessante infographic.

 

Il costo reale dei Social Media [Infographic]

// maggio 23rd, 2011 // No Comments » // Economia Digitale, Infographics, Social Media

Recentemente sono iniziati ad apparire i primi studi che indagano sugli aspetti economici dei Social Media.
Focus.com ha raccolto dati da diverse fonti per cercare di definire i costi che i Social Media hanno per un'organizzazione ed i possibili benefici economici. Siamo ancora ad uno stato primordiale, tuttavia l'analisi consente diversi spunti di riflessione.
Quanto può costare e sopratutto quanto può valere un follower di Twitter o un fan di Facebook?

Free Economy

// novembre 25th, 2010 // No Comments » // Economia Digitale

Taxonomy of Free-based model - Chris Anderson

L' applicazione dei tradizionali modelli economici alla Rete risulta spesso insoddisfacente. In un ambiente in cui i costi marginali sono spesso tendenti a zero, come ad esempio il costo di duplicazione e distribuzione delle informazioni, è naturale chiedersi quali siano i migliori comportamenti da attuare e quali regole debbano essere ampliate o addirittura riviste.
Chris Anderson, autore del fortunato libro “The Long Tail”, sta condividendo con i lettori del suo blog, la stesura di una nuova opera dal titolo “Free”.
Anderson, di fatto una delle più brillanti menti del Web, sostiene che il futuro della Rete sarà sempre più basato su business model che riusciranno a creare ricchezza attraverso qualcosa di "free".
Secondo le sue riflessioni è possibile distinguere due tipi diversi di economie. Una basata sugli atomi ed una sui bit. Nella “atoms economy” la maggior parte dei beni tende ad aumentare il proprio costo nel tempo. Nel mondo on line, con la "bits economy", invece le cose tendono ad essere sempre meno costose. L’economia basata sugli atomi è inflazionistica, quella basata sui bit è deflazionistica.

Attraverso i suggerimenti dei suoi lettori, Chris Anderson è arrivato a definire quattro modelli free-based:

  • Free 1. Direct cross-subsidy
    Si regala qualcosa con il fine di creare un mercato, puntando poi a soddisfare la domanda conseguente.
    E' la tecnica utilizzata dalle compagnie telefoniche che regalano i cellulari a fronte dell'abbonamento, dagli ingressi gratuiti ai parchi giochi per i bimbi sotto una certa età e online dai bonus per la registrazione o il primo acquisto.
  • Free 2. Advertising-supported
    Attraverso pubblicità e sponsorship, qualcuno sovvenziona qualcun'altro, che potrà godere gratuitamente dei servizi.
    Nella sua connotazione più semplice è il classico modello utilizzato dai giornali, dalle televisioni ed on line dai grandi portali come Google, Yahoo! e dalla maggior parte degli editori sul web.
  • Free 3. Fremium
    Un numero limitato di persone sovvenziona le altre. L'idea del Freemium (unione tra "free" e "premium") è quella di offrire un bene gratuitamente nelle sue funzionalità di base e di richiedere un pagamento per accedere alle funzionalità complete. Può funzionare quando per un 5% di utenti premium, il costo marginale per soddisfare il restante 95% sia vicino allo zero.
    E' il sistema utilizzato sul web da alcuni editori e da servizi online come Flickr o piattaforme di blogging come Splinder.
  • Free 4. Gift Economy
    Viene offerto qualcosa senza chiedere in cambio un ritorno monetario diretto. La cosiddetta "economia del dono" viene da tempo studiata dalla sociologia economica e trova su Internet un suo naturale ambiente di evoluzione. Stima, attenzione, reputazione e autorealizzazione, rappresentano i principali meccanismi di ricompensa che giustificano lo sforzo compiuto.
    E' quello che succede nei gruppi di aiuto spontaneo e on line per i software open source e per molti blogger.

Il dibattito in Rete è aperto e non manca chi sottolinea i limiti dei modelli online free-based come l'assenza di efficacia nel breve termine, la scarsa capacità di remunerazione o la dipendenza da variabili intrinseche, come il tipo di settore in cui ci si trova ad operare.
In realtà resta che la vera intuizione di Chris Anderson sta nell'essere riuscito a porre l'attenzione su come il concetto che il "free" possa essere il substrato su cui dare vita a nuove idee.

Pubblicato su http://www.casaleggio.it/2008/10/free_economy.php